Inps. Da Gennaio 2017, le pensioni non saranno più pagate il primo del mese

L’Inps rende noto, con una nota in applicazione del decreto 65/2015° che a partire dal prossimo mese, la pensione per milioni di italiani arriverà con qualche giorno di ritardo. Lo comunica l’Inps con la nota del 22 dicembre sui pagamenti delle prestazioni pensionistiche, in conformità a quanto disposto dal d.l. n. 65/2015. L’art. 6 del decreto, col fine di uniformare le procedure e i tempi di pagamento di tutte le prestazioni previdenziali, ha sancito che a decorrere dal 2017, tutti i pagamenti siano effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese. Pertanto, la rata di gennaio 2017, sarà erogata da Poste e banche a partire dal 3 gennaio. Ma lo slittamento al secondo giorno bancabile non riguarda solo gennaio, bensì, secondo quanto dispone il decreto, anche i mesi successivi. La novità riguarda tutte le prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell’Inail. I pensionati che hanno intenzione di chiedere il rimborso delle somme perse a seguito della mancata perequazione attuata dalla legge Fornero devono affrettarsi: il prossimo 31 dicembre, infatti, scatteranno le prime prescrizioni. Con sentenza numero 70 del 30 aprile 2015 la Corte costituzionale ha infatti bocciato la Legge Fornero nella parte in cui aveva sancito il blocco delle rivalutazioni negli anni 2012 e 2013 per le pensioni che superavano l’importo lordo di 1.450 euro mensili (1.088 netti). In tal modo, il governo aveva fatto cassa per oltre 10 miliardi di euro nel biennio, a scapito di circa 6 milioni di pensionati.

Preso atto della bocciatura della Consulta, il governo Renzi ha emanato un apposito decreto legge (n. 65/2015) con il quale si è riconosciuto un bonus, denominato “Bonus Poletti” (dal nome dell’attuale Ministro del lavoro), per tutti i pensionati colpiti dal blocco delle rivalutazioni, con restituzione di un importo medio di appena 500 euro, destinato solo alle pensioni di ammontare non superiore a 3mila euro lordi. Numerosissimi provvedimenti delle magistrature contabile e ordinaria, tuttavia, a fronte di questo riconoscimento solo parziale, hanno accolto i ricorsi dei pensionati, con i quali la costituzionalità del bonus è stata messa in discussione. Nel frattempo, fintanto che la questione non sarà formalmente risolta, il termine massimo per poter chiedere il rimborso di quanto non restituito ai pensionati si sta avvicinando. Almeno quello da rispettare se si vuole aver indietro tutto l’importo spettante a titolo di rivalutazione monetaria, senza attendere per forza le sorti del Bonus Poletti. E l’allarme è arrivato anche dal Codacons e dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che hanno invitato tutti i pensionati coinvolti ad attivarsi entro la fine dell’anno per bloccare la prescrizione, diffidando formalmente l’Inps. Chiaramente, anche da gennaio 2017 gli arretrati dovuti potranno essere richiesti, ma non integralmente: si potrà sperare, infatti, di riavere indietro solo le somme per le quali non sia ancora intervenuta la prescrizione. A tal proposito si ricorda che, per effetto del decreto legge numero 98/2011, i ratei pensionistici si prescrivono in cinque anni.

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