Fusione fredda l’ultimo dono di Prometeo alla razza umana

fusione-fredda-lultimo-dono-di-prometeo

reazioni-nucleari-di-fusione-fredda-27278206Fusione fredda: si potrebbe simbolicamente affermare che questo secondo dono di Prometeo agli Uomini porterebbe in un tempo brevissimo gli stessi benefici di quando egli strappo agli Dei il sacro fuoco che regalò alla Umanità. Questa volta si tratta della così detta “fusione fredda” che rappresenterebbe con la sua ottimizzazione una fonte inesauribile di energia sicura, a bassissimo costo e a volontà. Si deve anche pensare che non vi è un’unica soluzione per la realizzazione della fusione fredda. Questa infatti, si attua con una pluralità di tecniche che hanno per fine la trasformazione o meglio la trasmutazione dei metalli, attraverso la quale si ottiene una emissione di energia termica. Il calore è generato dalla trasformazione della forza di legame che tiene unito il nucleo atomico e che si libera parzialmente allorquando un protone si aggiunge o si sottrae a quelli dell’elemento ospite.

Nel passato prossimo

I tentativi del passato attraverso il piuttosto costoso catalizzatore di palladio hanno portato a parziali risoluzioni del problema creandone però altri successivi, annessi e connessi che non ne giustificavano altri. per poter anche minimamente, parlare di successo. Tant’è vero che lo stesso Rubbia si espresse scherzosamente quando fu chiamato al capezzale della ammalata fusione fredda dicendo che l’ idea era buona ma per fare alzare l’ ammalato dal letto quello era il piede sbagliato; intendendo dire ovviamente che l’ approccio fino allora tentato non era avvenuto nel giusto modo. Tanto che pur avvicinandoci a qualche timido successo qualitativo, una fusione nucleare così concepita, realizzava valori energetici di uscita così bassi da confonderli con quelli di ingresso.

Il piede giusto

La storia della cosiddetta fusione fredda si è dipanata nei decenni successivi fino ad arrivare a un punto di svolta intrapreso dalla innovazione che i ricercatori Rossi e Focardi hanno impresso al sistema. Anche questa soluzione denominata LERN che ha destato più antagonismo che consenso, non ha ancora raccolto in termini dimostrativi teorici, l’effettiva validità del nuovo modo di concepire una fonte energetica, non ostante sembri ormai accertato un rendimento multiplo rispetto all’ energia spesa. Allo stato delle cose, di passi ne sono stati fatti diversi, partendo questa volta probabilmente anche con il piede giusto, secondo il concetto di Rubbia. Ma potremmo aggiungere a questo ipotetico pensiero che alla meta della fusione fredda si interpone un sentiero ancora impervio quanto incerto e non certo privo di incognite. Molti tra le persone interessate ai lavori intrapresi nella fisica nucleare, forse non ancora intendono disconoscere le varie sfaccettature di questa ricerca. Effettivamente diverse sono le impostazioni che la sperimentazione ha ricercato, per ottenere un risultato capace di generare un’energia in uscita del sistema superiore a quella impiegata per ottenerla. Non si tratta certamente dell’utopico principio del moto perpetuo che attingerebbe dal suo stesso funzionamento l’energia sufficiente ad autoalimentarsi. Non esiste attualmente in tutto l’universo qualcosa del genere. L’energia può essere trasformata ma non certamente creata. Nulla si crea dal nulla e questo ce lo dice anche una semplice moltiplicazione di un numero grande quanto si vuole moltiplicato per zero. Se questa è l’impostazione il risultato non può essere che zero.

L’era del cambiamento

Con la fusione nucleare, l’energia che apparentemente sembra creata dallo stesso sistema è soltanto liberata dal legame energetico nucleare tra protoni e neutroni che riuscirebbero ad essere espulsi o introiettati all’interno del nucleo, liberando contemporaneamente un’energia termica senza radiazione, per quanto qui interessa, capace di conferire alla potenza di uscita un apprezzabile incremento rispetto, come detto, all’energia di ingresso. Ciò si rende infatti, possibile allorquando un elemento si trasforma in un altro generando con questa trasmutazione atomica in elementi diversi. La versione professionale anche a tutt’oggi di coloro che si dedicavano a questa ricerca, quella per dirla con Rubbia del piede sbagliato, non hanno ancora abbandonato le loro idee sulla c.d. fusione fredda tradizionale: quella del palladio per rendere l’ idea. La nuova realtà che sembra ora emergere dalla fisica quantistica è di un genere diverso e che pertanto si contrappone a quella della ipotetica fusione fredda cosi come venne chiamata fin dai primi esperimenti del secolo scorso. La forza della contrapposizione tra questa scuola di pensiero e i nuovi segni vincenti della ricerca nucleare della fusione a bassa energia è però stata sufficiente almeno ad impedire a questi nuovi protagonisti del nucleare la usurpazione della denominazione.

Un sistema affidabile

In considerazione della disputa intellettuale tra ricercatori tradizionalisti e quelli della innovazione, fu i più volte rimarcato che sarebbe stato meglio che per continuare una ricerca non condivisa sul genere conteso, di adottare un altro termine; così che adesso la denominazione è: Low Energy Nuclear Reactions, ora correntemente espressa con il suo acronimo, LENR. Il senso pratico delle cose è quello di considerare che “mille ipotesi non valgano un fatto” ed il fatto è quello di riuscire a produrre un’energia di uscita da un sistema che sia capace di soddisfare le esigenze di impegno economico e la pratica realizzazione di un apparato funzionate, quanto affidabile. I LENR saranno sistemi privi di radiazioni ionizzanti e alquanto contenuti come dimensioni. Si tratterà infatti, di produrre apparati in grado di offrire energia termica bastante a erogare attraverso l’opportuna trasformazione, da termica a elettrica, una potenza di adeguata quantità e a basso, costo rispetto a le fonti tradizionali. In Italia più che altrove, si è troppo indugiato su aspetti di carattere emulativo nei confronti della nuova via intrapresa da quei gruppi di ricercatori i quali, quantunque contestati dai colleghi, intendono intraprendere un percorso scientifico diverso. E questo è vero con tutto il carattere di reciprocità e di diffidenza preconcetta che ancora sussiste tra i vari compartimenti stagni della ricerca nel nostro Paese.

La nuova impostazione della scienza

Non sarebbe pertanto infondata l’idea che si coglie da parte di ricercatori più illuminati di mettere fine alla competizione reciproca distruttiva per intraprendere di comune accordo, la via della collaborazione, dello scambievole supporto e della obiettiva valutazione del criterio tra i criteri che più si avvicina alla risoluzione del problema. Si tratta della costruzione di un sistema ancora da completare, capace di fornire non soltanto alle singole compagini industriali ma l’intero Paese e forse anche oltre, energia a sufficienza e a basso costo ora più che mai, necessaria alla ripresa economica. Se così fosse l’intero Paese dovrebbe sostenere attraverso il proprio non indifferente politico consenso, che questa iniziativa possa essere supportata dallo Stato anche in considerazione del flusso di denaro inutile quanto penalizzante per i cittadini sotto forma di sovvenzioni a coloro che sono stati illusi con gli “specchietti per le allodole” dalle martellanti pubblicità dei sistemi fotovoltaici eolici o altri ancora, il cui risultato inconfutabile che in termini di saggezza popolare, recita “quando il guadagno non c’è, la remissione è certa”.

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