Bolkestein: campo libero al lavoro sottocosto. Ambulanti solo “chiasso” mediatico

Bolkestein. Libera circolazione dei prestatori di servizi all’interno dell’Ue e stop alle discriminazioni: questo lo spirito della direttiva. Il decreto milleproroghe approvato dal Consiglio dei Ministri negli scorsi giorni ha rimandato al 2020 l’applicazione della contestata direttiva Bolkestein. È una delle direttive europee che più fanno discutere negli ultimi tempi nelle piccole e nelle grandi città. Ma forse in pochi sanno che cos’è esattamente la direttiva Bolkestein, che tanto spaventa i venditori ambulanti, cosa prevede e come funziona. Diciamo, innanzi, che una direttiva è un atto giuridico comunitario con il potere di vincolare gli Stati membri ad un risultato da raggiungere entro un certo termine. Naturalmente, ogni Paese deve recepire questa direttiva affinché abbia sul proprio ordinamento gli effetti voluti dall’Unione Europea. Il principio del paese di origine è stato subito molto contestato e ha destato vive preoccupazioni: i suoi oppositori sostengono che possa causare del dumping sociale, ovvero stimolare una corsa al ribasso per quanto riguarda le tutele sociali, i diritti dei lavoratori e il livello delle retribuzioni. Il timore che la scarsa protezione sociale dei nuovi stati membri erodesse le tutele dei vecchi stati membri è stato rappresentato in Francia dallo spauracchio dell’idraulico polacco, che avrebbe distrutto gli equilibri del mercato del lavoro francese. Lo stesso timore si è concretizzato in un fatto più concreto in Svezia, dove si è verificato il caso Vaxholm. In Svezia non esiste un legge sul salario minimo, che viene invece concordato dalla libera concertazione tra sindacati e associazioni di datori di lavoro. Per questo motivo un’impresa lettone, che aveva vinto un appalto di costruzione nella cittadina di Vaxhlom, si era ritenuta autorizzata, alla luce della direttiva 96/71/CE, di applicare il salario lettone. Questo caso ed altre situazioni analoghe avevano aumentato le preoccupazioni per l’esistenza di troppe zone grigie nella legislazione proposta, che avrebbero portato a una corsa al ribasso delle tutele sociali. Preoccupazioni analoghe erano state espresse per quel che riguarda la tutela dell’ambiente e dei consumatori.

Nello specifico, la direttiva Bolkestein prende nome dall’ex commissario per la Concorrenza ed il Mercato Interno, l’olandese Frits Bolkestein, a Bruxelles quando a capo della Commissione Europea c’era Romano Prodi. Riguarda il libero mercato dei servizi ed è stata recepita dal Governo italiano nel 2010 (presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Cosa prevede la direttiva Bolkestein? Garantire il rispetto della libera circolazione dei servizi, e l’abbattimento delle barriere tra i vari Paesi. In parole povere: l’amico Frits ha voluto che qualsiasi cittadino appartenente all’Ue possa proporre all’interno dell’Unione Europea la propria attività. Non è poi così complicato. O sì? A quanto pare, sì, almeno a quel che dicono i venditori ambulanti, preoccupati per quello che potrebbe succedere dal gennaio 2017, quando le riforme della direttiva Bolkestein entreranno in vigore. Quando, cioè, in virtù dell’articolo 12 della direttiva, gli ambulanti dovranno partecipare ai bandi per il rinnovo delle licenze insieme alle società di capitali. Una gara ad armi pari? Ecco come funziona e cosa prevede nello specifico la direttiva Bolkestein. Le intenzioni dell’ex commissario olandese sono quelle di semplificare le procedure amministrative e burocratiche per esercitare temporaneamente un’attività all’interno di un Paese Ue e di evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità. In pratica: un venditore ambulante spagnolo (francese, rumeno, tedesco che sia) che vuole trasferirsi temporaneamente in Italia deve avere gli stessi diritti di un venditore ambulante italiano che presta i suoi servizi a casa sua. E viceversa. Come funziona? Creando degli sportelli unici dove, in questo caso gli ambulanti che arrivano dall’estero, possano espletare le formalità necessarie, anche via Internet, eliminando ogni tipo di discriminazione. Per due volte abbiamo scritto “temporaneamente”. Questo è uno dei nodi cruciali della direttiva Bolkestein. Perché, come previsto dall’ex commissario, la libera circolazione dei servizi riguarda i casi di chi si sposta, appunto, “temporaneamente” da un Paese all’altro per fornire un servizio limitatamente nel tempo. E’ quello che gli ambulanti italiani temono di più: l’arrivo di questi “prestatori di servizi stranieri” durante i periodi in cui si lavora di più con il turismo. C’è, però, una domanda da farsi: a quale legge risponde chi attraversa le frontiere per prestare i suoi servizi? La direttiva Bolkestein adotta il principio del Paese di origine, per evitare che chi si sposta diventi matto a studiare le leggi di tutti gli altri Stati membri. Principio abbandonato nella versione definitiva della direttiva, se non per diplomi, regolamenti o autorizzazioni particolari. Ma non per il diritto del lavoro, cioè per tutto ciò che comprende salario minimo, salute, igiene, sicurezza, diritti delle gestanti e puerpere, diritti di bambini e giovani, parità di trattamento tra uomo e donna, ferie retribuite. Si salvano il diritto di sciopero, le condizioni di assunzione e di licenziamento e gli oneri previdenziali. Ci sono anche delle deroghe che riguardano la distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, le qualifiche professionali, i diritti d’autore o le ragioni di ordine pubblico, salute o sicurezza. La direttiva Bolkestein promuove infine la tutela dei consumatori, l’assicurazione professionale, la risoluzione delle controversie, la collaborazione tra autorità nazionali e la creazione di codici di condotta.

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