Mattarella brucia i tempi. Aria di inciucio. Possibili consultazioni da giovedì

20160322Mattarella. Per il nuovo capo di governo è in corso un “totonome” tutto interno ai dem. Oltre al nome del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a quello delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, e a quello del presidente del Senato Pietro Grasso, in queste ore ha cominciato a circolare con insistenza quello di Paolo Gentiloni: il ministro degli Esteri avrebbe dalla sua il fatto di essere nativo Pd, di essere uomo delle istituzioni e un renziano di ferro di “rito” rutelliano. L’accelerazione che stanno subendo i tempi di approvazione della legge di Bilancio al Senato non fa escludere che le consultazioni per la formazione del nuovo governo possano iniziare già da giovedì. Secondo fonti qualificate, tutto dipenderà dal giorno che vedrà Renzi ritornare al Colle per scongelare le dimissioni. Il nome di Gentiloni avrebbe il gradimento dei capigruppo Pd di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda che, da capigruppo, potrebbero avanzarne il nome davanti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante le consultazioni che inizieranno dopo il via libera della Legge di Bilancio al Senato. Rimane in piedi l’ipotesi che, in caso di elezioni già nei primissimi mesi dell’anno, Renzi debba rimanere a guidare l’esecutivo per il disbrigo degli affari correnti. In questo modo, come svelato oggi da Adalberto Signore sul Giornale, si giocherebbe tutto a febbraio, appena la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sull’Italicum, cancellando il ballottaggio e rendendo omogenei i sistemi di voto di Camera e Senato.Matteo Renzi vuole giocarsi tutto. Non fra un anno, né a giugno. Ma già a febbraio, appena la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sull’Italicum, cancellando magari il ballottaggio e rendendo omogenei i sistemi di voto di Camera e Senato. Fino ad allora, a Palazzo Chigi resterebbe proprio lui, gestendo in prima persona la fase di transizione. Uno scenario che si è andato delineando nell’ ultimo incontro con il Presidente Mattarella.D’altra parte, Mattarella e il leader del Pd hanno ricette diametralmente opposte per risolvere la crisi in corso ed è dunque comprensibile che il confronto tra i due non sia propriamente sereno. Il premier, infatti, insiste per un uscita di scena rapida, tanto che già domenica notte aveva annunciato le sue dimissioni. Una tempistica che il capo dello Stato pare non aver gradito troppo, considerandola precipitosa e poco rispettosa del timing istituzionale. Una «forzatura» per cercare di mettere il Colle davanti al fatto compiuto. Che Mattarella non veda di buon occhio uno show down non è infatti un mistero. Anzi, più volte il presidente della Repubblica ha fatto sapere di voler garantire prima di tutto la stabilità del Paese. L’accelerazione di Renzi, dunque, è stata interpretata come una mossa da «irresponsabili». Per Mattarella, infatti, in questo momento è prioritario che venga approvata la legge di Stabilità. il capo dello Stato ha dato rassicurazioni all’Europa nel corso di un lungo colloquio con il presidente della Bce Mario Draghi Dimissioni congelate, insomma. E Renzi di fatto costretto a restare in carica. Il punto è capire fino a quando. Perché il leader del Pd sarebbe intenzionato ad approfittare della situazione e prolungare la sua permanenza obbligata. Dopo la legge di Stabilità, infatti, ci sono altre questioni non rinviabili, a partire dal decreto sul terremoto (che deve ancora avere il via libera della Camera). Sarebbe questo una sorta di «compromesso» tra Mattarella e Renzi. Il primo porterebbe a casa la stabilità istituzionale con l’approvazione della legge di bilancio, il secondo, soprattutto, le elezioni anticipate evitando di rimanere in balia del limbo e di quel pezzo di Pd che non vede l’ora di archiviarlo definitivamente.

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