Alfano protettore della Lorenzin, Mata Hari del governo Renzi

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mata_hari_1Alfano padrino della Lorenzin. Pupilla di Alfano e amica di Letta, è divenuta ministro della Salute grazie ai suoi rapporti bipartisan. Ha solo la licenza liceale. Il come e il perché Beatrice Lorenzin, sia diventata ministro della Salute ha arrovellato i cervelli più fini. La Sanità è un comparto che impiega una montagna di soldi pubblici, 113 miliardi, cioè il 6,9% del Pil. Come si fa – ci si è chiesti – ad affidare tanto denaro, e un settore delicatissimo a una giovane donna senz’altra esperienza se non quella politica, anzi per lo più partitica? Si è andati a ficcare il naso nei suoi titoli di studio, e si è visto che anche lì Beatrice non si è sprecata: una licenza liceale e una fugace apparizione alla facoltà di Giurisprudenza, tanto per dare gli esami propedeutici, prima di rimanere folgorata dalla politica. A questo punto i critici si sono stracciati le vesti e hanno cominciato a dire che così non andava. Chi voleva minimo una laurea, chi la pretendeva in Medicina, chi preferiva un dottorato in Economia per fare quadrare i conti. Insomma, invocavano un profilo da esperta. Altri hanno però obiettato che di «tecnici» ne abbiamo le scatole piene, inguaiati come siamo dalle loro malefatte, e che perciò era meglio una sprovveduta, purché sveglia.

La prima grana che Beatrice si è trovata al ministero è quella delle staminali. È la nota vicenda del metodo Stamina brevettato dal professor Davide Vannoni dell’Ospedale di Brescia. I soloni della medicina si oppongono alla cura adducendo che manca la prova scientifica dell’efficacia. I parenti dei malati sono invece favorevoli e imbufaliti dagli ostacoli. Renato Balduzzi, il precedente ministro della Salute, aveva autorizzato la terapia in via sperimentale. Quando è toccato a lei decidere, Beatrice si è sentita sotto assedio. Nel Pdl, soprattutto Daniele Capezzone, radicale e libertario, l’ha catechizzata: «Autorizza. Non dare retta ai parrucconi. Sei giovane, abbi il coraggio del futuro». «Ci penserò», ha replicato. Ma, dopo avere incontrato gli esperti dell’Istituto superiore della Sanità che le hanno fatto una capa tanta, ha ceduto alle tesi ufficiali e si è detta contraria. Da Capezzone, se mi hanno riferito bene, si è beccata un «sei una cretina», sia pure affettuoso, e dai congiunti dei malati una manifestazione sotto Montecitorio con lo striscione: «Lorenzin assassina». Per tornare al quesito iniziale, per quale ragione sia ministro della Salute, si potrebbe anche rispondere: perché è una cocca. Lo è del segretario del Pdl, Angelino Alfano, del quale è considerata la favorita (politicamente). Ma ha pure una speciale dimestichezza con l’ex premier, Enrico Letta. Infatti, è membro della sua Fondazione bipartisan,

Quando, abbandonando i suoi stanchi studi legulei, si è iscritta ventiquattrenne a Fi, Beatrice è entrata nella grazie di Antonio Tajani, europarlamentare e coordinatore del partito nel Lazio. Se Antonio, che è di educazione militare, l’ha presa a benvolere, vuol dire che Lorenzin ha la schiena dritta. Tenuta in palmo di mano dal suo padrino, la ragazza, dopo un’esperienza come consigliere comunale di Roma, è entrata nello staff dei governi Berlusconi II e III come capo segreteria di Paolo Bonaiuti, sottosegretario e portavoce del Cav. Poi, dopo avere ricoperto per un paio d’anni il posto lasciato libero da Tajani come coordinatrice del Lazio, è diventata parlamentare nel 2008. Anche Beatrice, pur così soggiogata dal Cav, è caduta sei mesi fa nella tentazione di passare armi e bagagli col Professor Monti, come Angelino, Lupi, il Quaglia, ecc. Lorenzin, proprio perché brava figlia, è stata la più ingenua, mettendosi prima in mostra nell’organizzare le Primarie Pdl con le quali si puntava a decapitare il vecchio brianzolo. Poi, nei confusi momenti del programmato salto carpiato. Solo in extremis, la rottura fu evitata da Silvio Berlusconi che, scuotendosi dal torpore, si rimise alla testa delle truppe. Sui congiurati, però, è rimasto il marchio dell’inaffidabilità. Un neo che a Beatrice dona, facendone la Mata Hari del governo. Ecco perché Renzi abbia aperto il forziere, stanziando a sorpresa 2 miliardi per la Sanità, teme di fare uno sgarro all’amico Angelino Alfano, che questo governo tiene in piedi.

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