Editto Lorenzin. Manidiforbice taglia altri 1,5 mld. Nessun futuro di cura

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b6770900-417d-11e5-98ad-0bae9d08d706_johnny-depp_kika4201580Editto Lorenzin. Manidiforbice taglia altri 1,5 mld. Nessun futuro di cura. “Siamo molto preoccupati per il futuro del Sistema Sanitario in Italia che invece di andare incontro alle esigenze delle fasce sociali più deboli, rischia di penalizzarle ulteriormente”. E’ quanto afferma Lino Busà, direttore della Fipac, l’organizzazione degli anziani della Confesercenti. “Da anni, ed in particolare negli ultimi mesi, denunciamo le difficoltà che le famiglie e soprattutto gli anziani devono affrontare per permettersi un’assistenza sanitaria dignitosa”, sottolinea Busà. “La notizia rilanciata oggi di possibili ulteriori tagli alla sanità per un miliardo e mezzo di euro, ci sembra allarmante: non è possibile che in un Paese in cui il numero di persone anziane elevatissimo ed i poveri sono in continuo aumento, proprio tra gli anziani, si pensi, tra l’altro, di ridurre le esenzioni, rinviare i Lea e le assunzioni di nuovi medici e diminuire le vaccinazioni gratuite”. “In un Paese civile – aggiunge il direttore della Fipac – la salute, insieme all’istruzione, dovrebbero essere gli ultimi capitoli di spesa sui quali intervenire per operare tagli. Ed invece, la sanità è tra i primi ad essere investita, a danno di chi ha meno possibilità e già fatica a curarsi. Non vogliamo più sentire notizie di anziani morti nelle corsie dei pronto soccorso in attesa di cure che non erano in condizioni di pagarsi privatamente. Lo abbiamo detto più e più volte e la risposta rischia di essere rappresentata da ulteriori aggravi. Spero – conclude Busà – che l’Esecutivo rivolga la propria attenzione laddove c’è la possibilità di operare tagli di spesa senza togliere l’assistenza minima a chi ne ha bisogno”

Una situazione drammatica – spiega il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica – non solo perché sono soprattutto i cittadini a risanare i conti attraverso la tassazione locale, vedi l’Irpef, ma ancor di più perché all’aumento dei costi anche delle singole prestazioni non corrisponde un miglioramento dei servizi che sono sempre più parcellizzati e ridotti all’osso. Basti pensare anche agli ultimi episodi di cronaca all’interno di alcuni grandi nosocomi romani, alla chiusura di strutture storiche, alla carenza di risorse e personale nei nostri ospedali. Inadeguatezze che, nonostante le eccellenze, portano la nostra Capitale a collocarsi al penultimo posto nella classifica europea (seguita solo da Madrid) nel rapporto posti letto-residenti”.

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