Immigrazione: la politica dell’accoglienza

Leggete-qui-e-fate-molta-attenzione-a-immigrati-o-rifugiati-che-siano-620x330Immigrazione. Non era neppure moralmente obbligata l’Italia ad un adeguamento demografico per arrivare a quello che altre nazioni hanno raggiunto, come la Francia e l’Inghilterra, a causa del progressivo aumento della immigrazione di popolazioni extra europee, avvenute in secoli di colonialismo. È pur vero che in queste nazioni l’alta densità della popolazione asiatica e africana si giustifica con le inevitabili conseguenze che questi Stati avevano subìto fino ad un recente passato, come corrispettivo del fatto che in particolare proprio Inghilterra e Francia avevano occupato da colonizzatori, una considerevole parte delle terre del mondo. Soprattutto in Asia e in Africa la Francia deteneva sotto la propria egida coloniale, i vasti territori dell’Africa Occidentale mentre l’Inghilterra aveva occupato in particolare sulla coste del Mar Rosso, buona parte orientale dell’Africa. Oltre a questo vi erano i domìni coloniali del Pacifico, in primo luogo l’intera India, la cui liberazione costò fiumi di sangue in guerriglie e rappresaglie feroci. La Francia poi, per mantenere sotto il proprio indirizzo politico i territori africani occupati si è dovuta piegare all’ incalzare delle sommosse, concedendo privilegi e riconoscimenti politici in accoglienza a molti cittadini di quei luoghi che paradossalmente si sono trasferiti in lenta ma progressiva migrazione in Europa in forza al corrispettivo della momentanea rinuncia alla lotta cruenta per la libertà della propria terra; cosa questa che rallentò per qualche tempo l’autonomia delle Colonie, attraverso una politica improntata per quanto possibile, alla tolleranza a mezzo di compromessi sempre più onerosi da parte degli Stati europei. Tra questi compromessi vi fu, come detto, quello del progressivo afflusso di cittadini dei due continenti nel territorio domestico dei Paesi colonizzatori, in special modo dopo la proclamazione dell’indipendenza, con accordi di appartenenza a delegazioni filoccidentali come per l’Inghilterra quella del Commonwealth. La politica italiana nei confronti delle infruttifere colonie dell’Africa Orientale conquistate all’inizio del secolo scorso con tutte le difficoltà che la storia ricorda, non hanno fornito alcun particolare vantaggio economico al nostro Paese, se non, si fa per dire, quello della riduzione del prezzo delle banane che provenivano dai territori d’Oltremare. Anche le condizioni storiche, politiche ed economiche con gli altri Stati europei, compresi in primo luogo i Paesi Bassi, si sono presentate a cavallo dei due ultimi secoli in modo socialmente ed economicamente disuguali a quelle dell’Italia. Non risponde quindi, alla realtà delle cose volte adesso ad appiattire nella storia la differenza dei privilegi goduti e non ancora completamente estinti per certi Paesi europei con l’Italia, a cui si addice piuttosto la parte di Cenerentola per il suo trascorso e sciaguratamente anche per il presente. L’Italia ora intende assimilare l’immigrazione di gran lunga dequalificata rispetto alle attività produttive utili, soprattutto (ma non solo) africana. Nel passato l’immigrazione europea avveniva soltanto in funzione della convenienza economica o lavorativa ad elevato tornaconto dei Paesi ospiti. Il medesimo concetto nei confronti dell’immigrazione è stato adottato in America ed è tuttora in pieno vigore in Australia, tanto da divulgare in TV anche in Italia i filmati della ossessiva selezione alla dogana di tutti i cittadini del mondo che intendono entrare in quello Stato. Ritornando al Vecchio Continente, non è quindi, con il medesimo spirito dei menzionati Paesi beneficiari del recente passato, che in questo particolare momento di accentuata crisi per l’Italia, quest’ultima debba farsi carico più degli altri Stati europei di risorse umane che non soltanto non servono, ma che al contrario, assorbono i ricavi di chi produce. Oltre al disvalore aggiunto correlato all’incremento dell’immigrazione a causa della ripercussione sulle imposte o sul debito pubblico, si deve anche assistere allo sperpero di considerevoli risorse attraverso la fioritura d’iniziative “benefiche” di ogni genere e soprattutto di quel genere che quasi quotidianamente viene postato alla ribalta della cronaca giudiziaria. Intanto che questo accade, le tasse aumentano unitamente al debito pubblico, mentre continua la lenta ma inarrestabile decrescita cui il Bel Paese consapevolmente va incontro verso un abbraccio mortale. Quale è allora, la contropartita politica che i nostri governanti si attendono dagli italiani?

Di Alberto Zei

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