PD vuole “pagare”, e rendere i contributi versati ai parlamentari, in cambio del voto anticipato

Pd. Andare a votare subito. Adesso. In primavera. Entro l’estate. In tv e sui giornali, politici tutti pronti a riempirsi la bocca con belle intenzioni “per ridar voce al popolo italiano”. Già. Peccato, però, che si andasse a votare prima dell’estate 2017, e in ogni caso prima della metà di settembre, il vitalizio degli onorevoli parlamentari verrebbe cancellato. E allora, come fare, per salvare capra e cavoli? L’idea che circola in ambienti parlamentari (che qualcuno attribuisce al Pd mentre dal Nazareno si affrettano a negare che il partito stia lavorando alla cosa) è quella di un rimborso che andrebbe a sostituire la pensione evaporata per quanti siedono per la prima volta in parlamento, qualora si andasse a elezioni anticipate. Secondo quanto riporta il giorno riprendendo alcune denunce dei 5 Stelle, potrebbe trattarsi di una buonuscita, di una sorta di “scivolo” intorno ai 50mila euro. Una ipotesi senza precedenti nella storia della Repubblica. E che sarebbe davvero difficile riuscire a far passare in qualsivoglia modo, visto il clima avvelenato che persiste contro la politica anche dopo il referendum. Ma quando, appunto, si parla di politici, mai dire mai o impossibile. L’obiettivo sarebbe abrogare qualsiasi pensione in favore di deputati e senatori a partire dalla prossima legislatura, la diciottesima. Si tratta dei 950 euro netti mensili da incassare a 65 anni dopo una sola legislatura o 1.500 a 60 anni, dopo due. Una soluzione che metterebbe con le spalle al muro i pentastellati e convincerebbe i parlamentari a incassare subito l’assegno senza aspettare il 15 settembre per maturare il diritto alla pensione minima. Con una norma transitoria che nel frattempo consenta a tutti, anche alla gran parte costituita da coloro che oggi siedono a Montecitorio e Palazzo Madama per la prima volta (608 su 945), di ottenere solo nel 2017 la restituzione (fino al momento preclusa) dei contributi versati dall’inizio della legislatura. Dunque, per i parlamentari, si tratterebbe di posticipare la scelta relativa ai contributi, ma per avere in cambio una cifra che, a fine 2016 ammonta a 48.500 euro e che a inizio anno toccherà appunto quota 50mila.

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