Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, indagato nell’inchiesta su Appalti Expò

Il sindaco di Milano tra i nuovi nomi nel registro degli indagati Per la Piastra, la gara più rilevante, da 149 milioni. Giuseppe Sala è indagato nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla Porocura di Milano sulla Piastra di Expo, ovvero la costosa infrastruttura realizzata a Rho Pero dalla ditta Mantovani. Di fatto Sala è finito sotto inchiesta dopo la richiesta da parte del sostituto procuratore generale Felice Isnardi, che ha chiesto altri 6 mesi per approfondire le indagini. La Procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione a cui però si è opposto il gip Andrea Ghinetti. Gli inquirenti avevano già messo sotto inchiesta gli ex manager Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo, l’ex presidente della Mantovani spa Piergiorgio Baita e gli imprenditori Ottaviano ed Erasmo Cinque. Al centro dell’inchiesta l’assegnazione dell’appalto al consorzio capeggiato da Mantovani che si è aggiudicato la commessa, con un ribasso record del 41,80%, a 149 milioni rispetto ai 272 iniziali. Già agli atti della prima inchiesta, tra l’altro, figurava anche un’annotazione della Gdf, già emersa anche in un altro procedimento due anni fa, nella quale gli investigatori parlavano di un «contesto di evidente illegalità» in relazione all’appalto per la Piastra. Gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria scrivevano all’epoca, tra le altre cose, anche che l’allora amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala, ora sindaco di Milano, il responsabile unico all’epoca del procedimento Carlo Chiesa e l’allora general manager Paris non avrebbero tenuto un comportamento «irreprensibile e lineare».

Pur «con gradi di responsabilità diversi – chiariva la Gdf – attraverso le loro condotte fattive ed omissive hanno comunque contribuito a concretizzare la strategia volta a danneggiare indebitamente la Mantovani (impresa che vinse l’appalto con un ribasso di oltre il 40%, ndr) per tutelare e garantire, si ritiene, più che la società Expo 2015 Spa il loro personale ruolo all’interno della stessa». Sala, poi, come ha messo a verbale l’ex dg di Infrastrutture Lombarde spa Antonio Rognoni, avrebbe detto al manager che «non avevano tempo per potere» verificare la congruità dei «prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani» nel corso dell’esecuzione del contratto con l’inserimento di costi aggiuntivi, e «per verificare se l’offerta era anomala o meno». L’indagine per turbativa d’asta e corruzione era scattata nel 2012 ed era soprattutto finita al centro dello scontro tra l’ormai ex procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e l’ex aggiunto Alfredo Robledo, il quale, su decisione del primo, nel 2014 era stato di fatto estromesso dagli interrogatori ‘centralì dell’inchiesta. I pm nei mesi scorsi hanno deciso alla fine di chiedere l’archiviazione del fascicolo ma il gip Andrea Ghinetti, a fine ottobre, non ha accolto la richiesta, ha convocato le parti per la discussione della vicenda per poi decidere se archiviare o chiedere un supplemento di indagine o ordinare l’imputazione coatta. Nel frattempo, tuttavia, è intervenuta la Procura generale che ha avocato il fascicolo a sé e ha ottenuto un mese di tempo per nuove indagini, termine poi scaduto qualche giorno fa. Da qui la richiesta di proroga per indagare ancora.

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