Commercio: abusivismo allontana italiani dai mercati

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15876892-1280x768Commercio. La crescita dell’abusivismo e la dequalificazione dei mercati allonta­nano i consumatori dai banchi. Dal 2008 ad oggi i clienti abituali di mercati di commercio ambulante in Italia sono passati dal 26 al 18%: un calo quantificabile in circa 3 milioni di persone, pari a quasi un terzo del totale. E’quanto emerge da un sondaggio Confesercen­ti SWG sui consumatori realizzato in occasione dell’Assemblea An­nuale ANVA Confesercenti, svoltasi oggi a Roma. I lavori sono stati aperti da un saluto del Presidente di Confesercenti Massimo Vivoli. Hanno discusso insieme dei risultati delle indagini il Vice Ministro dell’Interno Filippo Bubbico, il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, il Sottosegretario alle Politiche e agli Affari europei San­dro Gozi, il Presidente di Indis-Unioncamere Andrea Zanlari ed il Presidente Nazionale ANVA Maurizio Innocenti. A incidere sulla si­tuazione è stata senz’altro la crisi; ma pesa anche una progressiva disaffezione dei consumatori, allontanati dalla crescita dell’abusivi­smo e dal peggioramento di ambiente e offerta. Tra le motivazioni più citate da chi ha abbandonato gli acquisti fra i banchi, infatti, la presenza di troppi venditori abusivi o irregolari è al primo posto, se­gnalata dal 21% degli intervistati. Seguono il basso livello dei pro­dotti in vendita (20%) e la sensazione che i mercati siano diventati troppo caotici (15%). L’abusivismo – spiega il Presidente di Confe­sercenti Massimo Vivoli nel saluto introduttivo ai la­vori – è un proble­ma serio per il commercio in generale, ma diventa drammatico per quello ambu­lante, dove si infiltra tra i banchi, spesso scalzando via i regolari o comunque creando le condizioni per scoraggiare la clien­tela. Con l’abusivismo si favorisce l’evasione fiscale ai danni dello Stato con evidente elusione di oneri tributari e fiscali dovuti da ogni cittadino. Inoltre, le imprese che non versano nulla all’erario creano un regime di concorrenza sleale che danneggia gravemente le atti­vità regolari, portando molte aziende alla chiusura e provocando quindi, allo stesso tempo, la decrescita dei posti di lavoro e la cre­scita del sommerso”. La lotta all’abusivismo commerciale deve es­sere ancora più forte in questa fase in cui il Paese sta ripartendo sia dal punto di vista occupazionale che imprenditoriale, con la nascita di nuove imprese, anche piccole e medie, che per crescere hanno bisogno di un mercato non deformato dalla concorrenza sleale degli abusivi. Contrastare il fenomeno significa quindi creare nuova occu­pazione, difendere il Made in Italy, l’economia legale e tutelare i commercianti onesti. Bisogna però agire anche sul versante dell’informazione, lavorando per aumentare nei consumatori la con­sapevolezza dei rischi che si corrono. Le conseguenze dell’abusivi­smo, infatti, non sono solo economiche, ma incidono anche sulla salute e la sicurezza di chi acquista prodotti di dubbia provenienza e qualità finalizzato a tutelare chi lavora onestamente, chi paga le tasse e chi con sacrificio ma con orgoglio porta avanti la propria at­tività commerciale.

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