Horror Prodi, Bersani sponsor. La UE rottama Renzi. D’Alema in cabina di regia

Horror. Bersani contro Renzi vorrebbe schierare le truppe prodiane. Infatti, stranamente, mai negli ultimi tempi il brand Prodi è stato in auge come oggi.  Non è un caso che Paolo Gentiloni nelle scorse ore abbia ricevuto a Palazzo Chigi Renzi, salutandolo con un “Ciao Presidente, benvenuto!”. E  la minoranza Pd, alla disperata ricerca di un leader da opporre a Renzi, lo fa parlando di un “nuovo Prodi”. Ad avviare il tormentone sul “nuovo Prodi” o “giovane Prodi” da svelare al mondo è stato Pierluigi Bersani. “Io ce l’ho in mente chi è – assicura lo storico big del Pd- vedrete…”. Ma dietro c’è D’’Alema. Attenzione. Cosa succede al “sogno europeo”, l’Europa è morta? “Certo, dice Prodi, la mia Europa sì. Ma spero che la crisi la svegli. Ora possiamo solo aggiungere: preghiamo… L’augurio è di poter ancora costruire un’Europa che possa reggere, anche se non con un ruolo da leadership come speravo, il confronto con i giganti del mondo”. Romano Prodi non si fa troppe illusioni sul futuro dell’Unione, sempre più divisa ormai tra interessi nazionali e chiusure politiche, con la Gran Bretagna che ha accelerato il processo di distacco deciso con il referendum. “Sono stato dispiaciuto dalla Brexit – ha detto l’ex presidente della commissione Ue in una intervista a Qn – ma non stupito. Il fatto nuovo è che c’è l’incoraggiamento americano alla Brexit. Una interferenza inedita, secondo me, di poco stile. Dal punto di vista politico conta il fatto che il futuro presidente degli Stati Uniti ritenga la mossa della Gran Bretagna un fatto positivo”. In Europa, continua Prodi, “dovrebbe esserci una strategia unica. Il vero problema è che, anche stavolta, difficilmente ci sarà una politica comune”. “Ci vorrebbe un leader vero – osserva infine l’ex presidente del Consiglio – che si mettesse nei panni di tutti. Chi guida una coalizione politica e una unione di Paesi si deve rendere conto degli interessi di tutti. Mi riferisco alla Merkel”. Intanto, si prende tempo per giungere alla fine di Settembre, quando i parlamentari avranno maturato l’indennità per la pensione. Altro che elezioni! Sulle Camere pesa un macigno, l’elaborazione ed approvazione del programma di bilancio di Stato. Quindi,  per le elezioni se ne riparlerà, forse nel 2018, probabilmente a fine legislatura, quando i guai dell’Italia saranno ancor più amplificati. Ricordiamo la Grecia sull’orlo del default, quando il partito vincente di Tsipras sosteneva l’uscita dalla UE, Varufakis, l’unico a mostrare serie intenzioni uscire fu costretto a farsi da parte. Ecco, i poteri forti, multinazionali, e finanziarie, legate a doppio filo con le società di rating, che possono mettere un Paese in ginocchio. Così come è avvenuto ed avverrà per Renzi. Chi prova ad alzare la cresta all’alba, non vede il tramonto. Dunque, tutti proni.

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