Tabacchi: lo Stato incassa il 76% di accise

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tabacchiTabacchi sempre più succulento manicaretto ove affondare i denti fino alla polpa per lo Stato italiano. Sul prezzo di vendita di un pacchetto di sigarette lo Stato incassa il 76%, mentre del restante 24%, il 10% va al tabaccaio, ed il 14% diviso tra produttore e distributore. Pura follia. E non a caso molte fabbriche di sigarette in Italia hanno chiuso i battenti. Nel tempo, si è passati da 21 stabilimenti a 2-3, con conseguente perdita di numerosi posti di lavoro. A quanto ci risulta, una delle manifatture di sigarette più grandi in Europa (Philips Morris e Camel) è in Olanda, mentre altri marchi italiani di più antica memoria vengono prodotti in Germania. L’Italia è un buon produttore di tabacco Virginia, che solita­mente viene acquistato all’estero, a prezzi più elevati, mentre a noi rimane quello di minor pregio. Il magazzino più grande d’Italia è a Bari, da dove poi le stecche di sigarette vengono smi­state in altri magazzini più piccoli, sparsi sul territorio. Nella sola Roma, in passato, vi erano 10-15 de­positi, mentre ora le sigarette approdano ad Anagni, sempre via Bari. La società di distribuzione è la Logistica Italia. I prodotti in commercio vengono distinti, ai fini impositivi, nelle seguenti categorie:

Le sigarette

I sigari

I sigaretti

I trinciati per sigarette

Altri tabacchi da fumo

Il tabacco da fiuto e da mastico

Tali prodotti, accomunati nella più generale categoria dei tabacchi lavorati, sono gravati da diverse imposte: l’IVA, che è pari al 22% del prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA stessa l’accisa , correlata al prezzo di vendita al pubblico, varia in relazione alla categoria del prodotto il dazio, che si applica solo qualora i prodotti provengono da paesi terzi, cioè non appartenenti alla Unione Europea. Il prezzo finale di vendita al pubblico di un prodotto risulta dalla somma di più componenti, quelle fiscali sopraccitate alle quali si aggiungono l’ aggio del rivenditore, nella misura fissa del 10% del prezzo, e la quota di spettanza del produttore che è residuale rispetto al prezzo scelto dal produttore medesimo. Facciamo un esempio per chiarire quanto detto. Se consideriamo, per le sigarette, un prezzo pari a 100 avremo, con i valori arrotondati, che: 58,5 verranno versate nelle casse dello erario a titolo di accisa, 18 andranno, ugualmente, allo Stato per il pagamento dell’ IVA 10 ricompenseranno il rivenditore 13,5 costituiranno l’ incasso per il produttore. Come si può evincere lo Stato interviene in modo deciso sui tabacchi lavorati penalizzandone il consumo con una tassazione che sfiora il 75% del prezzo finale.

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