Il ricatto crudele di Renzi a Berlusconi per far vincere il Sì

o-berlusconi-renzi-facebookRicatto. Berlusconi parla poco di referendum, appare sempre meno sui giornali e sul web, ed è praticamente scomparso dalle reti televisive, pur possedendone ben 3. Il silenzio quasi assordante del vecchio fondatore del centrodestra italiano pesa sul fronte del NO, che, a differenza di quello del SI sostenuto da notevoli risorse economiche, sta combattendo una guerra disperata con pochissimi soldi ed una visibilità minima. Stando così le cose, continuano ad impazzare ovunque delle indiscrezioni circa un presunto patto segreto (o sarebbe meglio chiamarlo ricatto) con cui il governo Renzi terrebbe completamente in scacco, e sotto ricatto, Silvio Berlusconi, condannandolo al silenzio politico. Proviamo, però, a capire meglio cosa starebbe succedendo dietro le quinte dei palazzi del potere. L’ex Cavaliere sta attendendo ancora l’esito del suo ricorso presentato alla suprema Corte di Strasburgo per tentare di riacquistare il diritto a candidarsi alle elezioni politiche. Un diritto che gli è stato portato via in seguito alla sua condanna definitiva in Cassazione. Solo che c’è un ostacolo sul cammino di Berlusconi: il governo. Renzi, infatti, ha tempo fino al 27 novembre per opporsi al ricorso del leader di Forza Italia, facendogli definitivamente perdere ogni speranza di reinserimento in politica. Così, in molti, tra gli addetti ai lavori, sostengono che a Berlusconi sia stato espressamente chiesto il silenzio, la “non campagna” in favore del NO. Renzi non si sarebbe spinto tanto da umiliare Silvio, imponendogli di schierarsi a favore del SI, ma gli avrebbe intimato di mettersi da parte e di aiutare sottobanco il fronte governativo. Altrimenti per lui il 27 novembre sarà davvero l’ultimo capitolo della sua avventura politica.

La Corte europea dei diritti umani ha avviato l’esame del primo dei tre ricorsi presentati contro l’Italia, quello concernente la decadenza del suo mandato al Senato avvenuta il 27 novembre 2013. I togati di Strasburgo, che non hanno ancora deciso nulla sul caso, hanno aperto la fase del contraddittorio tra le parti – l’ex premier e il governo italiano – inviando a quest’ultimo una comunicazione sul ricorso. Un atto formale con cui la Corte di Strasburgo chiede al governo di presentare un riassunto dei fatti che hanno condotto alla fine del mandato parlamentare del leader di Forza Italia e di indicare la propria posizione sull’ammissibilità e sul merito del ricorso di Berlusconi contro l’applicazione della legge Severino al suo caso. Nella comunicazione la Corte pone anche delle domande specifiche legate alle violazioni che l’ex Cavaliere afferma di aver subito, a cominciare dalla necessità di appurare se la decisione del Parlamento di mettere fine al suo mandato costituisca una sanzione penale. Una condizione essenziale che deve essere soddisfatta affinchè i giudici di Strasburgo possano determinare se il leader di Forza Italia abbia subito una violazione del diritto a non vedersi applicata retroattivamente la legge Severino.

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