Moneta: l’importanza della valuta sovrana

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606x341_255170 (1)Moneta. Siamo di fronte al bivio. L’Italia dopo più di 10 anni di Euro deve assolutamente pensare alla que­stione della sovranità monetaria. La nostra economia,fino alla fine degli anni’90 una delle più forti e stabili d’Europa, ora dopo la cura Euro si trova completamente devastata registrando percentuali di crescita negative o di poco sopra lo 0,7%. Cosa è successo?Siamo davvero quel popolo di malfattori e di spreconi che tutti dicono? La rinuncia alla moneta sovrana ha di fatto messo lo Stato nelle con­dizioni di chiedere in prestito moneta dai mercati di capitali e la possibilità di un default è più pro­babile,dal momento che non possiamo più emettere moneta e garantire il pagamento del nostro de­bito sovrano. Il Trattato di Maastricht al quale siamo vincolati,impone norme rigorose per quello che riguarda il rapporto deficit/Pil che non deve superare il 3% e l’ammontare del debito pubblico con un tetto massimo fissato al 60%. Sono vincoli economici che non hanno alcuna validità scienti­fica e impediscono alla nostra economia di uscire dalla situazione drammatica nella quale è precipi­tata. Per dare una sterzata netta è necessario sfondare il tetto del 3%,tagliando le tasse e aumentando la spesa pubblica. Sono politiche anticicliche,ovvero vanno contro la tendenza attuale negativa della nostra economia e possono portarci fuori dal pantano in cui ci troviamo. L’Europa ce lo consente?No, i tecnocrati di Bruxelles,non eletti dai popoli europei, ci impongono di rispettare quei parametri e minacciano di aprire procedure sanzionatorie nei nostri confronti qualora li violassimo. In sostan­za stanno impedendo al Paese di ripartire,con una serie di misure economiche suicide. Dobbiamo avere il coraggio di andare contro quello che dicono i trattati,avere la forza di perseguire gli interes­si nazionali e non quelli di qualche oscura lobby europea che vuole vederci agonizzanti. Il passag­gio dall’Euro alla Lira non avrebbe nessun costo gravoso per la nostra economia e consentirebbe al Paese già dopo il primo anno con la nuova valuta di registrare percentuali positive di crescita. I di­fensori dell’Euro parlano di disastro in caso di un ritorno alla Lira, annunciando percentuali macro­scopiche di inflazione e catastrofi naturali,come il ritorno della peste o la calata dei Lanzichenecchi. L’argomento dell’inflazione che avrebbe percentuali a due cifre,è facilmente smentibile. Secondo le previsioni più accreditate, avremmo un’inflazione dal 3% al 9%, percentuali gestibili che significhe­rebbero un calo importante della disoccupazione e un abbassamento della pressione fiscale. Stampa­re moneta non significa bruciare denaro in un calderone, ma emettere valuta nel circuito monetario in modo da far ripartire l’economia e consentire politiche espansive. L’argomento degli economisti monetaristi è che l’emissione di moneta alzerebbe in maniera drastica l’inflazione, ma questa tesi non trova nessun riscontro scientifico, essendo l’inflazione legata ad altre variabili prima su tutte la disoccupazione,si veda la famosa Curva di Philips che dimostra come all’aumento dell’inflazione corrisponde un calo della disoccupazione. Inoltre applicando una politica di indicizzazione dei sala­ri il potere di acquisto verrebbe salvaguardato e non avremmo nessuna perdita particolare. Ma c’è chi sostiene che non saremmo più in grado di pagare le materie prime energetiche, perché l’Euro ci ha protetto e ci ha permesso di acquistare la benzina a prezzi contenuti. Il prezzo della benzina è gravato da accise e tasse interne per più del 50%. Ipotizziamo una svalutazione della nuova Lira dal 15 al 20%. Pagheremmo il carburante un 15-20% in più ma potremmo intervenire sui costi della tassazione in maniera incisiva riducendo di molto il prezzo finale della benzina. La tanto vituperata svalutazione poi comporterebbe un aumento significativo delle nostre esportazioni e un aumento del flusso di capitali stranieri verso la nostra economia. Quindi cosa abbiamo da perdere? In realtà nul­la,visto che avremmo tutto da guadagnare da un ritorno alla nostra moneta. In passato si sono sciolte moltissime unione monetarie e non è avvenuto nessun cataclisma particolare. La Convenzione di Vienna consente di recedere dai trattati internazionali in qualunque momento e qualunque paese membro dell’UE può avvalersene in ogni momento. Abbiamo tutti gli strumenti economici e giuri­dici per poterne uscire. Aspettiamo gli uomini che li adoperino.

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