Pompei: la pornografia diviene Arte

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3699245_origPompei, al di là della sua storia, stuzzica i visitatori per la sua forte impronta erotica. La città, difatti, era ovunque tappezzata d’immagini carnali, che oggi alcuni non tarderebbero a definire persino pura pornografia, ma che all’epoca rappresentavano un semplice e piacevole modus vivendi. Questi affreschi e mosaici venivano esposti nelle case e in ambienti pubblici, senza ombra di pudicizia. Terme e strade erano tappezzati con raffigurazioni di amplessi, orge, e falli di ogni dimensione. Al fallo era attribuito un valore propiziatorio e contro il malocchio. Anche nello spogliatoio delle Terme Suburbane possiamo assistere ad una collezione di quadri erotici particolarmente audaci.

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Dovunque appaiono immagini di falli di dimensioni spropositate (che evidentemente servivano ad esaltare visivamente il loro benefico influsso contro il malocchio). Il più celebre è quello rappresentato all’ingresso della Casa dei Vettii, raffigurante la pesa di un enorme fallo profilattico (cioè, appunto, contro il malocchio) su una stadera, poggiando, sull’altro piatto, una borsa di monete, forse a simboleggiare il prezzo da pagare per la protezione. Nella vita reale, invece, il rapporto fra i sessi era una cosa molto seria. Le donne, in particolare, erano considerate il fulcro della famiglia e, pur se escluse dal voto, partecipavano attivamente alla vita sociale e lavorativa. Frequentavano le bische e gli spettacoli gladiatori, anche se, per prudenza, erano relegate sulle gradinate più alte dell’anfiteatro. E, anche se divorziare era abbastanza semplice, al matrimonio e alla famiglia venivano attribuiti una grande rilevanza sociale. Lo stesso Augusto, il primo imperatore romano, non esitò ad esiliare, sull’isola di Ventotene, la sua unica figlia Giulia, accusata di immoralità, per applicare una sua legge sugli adulteri, che mirava a risanare la morale pubblica. Malgrado ciò, a Pompei esistevano ben 25 bordelli, chiamati, lupanari, dalla parola “lupa”, che in latino significa “prostituta”. Il più grande era quello che oggi i visitatori cercano sempre con grande curiosità. Era a due piani, e comprendeva dieci stanze, cinque al piano superiore, più ampie e comode, e altre cinque al pianterreno, piccole e dotate di pochissima privacy. Ognuna era arredata di un letto in muratura, su cui venivano posti dei sacchi. All’ingresso delle stanze, poi, vi sono celebri affreschi erotici, che attirano i visitatori, e che, sembra, alludessero alle posizioni amorose promesse dalle ragazze della casa. Una curiosità è il compenso che veniva generalmente richiesto, e che non superava i due assi, il prezzo medio, cioè, di due boccali di vino. Ma in realtà in questo lupanare venivano per lo più schiavi e visitatori di passaggio, in quanto i ricchi organizzavano gli incontri nelle loro comode dimore, o si divertivano (senza spendere neanche i pochi soldi richiesti) con la loro schiavitù. A pochi isolati da questo lupanare troviamo poi un piccolo ambiente, una cameretta in cui forse lavorava una ragazza in proprio, e che adescava i clienti con una lampada a forma di fallo, posta all’esterno. Ma non bisogna considerare queste opere solo una curiosità intrigante. Esiste, infatti, una splendida collezione di vere e proprie opere d’arte (provenienti da Pompei, Ercolano e altri paesi dell’area vesuviana) conservata in una sala dello splendido Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e chiamata proprio “Gabinetto Segreto”, perché, per il contenuto audace, la loro visione fu vietata fino a pochi decenni fa. Anzi, la sala fu addirittura murata. E ancor oggi (forse caso unico al mondo per un museo archeologico) la sua visita è sconsigliata, se non addirittura proibita, ai minori. Ecco allora un campionario di incontri e accoppiamenti, sia naturali che legati alla mitologia. Come questa bellissima statua, rinvenuta nella Villa dei Papiri di Ercolano, nel 1752, che rappresenta una colta e raffinata evocazione del mondo primitivo e selvaggio di Pan, il dio dei boschi assimilato al latino Fauno. Ecco poi lo splendido affresco di una Venere in conchiglia… e un’altra deliziosa statua con una fanciulla in bikini…E ancora il meraviglioso tripode rinvenuto nella Villa di Giulia Felice. Di grande valore, infine, una ricca collezione di statuine (spesso in forma di sonagli), tutte esibenti enormi falli, rappresentati in ogni maniera simbolica.

Di Claudio Castana

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