Inps: 2030 l’anno zero delle pensioni. E la Boldrini…

Inps. Laura Boldrini: “Senza i migranti tra qualche decennio i Paesi europei saranno abitati da anziani per i quali nessuno potrà garantire una pensione” “Di fronte alla costante crescita del fenomeno delle migrazioni, è urgente che l’Europa risponda uscendo dalla logica dell’emergenza, vincendo gli egoismi nazionali, intervenendo con più efficacia sulle ragioni che spingono le persone a partire”. È il messaggio del presidente della Camera in occasione della giornata internazionale del migrante. Ma c’è una tegola che grava sui conti dell’Inps. Un rischio concreto che però i tecnici e i politici si ostinano a voler occultare farciture di buoni sentimenti. Quante volte abbiamo sentito ripetere che “gli immigrati salveranno le nostre pensioni”? Beh, le cose stanno in un modo un po’ diverso. Il 2030 sarà «annozero», quello in cui i conti dell’Inps saranno in pericolo. Arriveremo al punto in cui il sistema pensionistico sarà a rischio a causa delle variazioni dei potenziali pensionati. Gli ingressi nel sistema pensionistico tenderanno ad aumentare e crescerà il divario fra chi lascia la pensione (perché muore) e chi ne riceve una. Allora il sistema pensionistico dovrà cercare di far quadrare i conti. Ma c’ è un altro problema”. “È quello che io chiamo “effetto invecchiamento importato””. A partire dal 2030 avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’ età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200 mila persone all’ anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”. Circa 200 mila persone l’ anno che diverranno anziane e avranno diritto alla pensione. Il fatto è che si tratta di soggetti che hanno iniziato tardi a contribuire. Perché magari si sono regolarizzati in età avanzata, anche a quarant’ anni. Succederà quindi che queste persone avranno diritto alla pensione, ma i loro assegni saranno estremamente bassi, forse sotto i minimi di decenza. Se fra quindici anni ci troveremo tantissima gente in queste condizioni, qualcuno – anche legittimamente – dirà che queste persone non hanno abbastanza, e che si deve intervenire» e lo Stato dovrà in qualche modo aumentare quelle pensioni basse. È un problema latente, ma succederà. E dovremmo tenerlo a mente al momento di emanar leggi e riforme. Molti sostengono come il presidente dell’Inps Tito Boeri, che gli immigrati sono necessari per pagare le nostre pensioni.

Quest’affermazione va letta nel modo corretto; oggi il bilancio dell’immigrazione può esser anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti, e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita. Quindi il loro arrivo non salverà il nostro sistema pensionistico, tutt’altro. Non si possono fare solo discorsi di cassa. Certo, un vantaggio l’ immigrazione lo porta, da quel punto di vista. Ma i contributi versati oggi dagli immigrati giovani non risolvono il problema dell’invecchiamento della popolazione. Perché anch’essi invecchiano. Ad invertire la tendenza, servirebbero flussi tali da pompare costantemente persone giovani, al ritmo di almeno 400-500 mila individui all’anno. Beh, è quello che alcuni politici e analisti auspicano o teorizzano. E poi solo una minima parte rientrerà al Paese d’origine. Se uno arriva qui da giovane e poi invecchia, perché dovrebbe andarsene proprio in tarda età? E cioè quando ha più bisogno di assistenza, quando magari ha figli e nipoti, insomma una famiglia? Ma nemmeno per idea. Restano qui, e usufruiscono dei servizi. O magari torna a vivere in patria, ma con la pensione. Accade già.

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