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21/02/2017

Conte, e le combine della Nazionale: buon sangue non mente


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Italy Home Creative- PR 2_mediagallery-pageConte e le combine della Nazionale: buon sangue non mente. Dopo i rinvii a giudizio di Cremona e gli arresti di Napoli, i sospetti non finiscono. Evidentemente non basta la “felicità” del presidente Figc Carlo Tavecchio (espressa dopo l’assoluzione di Conte: non una parola sui 40 a processo in contemporanea per associazione a delinquere, non una frase dopo gli arresti di camorra) per bloccare il fenomeno del calcioscommesse. Il ct della Nazionale ed ex tecnico del Siena, è stato assolto dal gup di Cremona, Pierpaolo Beluzzi, al termine del processo con rito abbreviato per la vicenda del calcioscommesse per non aver commesso il fatto. Il pm Di Martino aveva chiesto per il tecnico sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale. Il gup di Cremona ha assolto, con il ct Antonio Conte, anche il suo vice, ai tempi del Siena e ora della Nazionale Angelo Alessio. Entrambi erano imputati per frode sportiva per un incontro del periodo in cui dirigevano la squadra toscana. Il gup di Cremona ha anche deciso che debba rimanere nella città lombarda solo il reato di associazione per delinquere nell’inchiesta sul calcioscommesse. Gran parte delle singole partite che si reputano truccate saranno dunque trasmesse ad altri tribunali. Secondo il gup di Cremona, Pierpaolo Beluzzi, che ha assolto Antonio Conte nella vicenda del Calcioscommesse “non emergono elementi per ritenere che sia Conte sia Alessio (Angelo, ndr) fossero a conoscenza di operazioni di ‘scommesse’ collegate al risultato concordato della partita Albinoleffe-Siena, né tantomeno di ‘corruzioni’ (promesse e o dazioni di denaro) a qualche giocatore coinvolto”. Lo si legge nel provvedimento del giudice. E poi scrive Beluzzi: “Le valutazioni espresse dal pm, anche nella memoria agli atti, si limitano a esprimere concetti di ‘verosimiglianza’ o ‘probabilità’, senza per altro alcun collegamento diretto con le dichiarazioni da parte dei principali attori dell’accusa (Coppola e Carobbio). Per il giudice, anche le intercettazioni tra “altri soggetti nella complessa indagine evidenziano unicamente un – riferito – tentativo di contattare Antonio Conte, senza che risultino agli atti riscontri in questo senso”. Da qui, un “quadro gravemente deficitario” della “prova della conoscenza” da parte di Conte e Alessio “della esistenza di operazioni di scommesse collegate a partite del Siena e di eventuali ipotesi/proposte di corruzione di giocatori e/o altri soggetti a rilevanza sportiva”.

Gli ultimi punti interrogativi arrivano in un dossier preparato dai bookmakers e che nei prossimi giorni verrà inviato alle autorità competenti. Un dossier nel quale si racchiudono “i movimenti anomali” della stagione. Si tratta, cioè, di flussi di scommesse strani su alcune partite in particolare, giocate effettuate sia sul risultato sia su eventi straordinari come espulsioni o rimonte clamorose. Le partite segnalate riguardano tutte il Frosinone “ma questo, a scanso di equivoci – tiene a precisare la fonte interpellata da Repubblica – non significa che la società o i calciatori abbiano responsabilità dirette. Non abbiamo alcuno strumento per valutarlo. Ma certo le puntate registrate sono state molto strane”. C’è il 2-4 di Frosinone-Milan del dicembre scorso, il 4-0 di Genoa-Frosinone del 3 aprile dove le puntate sulle sconfitte con handicap e sugli over sono state molto importanti, “molto più di quello che era lecito aspettarsi rispetto agli algoritmi che noi stessi abbiamo sviluppato”. Esistono poi altre tre partite, ancora più “particolari”. Frosinone-Napoli 1-5 del 10 gennaio è “clamorosa per numeri di giocate, uno dei record assoluti della serie A di quest’anno”. Verona-Frosinone ha avuto invece un esito definito “molto strano delle giocate live” con puntate fortissime negli ultimi minuti sulla vittoria della squadra ospite, con i laziali che proprio nel recupero riuscivano a segnare il gol del due a uno, guadagnare i tre punti e fare vincere decine di migliaia di euro a chi aveva scommesso live su di loro. Infine il caso di Napoli-Frosinone, sul quale la procura federale ha già aperto un fascicolo di inchiesta: i bookmakers hanno segnalato scommesse da decine di migliaia di euro sull’espulsione nei primi minuti a carico del Frosinone. E al 13° del 1° tempo, effettivamente, Mirko Gori, centrocampista della squadra retrocessa in B, calciava la palla a gioco fermo contro Insigne che era a terra dopo un fallo. Per l’arbitro Celi una reazione, e per questo ha estratto il rosso diretto.

La società ha commentato ufficialmente quelle notizie sostenendo che “nessuno poteva fare illazioni o sospettare nulla sul comportamento della squadra e dei suoi tesserati”. Una posizione chiara, che i bookmakers non contestano. “Noi segnaliamo dei movimenti anomali che oggettivamente ci sono stati. E per questo faremo una denuncia alla procura ordinaria affinché valuti se ritiene il caso di fare accertamenti”. Gli stessi movimenti si sono registrati anche in Lega Pro dove già sono state denunciate alla procura di Catania, che lo scorso anno aveva svolto la maxi inchiesta sulla squadra di casa, 11 partite della serie: la maggior parte delle gare coinvolgono il Messina, ma in alcune ricompare anche il Catania. Anche in questo caso non ci sono, per lo meno al momento, elementi per ipotizzare responsabilità delle società “ma alcune situazioni hanno davvero dell’incredibile: ci sono autogol che ricordano i tempi dell’inchiesta di Cremona”. L’Italia-Camerun più famosa o famigerata della cronaca, il match combinato per antonomasia e sotto gli occhi di tutti, risale infatti all’estate del 1982, Mondiali di Spagna. A Vigo nel primo turno l’Italia in quel momento sbeffeggiata di Bearzot viene da due pareggi, con Polonia e Perù. Se perde va fuori tra le pernacchie (la spernacchiava Matarrese già allora presidente della Lega), se pareggia sopravvive comunque per il quoziente reti. Il Camerun se pareggia viene eliminato ma torna imbattuto in patria a ricevere soldi (assai pochi) e onorificenze dal regime monocratico avviato a diventare militare a colpi di guerriglia, prima squadra africana a riuscire in un’impresa simile di grande orgoglio patriottico, figurando così dignitosamente in un Mondiale ossia in tv. Fu uno 0-0 travestito da 1-1, prima Graziani su scivolata di N’Kono, il portiere dalla lunga carriera spagnola, un secondo dopo il camerunense M’Bida, unico gol in carriera credo, di fronte a Zoff e a una difesa da “strano interludio”, sapete, quelle belle statuine della piece di O’Neill. Nessuno protestò più di tanto, allora, mentre in contemporanea Germania e Austria “biscottavano” ai danni dell’Algeria, per passare a braccetto al turno seguente: invenzioni di chi scrive? Macchè, qualcuno dei “biscottatori” avrebbe confessato molti anni dopo che le cose erano andate esattamente così, come ci erano parse “in diretta”. Per Italia-Camerun, viatico per gli azzurri di un Bearzot poi portato in trionfo a Madrid, con Pertini, Spadolini e i giocatori, non ci fu al momento alcuno strascico, se non a cena, tra colleghi che ne avevano viste tante di quel genere e quindi pensarono bene di non scrivere nulla. Dov’era il Blatter indignato di oggi? Al mare, in Galizia? No, era già segretario generale della Spectre/Fifa, ma evidentemente gli andava bene così. Dov’era Giancarlo Abete? Negli scranni di una delle sue legislature come deputato democristiano, attendente di un Franco Carraro già allora presidente del Coni come oggi è in Cina, dall’Olimpica, quale membro del Cio. Chi mise in dubbio un paio d’anni dopo, grazie a un’inchiesta in Africa e in Europa dal significativo e minaccioso titolo di “Mundialgate”, quel “biscotto” italo-camerunense e una serie di trame da far rabbrividire (cfr. il boss camorrista Michele Zaza che esercitava per conto del presidente della Federcalcio di allora, Federico Sordillo,

Quella non era una semplice partita. L’Italia, dopo due pareggi, aveva bisogno almeno di un terzo pari per passare il turno e non ripetere, dopo 16 anni, un’altra Corea. Non ultimi, c’erano gli interessi degli sponsor. Il Camerun che vendette il pareggio. A loro importava solo di tornare imbattuti (infatti diventarono i Leoni Indomabili). E cosi’ fu. Alcuni giocatori del Camerun e il loro c.t. Jean Vincent presero 30 milioni di lire ciascuno. Nessun coinvolgimento dei giocatori italiani. Erano coinvolti soltanto i dirigenti. Il presidente della Federcalcio, Federico Sordillo, e ho le prove per dimostrarlo, ottenne l’appoggio concreto di Michele Zazza, uno dei più importanti capocamorristi dell’epoca. Che, tra l’altro, quando mi incontrò, riuscì anche a ironizzare sul fatto che quella Coppa era anche merito suo…. Ho un testimone dell’incontro che ebbi in carcere con Zazza nel 1987. E ho il materiale filmato di tutte le testimonianze, dei giocatori camerunesi e di un faccendiere italiano collegato al terrorismo, emigrato poi in Corsica. In pratica, tutto quello che racconto nel libro e’ riversato in diverse ore di un documentario, ovviamente mai andato in onda. Nel suo Trilogia della censura lei scrive di altre due indagini (una su Antonio Gava,Licio Gelli, Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini) che sarebbero state bloccate. Il caso Camerun, doveva essere pubblicato da una grande casa editrice nel 1984. Ma tutto naufragò. Vennero stampate solo alcune copie che girarono in ambito giornalistico”. Per scoprire uno dei pianeti oscuri della galassia dello sport italiano, ci sono volute le imbarazzanti dichiarazioni di un ultrasettantenne. La Lega nazionale dilettanti guidata da Carlo Tavecchio ha gestito lontano dai riflettori un patrimonio impressionante: un giro complessivo da 1,5 miliardi di euro tra tesseramenti e iscrizioni, 1,3 milioni di calciatori, 15 mila società e 70 mila squadre. È la categoria meno “nobile” e più ricca della Figc. Una goccia, nell’oceano delle federazioni. Le federsport sono il cuore del Coni. Il quale, a sua volta, è un enorme scrigno. Alcuni lo definiscono, il “vero Ministero dello Sport”. Il Comitato olimpico presieduto da Giovanni Malagò ogni anno riceve dal Tesoro una cifra superiore ai 400 milioni di euro. Se il calcio italiano, fosse una cosa seria la Federazione sarebbe commissariata ormai da tempo e non dovremmo andare in giro per il mondo con un presidente Tavecchio squalificato per razzismo e inibito a prender parte a commissioni e congressi di sorta fino al 7 aprile; non dovremmo esibire un ct (Conte) che alla vigilia degli Europei 2016 è stato costretto a spiegare, in un’aula di tribunale, perché diceva ai suoi giocatori di pareggiare le partite, sempre che i suoi ragazzi non si fossero già accordati con gli avversari per perderle (“era dispiaciuto ma ci disse che comunque lui era con noi”, parola di Lanzafame, Gillet e Kutuzov) e perché tra Siena e Bari ha avuto qualcosa come 40 giocatori squalificati per una montagna di partite vendute; non dovremmo avere a che fare col garante della giustizia Palazzi capace di trasfigurare ogni Belzebù in un cherubino del Giardino dell’Eden. Ora che ogni limite (di buon gusto, di buon comportamento, di buona educazione) è stato superato, sarebbe l’ora di porre fine a questa strazio di agonia intervenendo in tackle e commissariando il calcio. Tavecchio? Beretta? Lotito? Palazzi? E tutti i vari Kapò del calcio italiano? Basta!

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