Mozart professore libertino sugli scranni del Teatro Opera di Roma

Mozart. Così fan tutte o, come dice il sottotitolo, La scuola degli amanti. Il regista Graham Vick lo prende alla lettera per il nuovo allestimento dell’opera di Mozart in scena al Teatro dell’Opera fino a venerdì 27 gennaio. I protagonisti di questa commedia d’amore e sull’amore – costruita come un meccanismo ad orologeria grazie al perfetto libretto di Lorenzo Da Ponte, la sua prova più alta di drammaturgo – vanno a scuola e in un’aula con banchi e lavagna ascoltano la lezione del prof., il “filosofo cinico” don Alfonso che prima distrugge le loro spavalde certezze di innamorati certi del proprio fascino e sicuri della fedeltà delle fidanzate e infine, quando minacciano sfracelli per essere stati traditi, li convince che «fortunato è l’uom che prende / ogni cosa pel buon verso, / e tra i casi e le vicende / da ragion guidar si fa». Le rabbie si placano, le coppie si riappacificano, ognuno perdona all’altro, raggiungendo una nuova armonia. Il Settecento galante, sbarazzino e tollerante prolunga fino a noi la sua lezione di civiltà. L’azione comincia in classe e lì rimane sempre; sono i rischi che Vick ama correre quando si innamora di un’idea, una sola, e la porta fino alla fine con cocciuta coerenza. Napoli, il golfo, le brezze del mare previste da Mozart e Da Ponte? Non pervenuti. La bella villa delle due ragazze, Fiordiligi e Dorabella? Neppure. Rischio di claustrofobia? Quasi. A scuola siamo e a scuola restiamo, per tre ore e quaranta. Ma Vick è un grande uomo di teatro e gioca le sue carte con coerenza. Così, la serva Despina diventa una donna delle pulizie con secchio, stracci, panni, scopone, detersivi, scarpe da ginnastica e grembiule da lavoro; la parte è affidata a Monica Bacelli e lei la interpreta con un gusto e una vivacità impareggiabili, che diventano sublime momento di teatro quando con lo spazzolone, muovendosi sul tempo della musica, asciuga il cioccolato versato a terra. Grazie a una dizione e scansione delle parole esemplari, le qualità di cantante e di attrice, inseparabili per questo ruolo e questo repertorio, trovano nella Bacelli un alto punto di sintesi. Quando il libretto le impone di travestirsi prima da medico e poi da notaio, lo fa con una naturalezza e un’ebbrezza da clown, e il teatro è tutto con lei, applaudendola a scena aperta. Emerge, come don Alfonso, anche Pietro Spagnoli, vestito proprio da professore che, a causa di stipendi tutt’altro che lusinghieri, non potrà permettersi di più di quello spezzato giacca e pantalone, camicia e maglioncino. Autorevole nella voce, agile in scena, spiritoso, ma serissimo come educatore sentimentale di queste giovani coppie indifese di fronte alle seducenti trappole della vita. In parte anche il resto del cast. L’orchestra del Teatro dell’Opera è diretta da Speranza Scappucci e si è fatto un gran parlare della rarità di una direzione al femminile, ruolo professionale in netta maggioranza ancora in mani maschili, e per di più in un’opera che parla, anche, della volubilità amorosa di due giovani donne. In questi casi vale sempre la risposta di Marguerite Yourcenar alla domanda di un cronista che le chiese se mai esistesse un punto di vista femminile sulla letteratura. «Esiste forse un punto di vista femminile sul teorema di Pitagora?», replicò la grande scrittrice. Scappucci accompagna molto bene le voci, qualità fondamentale per un direttore d’opera.

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