Finanziarie e banche: chi è il cattivo pagatore?

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IMMAGINE SITOFinanziarie e banche. Il sistema bancario fa di tutta erba un fascio, innanzi a piccole imprese e nuclei familiari. Esistono diverse banche dati(una delle quali il famigerato Cris) nel cui ventre viene schedata ogni possibile segnalazione riguardante insolventi. Quando si richiede un prestito, si viene automaticamente iscritti nei Sistemi di informazioni creditizie, archivi che per un determinato periodo di tempo conservano le informazioni dei clienti. Ma troppo spesso ci si accorge di ritrovarsi tra i ‘cattivi’ per errore. Gli istituti di credito, non fanno distinzione tra le varie tipologie dei non solventi. In soldoni anche uno scoperto di soli 10-20 Euro imprime una sorta di marchio quasi indelebile, e punibile attraverso una serie di misure. Può persino accadere, e siamo nel surreale, che un cliente di una banca chieda ad un’altra di poter aprire un c/c, e di seguito versare l’accredito della pensione o del lavoro, per usufruire anche di uno scoperto su c/c; ma qui iniziano i guai. Intanto la banca fa attendere prima dell’apertura del c/c, e non si informa nell’immediato sui circuiti telematici, se il potenziale nuovo avventore risulti iscritto negli elenchi dei cattivi pagatori. E così ci si addentra in meandri contorti ed infiniti, perché, poi, una volta che il direttore di filiale va a controllare l’eventuale situazione debitoria sulle liste, addio scoperto di conto corrente, anche per cifre da gelato. Demenza burocratica? Sembrerebbe di si. Vi sono poi, molte finanziarie, la maggior parte di emanazione bancaria, che accettano di erogare prestiti anche ai cattivi pagatori, guardando più a fondo sulle prospettive di rientro del potenziale cliente.

Le banche, dunque si comportano infliggendo uguali regole a tutti, senza alcuna distinzione. E’ come se una persona rea di aver rubato una mela, venisse punita con diversi anni di reclusione. Insomma, dopo Basilea 1,2,3 e 4, il sistema bancario è divenuto un avatar, con cui non si può affatto dialogare, e con una serie di misure sempre più restrittive, ove il CRIF, rappresenta l’esatta radiografia della clientela. Una condizione che, in questi anni di crisi, può anche rappresentare “la morte civile” per un semplice cliente o imprenditore che non otterrà più altri finanziamenti.

di Roberto Casalena

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