Banca Popolare Vicenza: massacro di risparmi per gli azionisti

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banca-popolare-vicenza-4117.000 azionisti di Banca Popolare di Vicenza stanno assistendo impotenti al “massacro” dei loro risparmi. La Banca ha infatti fissato il prezzo di recesso per gli azionisti in 6,30 euro, a fronte dei 62,50 del 2014 e dei 48 euro fissati solo lo scorso aprile! BPV ha fissato il 5 marzo come data per l’assemblea che dovrebbe deliberare l’aumento di capitale, la trasformazione in S.p.A. e la quota­zione in Borsa. Confconsumatori rileva che i dati comunicati dal nuovo management della Banca dicono che la raccolta del 2015 è di 21,9 miliardi (ossia in un anno la raccolta segna meno 8,43, pari a – 27,8%). Purtroppo la perdita viene comunicata in una somma pari a circa 1,4 miliardi di euro. Il patrimonio netto consolidato è pari ad euro 2,5 miliardi. Secondo Mara Colla, Presidente di Confconsumatori: «In attesa dell’indispensabile aumento di ca­pitale, resta la rabbia e la svalutazione patrimoniale enorme degli azionisti della Banca, che perdono quasi il 90% del valore delle loro azioni. Servono interventi seri sul piano normativo che tutelino davvero i piccoli risparmiatori». Confconsumatori in base all’esperienza maturata in anni di tutela dei “risparmiatori traditi”, ha de­lineato un percorso giudiziario per recuperare le ingiuste perdite subite e ritiene percorribili almeno due strade in via autonoma e concorrente fra loro. In primo luogo, secondo l’avv. Luca Baj, «Sussistono i presupposti per presentare un esposto penale presso la Procura della Repubblica per ognuno dei risparmiatori azionisti della Banca. Se il procedi­mento penale attivato presso la Procure di Vicenza proseguirà, ci costituiremo parte civile per ri­chiedere il risarcimento dei danni agli imputati». In secondo luogo, in via di azione civile, intendiamo invece proporre una causa contro la Banca che ha venduto le azioni. Secondo l’avv. Antonio Pinto: «Si domanderà l’invalidità ed inefficacia dei contratti stipulati, per una serie di violazioni del Testo Unico Bancario e del Testo Unico dell’Inter­mediazione Finanziaria. Inoltre si chiederà la nullità del contratto di acquisto delle azioni per viola­zione di norme imperative (ad es. violazione dell’art. 2621 cod. civ. per false comunicazioni socia­li), nonché l’annullabilità del contratto per errore sull’oggetto e sulle qualità essenziali del bene». Tanto al fine di ottenere la restituzione delle somme versate per l’acquisto. In particolare, come noto, il prezzo dell’azione lo fissava l’Assemblea sulla base di una proposta del CDA (che era quel­la che contava per davvero) e si fondava su dati non controllabili e verificabili dal singolo rispar­miatore, neppure usando la migliore diligenza. Il risparmiatore quindi ha fatto affidamento sui dati di bilancio che venivano pubblicizzati che, in realtà, non erano veritieri, come i numeri che la Banca sta comunicando per l’assemblea del 5 marzo stanno indirettamente comprovando. Infine, nei vari casi segnalati a Confconsumatori, in cui le azioni sono state vendute unitamente all’erogazione di un mutuo o di un fido ecc., si chiederà di applicare la norma che considera nulli i contratti di vendita, perché in violazione del divieto di finanziare l’acquisto delle proprie azioni. Su una vicenda complessa come questa, è indispensabile esaminare ogni caso singolarmente, perché possono esserci differenze importanti (ad es. a chi ha sottoscritto tutti i documenti e chi no, chi ha comprato in concomitanza di un prestito erogato dalla banca, chi compra abitualmente titoli a ri­schio e chi no, ecc.). Per ricevere informazioni è possibile contattare le sedi di Confconsumatori, o scrivere a: risparmio@confconsumatori.it o compilare il modulo online disponibile sul sito www.­confconsumatori.it.  

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