Famiglia e imprese rinuncia ai titoli di stato

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famigliaFamiglia ed imprese. In 14 mesi, da dicembre 2013 a febbraio 2015, i titoli di stato detenuti da famiglie ed imprese (non finanziarie) sono diminuiti del 17,6 percento, passando da 235 a 193,7 miliardi di euro (- 41,256 miliardi).

 

 

 TAB. 1- TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO. DETENTORI INTERNI ED ESTERI

VARIAZIONE DIC 2013 – FEB 2015

Fonte: Bankitalia Suppl. Boll. Stat.“Finanza pubblica”

(n° 24 del 14-5-2015). Valori in miliardi. Ns. elaborazioni

DIC 2013

FEB 2015

Variazione %

TOTALE TITOLI DI STATO

1.733,763

1.827,348

+ 5,4 %

…….di cui……

…Banca d’Italia, Banche, Assicurazioni e altre Società finanziarie residenti

879,882

925,505

+ 5,2 %

…Societa’ non finanziarie  e Famiglie residenti

235,039

193,783

– 17,6 %

 …Detentori esteri

618,842

708,060

+ 14,4 %

A parte i titoli liquidati per far fronte ad esigenze finanziarie, è presumibile che una quota delle liquidazioni di titoli di stato sia confluita verso prodotti concorrenti: mobiliari (obbligazioni e azioni private, fondi comuni, gestioni patrimoniali) o immobiliari. Per lo stesso periodo (dicembre 2013, marzo 2015), la TAB. 2- mostra l’impressionante trend del settore mobiliare in Italia per il comparto relativo al  risparmio gestito.

TAB. 2- Ammontare del risparmio gestito (Gestioni e Fondi)

Andamento DIC 2013 – MAR 2015

Fonte Assogestioni. Valori in miliardi di euro, ns. elaborazioni

 

DIC. 2013

MAR. 2015

Variazione %

2015/2013

 

TOTALE RISPARMIO GESTITO

1.332,000

1.730, 523

+ 30,0 %

…..di cui…..

 …Gestioni patrimoniali (*)

731,000

917,139

+ 25,5 %

 …Fondi (Aperti e Chiusi)

601,000

813,384

+ 35,3 %

 

(*) La voce comprende: gestioni in fondi, in titoli, gestioni previdenziali e assicurative. Crescita quindi del 30 %, con i fondi a + 35,3 %  e le gestioni a +25,5 %

Assogestioni informa inoltre che i primi tre mesi del 2015 si chiudono con un saldo totale pari a +55,4 miliardi di euro, in crescita di circa il 90% rispetto ai 29,4 miliardi del primo trimestre 2014. L’andamento in calo dei rendimenti dei titoli di stato (effetto anche della liquidità immessa tramite il  quantitative easing di BCE) e gli esaltanti titoli di stampa sul risparmio gestito, stanno spingendo i cittadini ad orientarsi verso prodotti – come gestioni e fondi – che stanno raggiungendo, in molti casi,  il massimo storico in termini di quotazione, quindi, chi investe in questo momento rischia  di incappare in inversioni di tendenza. In ultima analisi, si può affermare che, alla luce della crescita evidenziata dalla TAB. 2- , la collocazione del risparmio delle famiglie sta acquisendo caratteristiche di rischio crescente e maggiore che in passato. Anche per via del fatto che  una buona quota di conferimenti sta coinvolgendo prodotti che presentano quotazioni mai raggiunte. Questa caratteristica rimane sopita in un periodo, come l’attuale, in cui i corsi dei titoli stanno crescendo anche se, come sempre, con andamento a denti di sega, ma con una tendenza verso l’alto abbastanza ben definita (vedi il grafico seguente di Borsa Italiana che traccia il FTSE MIB); in un periodo, appunto, in cui troppi articoli, anche di testate blasonate, esprimono meraviglia e soddisfazione per gli andamenti per i prodotti di investimento offerti dai gestori del risparmio. Ma che succederà quando i corsi dovessero invertire la rotta? Cioè quando, ad esempio, BCE considererà esaurita l’esperienza del QE? Molti degli investitori degli ultimi anni sono stati convinti dagli eccellenti rendimenti fatti rimarcare dagli addetti ai lavori venditori di performance, ma avranno spalle finanziarie e psicologiche tali da permettere – se opportuno – il mantenimento delle posizioni anche se in perdita? Oppure si confermeranno membri onorari del “parco buoi”, pronti a comprare con quotazioni alte ed in crescita, nella convinzione (quasi sempre indotta dai bovari) che i rendimenti passati ed il trend crescente possano continuare per sempre?

di Mauro Novelli 

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