Incompetenze “a luci rosse” di Giachetti e Governo

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castronibanner728x90Incompetenze “a luci rosse”. Sul far del ballottaggio, getta fanghiglia termale, nemmeno fosse un avventore habituè di hamam, sulla candidata concorrente. L’accu­sa? Aver sotterrato due collaborazioni quando ancora era consiglie­ra. Sai che danno! Il salmodiare è del diplomato di liceo scientifico, giornalista pubblicista, ex delfino di Marco Pannella, ora fanatico adepto di Matteo Renzi, si scrive Roberto, si legge Giachetti. Ma non si esaurisce qui la malalingua. Il settimanale Chi lancia la bom­ba sulla candidata più sexy d’Italia. “Pare che la candidata a sinda­co di Roma Virginia Raggi si stia separando dal marito”, si legge nel settimanale diretto da Alfonso Signorini, “e che frequenti assidua­mente il collega ed ex consigliere M5S in Campidoglio Daniele Frongia”. Una notizia che non ha bisogno di commenti. Andiamo ol­tre. La vera storia hard è, invece, quella sulle incompetenze dei membri (mai termine fu più adatto) del gabinetto di governo, e dei sui sacerdoti. Queste sì, vere Incompetenze a luci rosse,

Infatti, il direttorio si guarda bene dal dire che nell’impasto vi sono ben tre ministri, Lorenzin, Orlando e Poletti, che occupano poltrone di rilievo, solo con una semplice licenza liceale, mentre un comune cittadino per accedere ad un qualsiasi posto pubblico, deve esibire nei curricula: lauree, stages, masters, e via dicendo, e sostenere concorsi altamente selettivi. Ed allora ci si chiede quali siano i criteri adottati per nomine così delicate ed importanti per il paese tutto. Anche D’Alema, Veltroni, Rutelli e la Turco, non posseggono una laurea. Dunque, questi gli uomini e le donne che dovrebbero od hanno gestito il Comune di Roma e l’Italia.

Red_light_district_1280x855px_EOggi, pretenderemmo il competente colto, creatura mitologica che deve sapere sul dicastero che occupa. Insomma, come si fa a fare il ministro della Salute se non sei medico, o non studi di continuo? È vero, nei sessantadue governi che hanno preceduto quello guida­to da Matteo Renzi vi sono stati luminari della medicina (Um­berto Veronesi e Girolamo Sirchia tra gli altri) ma anche assoluti in­competenti della materia. Anzi, il fatto di avere un professionista alla Sanità, non è garanzia di effi­cienza. Era medico Francesco De Lorenzo, il cui nome è abbinato agli scandali di Tangentopoli e alle trasfusioni di sangue infetto. Ep­pure, in quegli anni, primo sponsor Maurizio Costanzo che lo ospi­tava abitualmente nel suo talk show, lo contrabbandava come l’«uomo giusto al posto giusto». E se par­liamo di competenza spe­cifica, non lo erano neanche le ministre della Sanità Rosy Bindi, laureata in Scienze politiche e Maria Pia Garavaglia laureata in Let­tere. Anche in quel caso nessuno mosse penna. Ma Lorenzin, Orlando e Poletti vo­lendo, potrebbero sempre fare come l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino, che si è laureato in Scienze Politiche nel 1998, dando la maggior parte degli esami nei due anni precedenti quando era sottosegreta­rio agli Esteri con dele­ga ai Balcani. Un vero fenomeno.

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