La spada del Saladino lacera Fortezza Europa

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saladinSaladino è tornato con la razzia di Bruxelles, capitale istituzionale dell’Europa, come leggeremo nel comunicato di rivendicazione a cui ci ha tristemente abituati il sedicente “Stato Islamico” (Is). “Uccideteli ovunque li troviate”, è il titolo del video con cui l’Is ha rivendicato gli ultimi attentati di Parigi; un titolo che l’IS ha estrapolato, strumentalizzandolo, da un versetto del Corano. Questa volta sono tornati a colpire in un attacco più volte preannunciato, hanno ucciso gli “infedeli dovunque li hanno trovati”. O quasi. Perché dal punto di vista politico, questo attacco è il più rilevante mai condotto da un’organizzazione jihadista internazionale: non solo ha colpito il cuore simbolico dell’Europa, ma lo ha fatto nei luoghi vicini al centro del potere europeo. L’attacco è stato una prova per un’invasione dell’Europa che qualcuno che si auto definisce sotto spoglie Is ha seriamente intenzione di compiere a forza. Difficile che ciò accada al momento. Come del resto era difficile pensare prima del 2001 che potessero essere colpite le Torri Gemelle con due aerei civili, nonostante la pianificazione dell’operazione fosse sul tavolo di al-Qa’ida già dal 1993. In Belgio, e in particolare nella capitale, c’è una rete ben radicata. Dobbiamo risalire al 1969, anno in cui re Baldovino del Belgio donò a Faisal dell’Arabia Saudita, in quel momento ministro degli Esteri e principe ereditario ma ormai prossimo a sottrarre il trono al fratello Saud, il Pavillon du Cinquantenaire, in pieno centro di Bruxelles, con un affitto simbolico per un periodo di 99 anni. In poco tempo i sauditi trasformarono il padiglione in una grande moschea e nel Centro islamico e culturale del Belgio, il primo focolaio di diffusione del wahhabismo (la forma di islam che in Arabia Saudita è religione di Stato) in Europa. Erano gli anni del boom economico in Europa e quindi della grande corsa alle risorse energetiche del Medio Oriente. Baldovino organizzò per Faisal, in visita di Stato in Belgio, una grande cerimonia. Faisal, che nel 1962 aveva fondato la Lega islamica mondiale, ovvero il “braccio” caritativo e finanziario dell’islam radicale nel mondo, non perse tempo e cominciò a finanziare le attività della moschea e del Centro, dando il via alla lunga serie di predicatori wahhabiti che ne hanno animato le attività. Problemi di fondi non ce ne sono: è stato calcolato che la sola Arabia Saudita abbia dotato la Lega, dal giorno della fondazione a ora, di almeno un miliardo di dollari. In cinquant’anni si avvicendano le generazioni e si formano tante migliaia di giovani. Tra loro anche quelli che hanno coperto il latitante Salah Abdeslam e si sono fatti saltare nell’aeroporto. Tra i tanti dubbi di queste ore, uno viene instillato dallo Stato Islamico: nel comunicato di rivendicazione si parla di “armi automatiche” che però al momento non risulta siano state utilizzate (anche se all’aeroporto, accanto al corpo di un kamikaze pare stato ritrovato un kalashnikov). Forse l’attacco avrebbe dovuto avere uno svolgimento diverso. Ma se si controlla nelle Anche in Libia, oltre che in Iraq e in Siria, si proclama l’emirato islamico, preludio a quell’unità araba che, nei sogni degli integralisti, dovrebbe condurre al risorgere del califfato. Alla faccia di chi, solo pochi anni fa, sfotteva quando qualcuno cercava di smorzare gli ingenui entusiasmi suscitati dalle “Primavere arabe” affermando che quei paesi siano antropologicamente e culturalmente incompatibili con i principi della democrazia. Parole al vento, anche oggi. Anzi, paventando la minaccia rappresentata per l’Occidente dalla rinascita dell’espansionismo islamico, taluni vengono bollati come volgari xenofobi, ignoranti e razzisti, timorosi di essere affettati dalla scimitarra del Saladino. Particolarmente odiosa la spocchia di alcuni “addetti ai lavori” che con “orgoglio di casta” avocano a sé l’esclusivo diritto di disquisire su tali argomenti, definendo chi spesso ha più titoli e competenze di loro “pantalonai o arzilli pensionati”. A questi boriosi politically correct, coi culi saldati alle loro cadreghe, che vorrebbero imporci di tacere, rispondiamo, sdegnati e orgogliosi con le mot de Cambronne. Ma fermate un mercenario qualunque in una palude straziata dalla guerra e controllate quante pallottole occidentali ha nel suo arsenale. Questo doppio pericolo include la minaccia di una ritirata nella Fortezza Europa. Questa politica dell’Europa è ignava ed egoista. Adottando la “direttiva della vergogna” nel tentativo di creare un’Europa fortezza, priva gli immigrati dei loro diritti umani di base e li condanna a una vita d’illegalità. La sua costante costruzione deve cessare al più presto. La sua soluzione non giungerà né dalla fortezza Europa di Schengen né da misure umanitarie puntuali. Quanto succede nell’Africa settentrionale ne è una lampante dimostrazione. Il Consiglio continua a concentrarsi principalmente su come tenere i migranti fuori dai confini. Questa politica – come correttamente ricordato a suo tempo dalla onorevole Pernille Frahm – costituisce un rafforzamento del fallimento. Stiamo erigendo una nuova cortina di ferro attraverso il continente. È una struttura che, tra gli altri esempi, conferisce sostegno alla politica in materia d’immigrazione, ponendo l’accento sulla sicurezza promossa dall’Unione europea. Le squadre di intervento rapido, i muri, i centri di detenzione per gli immigrati sono strumenti volti affinché la scimitarra del Saladino faccia a fette definitivamente questa Europa di ciechi ignoranti vegliardi.

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