Vaticano siede su un monte dorato di scandali

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3542866-037Città del Vaticano. Dove iniziano e finiscono misteri e misfatti dello Stato più ricco al mondo? Vediamo. Se ci si insinua nel dedalo degli uffici ad iniziare dalla Sala Stampa, ha inizio una gimcana colma di disinformazione. Telefoniamo. Risponde una signorina, o forse suora, senza nome, poco importa, dice di non poter soddisfare la nostra richiesta Poi, su nostra insistenza,, suggerisce di provare all’Ufficio del Governatorato. Chiamiamo: ma ci dirottano all’ufficio filatelico.. La domanda è: può il Vaticano stampare propria cartamoneta? Finalmente qualcuno fa una prima ammissione. “Teoricamente sì, potrebbe stampare banconote, perché tale diritto non rientra nei Patti Lateranensi” Fin qui ci siamo. Se la Santa Sede decidesse di stampare la Lira Vaticana, potrebbe farlo, considerate le riserve auree che possiede, e l’irrisorio deficit di bilancio. Infatti, è lo Stato che possiede più oro di tutti, il 30% delle #riserve #au­ree mondiali, per un valore di oltre 1.200 mld di dollari. (Bankitalia ne possiede, solo, 120 mld). Ed allora, ci chiediamo, perché non vendere almeno una quota di questa montagna d’oro, o in alter­nativa investirla in titoli di Stato di altre nazioni, ed il profitto darlo ai poveri? Papa Francesco, ripete sempre di aiutare il prossimo, ma quale? Il prossimo morto “di fame”? Intan­to la Santa Sede continua a “giocare” con i suoi lingotti. Insomma si predica bene, e si razzola male. Con più di 50 miliardi di dollari in azioni, riserve auree che superano quelle di alcune nazioni industrializzate, proprietà immobiliari estese quanto la superficie totale di molti paesi e sontuosi palazzi che contengono i più grandi tesori d’arte del mondo, le ricchezze della Chiesa Cattolica Romana sono veramente enormi. Eppure, nel 1929, il Vaticano era nell’indigenza! La Chiesa è riuscita, in meno di 75 anni, a capovolgere completamente le sue fortune economiche. Il cambiamento iniziò l’11 febbraio 1929 con la firma dei Patti Lateranensi, stipulati dal Vaticano con il capo dei fascisti, Benito Mussolini. Grazie a questo accordo, Mussolini si guadagnò il sostegno del popolo, devotamente cattolico, che a quel tempo guardava alla Chiesa per avere guida e suggerimenti. In cambio la Chiesa ricevette, tra altri benefici, il pagamento di 90 milioni di dollari, lo status di stato sovrano per il Vaticano, il diritto di proprietà esentasse e uno stipendio, garantito dallo stato italiano, per tutti i preti del paese. Con un tratto di penna il papa risolse, dall’oggi al domani, i suoi problemi finanziari, ma pose anche l’istituzione religiosa in sodalizio con le forze più oscure che ancora dovevano venire nel XX secolo.

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