Allarme rosso su assegni pensioni Inps e previdenza privata. Allo studio tagli a reversibilità

Allarme rosso. Ormai tutti le pensioni sono a rischio, dall’Inps a quelle erogate dalla previdenza privata. Vediamo perché. La Corte Costituzionale ha sentenziato che, a differenza dei pubblici dipendenti “è esclusa qualsiasi contribuzione a carico dello Stato nel momento in cui il flusso finanziario dei versamenti contributivi non risulti sufficiente”. Il che significa che chi non è pensionato Inps potrebbe vedersi tagliare, dall’oggi al domani, il vitalizio. Ma anche l’Inps ha problemi rilevanti, e lo Stato con il debito pubblico alle stelle non sarebbe in grado di poter intervenire, dato che è sempre sotto esame da parte della UE. Il che potrebbe tradursi in una riduzione delle devoluzioni, e sicuramente, come al solito, a pagare tributo sarebbero i più deboli. Perché un conto è togliere mille euro a pensioni che sfiorano i 10.000 euro ed oltre, ed un altro per quelle che aggirano sui 2000 euro, per non parlare di quelle ancora più basse. La sentenza è un modo davvero singolare di tutelare la previdenza di circa 2.000.000 di liberi professionisti che costituiscono quasi il 15% di Pil di questo Paese. Non si spiegano altrimenti manovre quali: a) il d.m. 10.1.14 che consente alle Casse di far compensare i crediti/debiti dei propri iscritti con lo strumento dell’F24; b) la seconda è fornita dal d.l. 66/2014 che ha elevato l’aliquota di tassazione sulle rendite finanziarie dal 20% al 26%. La prima manovra è già stata definita dai commercialisti il “cavallo di Troia” dello Stato per entrare di nascosto nelle Casse private, svuotarne l’autonomia e gestirne le risorse. Ed è proprio così. Lo Stato vorrebbe dunque incassare direttamente tramite l’F24, miliardi di contributi versati ogni anno a fronte di una compensazione di qualche centinaia di milioni di euro. E quando mai riverserebbe i contributi alle Casse ove si pensi che l’Agenzia delle Entrate impiega anni a restituire cifre solo irrisorie? La seconda è un’ostentazione di aberrante diseguaglianza che meriterebbe un ricorso alla Giustizia extra-italiana. Solo questo incremento (dal 20 al 26%) costerà alle Casse un obolo aggiuntivo di decine di milioni di euro (sottratti dunque alle risorse formate esclusivamente dai contributi privati!). Tutto ciò mentre “fondi di previdenza complementare” hanno una tassazione agevolata di solo l’11%. Tutto ciò mentre la tassazione delle rendite finanziarie degli enti previdenziali europei è pari a zero. Tali condotte del legislatore furbetto sono inaccettabili. Se tutto ciò non bastasse, sono allo studio tagli alle pensioni di reversibilità, perché gli istituti di previdenza sono in secca. Ad esempio una coppia che al momento percepisce due pensioni, rischia di vedersene decurtare una, onde evitare la sovrapposizione delle pensioni stesse.

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