Moda maschile aristocratica del ‘600: contrappunti

moda-maschile-aristocratica-del-600

charles_le_brun_003_Luigi_XIV_1666Moda. Possiamo dividere la storia del costume maschile sotto Luigi XIV in tre periodi: il primo (1644-1661) è questo un periodo assai sontuoso, in cui dominano i gusti e i capricci della Signora di Montespan. La Francia è allora l’arbitro dell’eleganza di tutta Europa, e tutte le nazioni (a parte la Spagna) si ispirano alla moda ed al costume francese. Il terzo periodo (1670-1715) vede inizialmente la continuazione del lusso nel guardaroba tipico del secondo periodo, ma, alla fine del regno, sotto l’influenza della Signora di Maintenon, possiamo costatare una tendenza alla semplicità delle linee ed alla sobrietà degli ornamenti. Di questo terzo periodo vorrei brevemente parlare. L’abito da uomo è composto essenzialmente di tre pezzi: una giacca (giustacuore), un gilet, e dei pantaloni al ginocchio assai attillati (culotte), che sostituivano le braghe corte e larghe chiamate rhingrave, molto alla moda in Olanda e portate in voga in Francia dal Conte di Rhin, nel primo periodo del regno di Luigi XIV. La giacca a falde lunghe di questo periodo è oggi chiamata spesso redingote, sebbene quest’ultima foggia (usata tra Settecento e Ottocento) viene inventata in Inghilterra solo all’inizio del XVIII secolo, col nome di “riding-coat”, espressamente per montare a cavallo. Chiamiamo quindi il capospalla di fine Seicento giustacuore (justaucorps), una sorta di redingote attillata ma con una gonna molto ampia e sviluppata, lunga sino al ginocchio. Le spalle sono strette, senza imbottiture, rimontanti la spalla naturale; le maniche, dapprincipio larghe, poi strette anch’esse, presentano al fondo un ampio paramano abbottonato che, verso il 1690, prende dimensioni assai importanti, ed una forma svasata. Erano chiamate manches à bottes (maniche a stivale). Le tasche sono poste sul davanti e molto in basso, inizialmente tagliate in orizzontale, poi in verticale, spesso a coppie da due per falda. La gonna del giustacuore è assai ampia: raggiunge quasi due metri di circonferenza (senza contare i quarti anteriori). Le pieghe della gonna sono sistemate sui lati, a livello delle anche: laddove v’è lo spacco, questo viene chiuso da una fila di bottoni preziosi o ricoperti dello stesso tessuto di fondo. Il punto vita è piuttosto basso ma non così sciancrato come ci suggeriscono invece i figurini di moda dell’epoca, che come sempre tendono a idealizzare la figura. Il giustacuore viene inizialmente ornato di nastri sulla spalla destra e sulle maniche al centro del braccio, ma a partire dal 1690 tali nastri scompaiono completamente. L’abbottonatura prevede una fila di bottoni sul lato destro, assai ravvicinati, stile che prese il nome de “alla brandeburgo” (à brandebourgs), mentre le asole erano ornate tutt’attorno da passamanerie chiamate “code dei bottoni”. I bottoni e le asole delle tasche erano ornati anch’essi alla stessa maniera.

Il gilet presenta spesso le maniche, attillate, nascoste sotto quelle del giustacuore. A volte i paramani che si vedono al di sopra delle maniche del giustacuore sono in realtà le maniche svasate del gilet che vengono risvoltate all’esterno, ma è un espediente che non era usato granché. Nel gilet notiamo le stesse caratteristiche del giustacuore, a parte che il tessuto dei quarti posteriori è spesso di tela grezza, mentre solo il davanti è in seta decorata. I bottoni sono ravvicinati e arrivano fino all’angolo della falda, esattamente come sul giustacuore; il gilet è di poco più corto, e negli anni ’70 viene spesso nascosto interamente dal giustacuore; quando questo comincia a portarsi aperto, anche il gilet si scopre, e si prende gusto a giocare sui contrasti tra differenti tessuti e fantasie. Differentemente da oggi, gilet e giacca si abbottonavano a partire dal basso. La (il pantalone a gonna usato per quasi tutto il Seicento) rimane nel guardaroba dell’aristocratico francese sino al 1678 circa, rimpiazzato poco per volta dalla culotte corta. Entrambi, del resto, sono invisibili sotto il giustacuore. Le calze, in genere bianche o rosse (ma anche nere, viola o verdi), decorate a mano con fili d’oro e d’argento, arrivano al ginocchio, e qui coprono parte della culotte risvoltandosi sul ginocchio. I tessuti di giustacuore, gilet e culotte erano spesso assortiti (la Francia prediligeva i colori chiari e brillanti, mentre Inghilterra e nord Italia preferivano tonalità scure), anche se negli anni ’80 e ’90 assistiamo ad un’affermazione dei contrasti tra i tre pezzi, invogliata dalla moda di sbottonare in parte o completamente il giustacuore. La stoffa più usata è la seta e il broccato, a piccoli disegni geometrici; la broderie in oro e/o argento segue le linee dei quarti anteriori e delle asole, delle tasche e dei paramani.

Rate this post

(Visited 433 times, 1 visits today)

Comments

comments

l'ECONOMICO

L'Economico, il primo quotidiano Social Network, sviscera in anteprima notizie di sanità, economia, politica argomenti che i mass media oscurano. La testata è aggiornata, e presenta al suo interno un portale in grado di offrire servizi.

Lascia un commento