Rio 2016. Doping: il dossier nero sugli atleti olimpici italiani

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rio-2016-Np58Rio 2016. In un paese corrotto ad ogni livello, e tanto più pigro da stravaccarsi su poltrone a tifare piuttosto che a praticare della semplice, sana attività motoria, ecco che spuntano a ciel sereno, sparuti campioni in discipline ove mai, dico mai, si era affacciato il benchè minimo dilettante allo sbaraglio (il nuoto è esempio eclatante), a farne acclamate starlette dal lessico imbarazzante, e chioma imbellettata da shampoo miracolosi. Dunque tirate le somme, più di qualcosa non quadra, e a pensar male, si sa, spesso ci si azzecca. Vuoi vedere che siamo campioni anche di frode sportiva mentre come puritani buffoni, condanniamo sdegnati le malefatte altrui (vedi Russia)? Vi sarebbero sei italiani nella lista degli atleti medagliati sospettati di aver fatto uso di sostanze dopanti tra il 2001 ed il 2012 rilanciata dalla tedesca Ard e dal britannico Sunday Times. I due media sarebbero venuti in possesso dei risultati dei test attribuibili a 12000 prelievi di sangue nel suddetto periodo effettuati su 5.000 atleti. Gli stessi media hanno gettato ombre e manifestato sospetti su un terzo delle medaglie tra Olimpiadi e mondiali tra il 2001 ed il 2012. Il presidente del Cio, Thomas Bach, da Kuala Lumpur ha promesso tolleranza zero nei casi di positività. Così come Sebastian Coe candidato forte alle prossime elezioni della Iaaf del 19 agosto. Nella classifica degli eventi con medagliati sospetti per numero di casi comanda Helsinki 2005 con 21 casi. Seguono i mondiali di Osaka del 2007 (20), l’Olimpiade di Pechino del 2008 (19). Quanto alle Nazioni, cinquantacinque quelle coinvolte, la Russia ha 30 casi davanti ad Ucraina con 28 e Turchia 27. Italia al ventottesimo posto con 6 casi come la Germania. Non è il doping di stato russo ma è la noncuranza italiana, radicata, ripetuta e a lungo non considerata un problema. Ora quel non problema può azzerare l’atletica italiana, quel vizio a volte usato per coprire qualcosa, spesso per stupida comodità può dimezzare i sogni olimpici. Anche noi adesso abbiamo il nostro dossier nero: 26 deferiti, 39 casi archiviati e chi è coinvolto rischia due anni di squalifica per «elusi controlli», che suona come male minore solo che non lo è quando diventa sistema. Quando si chiama scorciatoia. Tra i casi archiviati c’è il marciatore Schwazer, attualmente squalificato per doping e in attesa di uno sconto. Tra chi sta nei guai c’è gran parte della maratona azzurra, che tante soddisfazioni ci ha dato in questi anni. Il reparto salti è coinvolto quasi per intero e ci sono mezzofondisti, quattrocentisti, velocisti. Purtroppo poche discipline si sono salvate e molti nomi sono ancora in attività.

Il caso recente: Viktoria Orsi Toth, giocatrice di beach volley, è stata trovata positiva al clostebol, uno steroide anabolizzante, a seguito di un controllo fuori competizione disposto dalla Nado Italia, a Roma, il 19 luglio 2016. Lo ha reso noto il Coni con un comunicato. L’atleta è stata sospesa in via cautelare dalla prima sezione del Tribunale nazionale antidoping, in accoglimento dell’istanza proposta dall’Ufficio di procura antidoping. Avrebbe partecipato ai Giochi in coppia con Marta Menegatti con cui aveva conquistato la qualificazione. In una nota ufficiale inviata all’Ansa, il Comitato olimpico nazionale aveva sottolineato: “non c’è nessuna atleta della nazionale italiana femminile di pallavolo presente a Rio risultata positiva all’antidoping”, rispondendo alle indiscrezioni che in un primo momento avevano puntato l’attenzione su una delle dodici atlete convocate da Marco Bonitta nella nazionale femminile di pallavolo. Sarebbe il quinto caso di doping riguardante atleti italiani ai Giochi brasiliani. In precedenza erano stati esclusi Niccolò Mornati, canottiere del 2 senza risultato positivo all’anastrozolo, Roberta Caputo, velista specialista della classe 470, positiva proprio al Clostebol e il mezzofondista Jamel Chatbi, che aveva comunicato di aver saltato il terzo controllo antidoping dell’anno. Poi c’è il noto caso del marciatore Alex Schwazer. Nessuno stupore o incredulità, quindi, se a breve e/o nei prossimi mesi, vi saranno esclusioni clamorose con tanto di confisca medaglie, anche di azione retroattiva. Rio attende onestà.

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