Casaleggio: il potere e l’elogio della visione

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BlakeCasaleggio Gianroberto; in morte di un genio visionario. C’è un profetico documentario degli anni ’60 dove appare in un’intervista lo scrittore Arthur C. Clarke in mezzo a degli elaboratori elettronici descrivendo con straordinaria esattezza che nel 2001 in ogni casa ci sarà un computer collegato per avere le informazioni della vita di tutti i giorni, tutto in forma compatta, uno schermo e una tastiera per dialogare apertamente come si farebbe con un telefono. L’importanza del filmato potrebbe apparire ovvia, ma da un altro punto di vista sembra un’allusione maliziosa: se Clarke intuiva il futuro prossimo mezzo secolo prima, il visionario Casaleggio non ha creato questo futuro ma lo ha colmato al suo interno. Lui ha cambiato una delle cose più preziose e vitali delle nostre vite, che è il modo in cui comunichiamo, la politica, in cui interagiamo gli uni con gli altri, eppure molti dei suoi rapporti erano profondamente disfunzionali. Il Gianroberto che viene fuori ci si pone il quesito se sia stato un abile imprenditore, un genio, un visionario o un mostro. Ma, soprattutto, incarnò l’idea del cittadino per eccellenza, eccellente imprenditore, ma anche ispirato poeta politico.

Egli stesso volle unire questi suoi talenti, realizzando il blog di Beppe Grillo in cui il disegno politico e la poesia s’incontravano formando un’unica opera d’arte, dando l’illusione che qui coincide con il futurismo mediatico e politico finemente decorati. Lo schema formale della comunicazione era quello della ballata popolare, ma il loro contenuto rivelava un pensiero completamente discordante con gli ideali del nostro tempo. La fiducia illuministica nella razionalità, viene ribaltata in favore di una poetica visionaria e di un’esaltazione dell’immaginazione. Egli espresse pienamente con la sua arte comunicativa taciturna ma vivamente chiassosa, le correnti preromantiche che si stavano sviluppando come riflesso di una serpeggiante sfiducia verso il progresso e la politica di palude. In fondo, gli ideali qualunquistici avevano portato alle violenze del Terrorismo post rivoluzione sessantottina, gli istinti si erano scatenati in nome della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità.

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