San Giovanni Addolorata di Roma: lo scandalo dei pazienti desaparecidos

San Giovanni Addolorata. Mia moglie sembrava influenzata. dava sintomi di stare peggio dei giorni precedenti nei quali si era manifestata una forte tosse; inoltre una ripetuta forma di asma le impediva il respiro. Decisi di chiamare il 118. Dopo pochi minuti  giunge l’ambulanza con un medico e due infermieri, che constatatone lo stato l’hanno trasferita alle ore 10,30 al pronto soccorso del S Giovanni. Alle ore 15,00 mi hanno detto all’URP ufficio relazioni con il pubblico che forse l’avrebbero trattenuta per il ricovero. Alle ore 15,30 ho appreso da una infermiera che forse stavano attendendo i risultati della TAC. Il display Smarth con codice a sbarre nella sala di attesa, dava l’indicazione codice giallo e avvisava che erano in corso 22 analisi e 5 esami radiografici. Alle ore 16 ancora nessuna notizia è così è stato fino alle ore 20 quando, essendo le informazioni del display invariate, per mia insistente richiesta ho appreso che l’avrebbero trattenuta nel pronto soccorso perché avevano riscontrato una polmonite bilaterale. Dopo essere rimasta per due giorni su una barella finalmente si è trovato un posto nel reparto Holding e finalmente ha incominciato a stare meglio Ora in tutta questa vicenda pur avendo constatato il grande impegno e la fatica del personale medico e paramedico avrei delle considerazioni da fare. Io e mia moglie siamo stati per più di quaranta anni servitori dello stato, in conseguenza di questo sono convinto che ogni volta che nella mia vecchiaia starò male in salute , speriamo il meno possibile, non mi rivolgerò mai ad una struttura sanitaria che non sia pubblica. Questo per una questione di principio. Infatti esigerei come ogni cittadino ,visto che lo Stato ci impone tasse anche per l’aria che respiriamo, che la sanità pubblica funzionasse come In tutti i paesi europei più evoluti.

In Francia ad esempio già trenta anni fa non esisteva la possibilità che un medico potesse lavorare in una struttura pubblica e contemporaneamente nel privato. L’ambiguità che esiste nella sanità nazionale da questo punto di vista è scandalosa. Primari in strutture pubbliche o convenzionate lavorano in cliniche private e in alcuni casi ne sono proprietari o azionisti. Ricordo che il sottoscritto ha sfidato la sanità e la burocrazia della Regione Lazio dopo che un barone otorinolaringoiatra di un famoso ospedale romano aveva pronunciato il suo verdetto infausto. Costui aveva decretato che il sottoscritto “afflitto” da un carcinoma maligno del cavo rinofaringeo avrebbe avuto venti giorni di vita. Questo perché secondo, il suddetto sanitario, non ci sarebbe stato un sistema per curarlo in quanto localizzato sotto la base cranica e quindi non raggiungibile col bisturi. La diagnosi era giusta ma le conoscenze sulle metodologie terapeutiche veramente scarse. Congedato detto primario otorinolaringoiatra dell’ospedale FatebeneFratelli, non ebbi esitazione a rivolgermi alla sanità francese, avendo modo di verificare quanto avevo già avuto modo di osservare al policlinico di Friburgo anni prima: gli ospedali pubblici in Francia, così come in Germania, già decenni fa erano molto efficienti. Anni prima a Friburgo avevo portato mia madre per tentare di curarla da un sarcoma alla testa. Quindi  potei rendermi conto che la sanità pubblica ed in particolare quella ospedaliera stava per livello di efficienza e di organizzazione cinquanta anni avanti rispetto ai nostri cadenti ospedali. Infatti all’epoca gli ospedali italiani e soprattutto i reparti oncologici erano arretrati sotto tutti i punti di vista. Ma mi sono altresì convinto, che il problema del cattivo funzionamento della sanità in molte regioni d’Italia non è solo strutturale, e logistico ma riguardi soprattutto la sfera etica e comportamentale È un problema etico che da noi manchi il senso dello Stato. Manca infatti tra coloro che lavorano nelle strutture pubbliche di qualsiasi tipo l’orgoglio di sentirsi al servizio della gente e del popolo che nei grandi paesi europei esiste.  In Italia che è Repubblica da solo settanta anni, e Stato unitario da centocinquanta, tutti vedono lo Stato come impositore di gabelle, ovvero come un nemico dominatore che ci frega e quindi se possibile è da fregare. A Friburgo come all’Hospital Paul Brousse di Ville Juife a Parigi, o all’Hospital regionale de la Source presso Orleans nella Loira, ho visto una diversa dignità tra coloro che prestano servizi pubblici.

Nella fattispecie non ho solo incontrato dei medici che erano autorevoli come dei generali sul campo di battaglia, ma ho potuto osservare un personale paramedico fantastico, altamente qualificato, perfettamente addestrato, e inquadrato. Tutto era perfetto ad iniziare dall’accoglienza dall’ordine, dalla pulizia ,dalla cortesia del personale che già da allora portava sul camice immacolato il cartellino distintivo con nome e qualifica. Il livello di avanzamento tecnologico era molto progredito. Tutte le informazioni sul percorso diagnostico e terapeutico del paziente erano informatizzate è disponibili in rete sui monitor di tutti i reparti. Nelle mie ultime frequentazioni del pronto soccorso dell’azienda ospedaliera S Giovanni Addolorata, ho potuto constatare che pur avendo questo presidio un ruolo fondamentale in un settore urbano tra i più estesi e popolosi della città di Roma, con un bacino di utenza di circa ottocentomila persone, ha strutture sottodimensionate e mal organizzate dal punto di vista logistico e funzionale. Si inizia dalla impervia accessibilità su Via della Amba Aradam Mancano i mezzi pubblici, non esistono parcheggi. Tutto il sistema di accesso dei malati e dei parenti è mal distribuito. I posti a sedere per chi aspetta, malati e accompagnatori ,sono appena una trentina, davvero pochi per centinaia di persone che vi accedono ogni giorno. Una persona incidentata o colta da malore, una volta assunta in carico dalla struttura, diventa un desaparecido. Non si da alcuna importanza alla comunicazione verso i parenti che in questi casi sono più in apprensione dei malati. Infatti i parenti anche dopo un intera giornata non riescono ad avere notizie dello stato del ricoverato Se uno di loro osa chiedere informazioni viene trattato come un pezzente che chiede qualcosa che non gli è dovuto. La “giustificazione” è: esiste un display Smarth che ti dice quante analisi e quali visite sono state programmate per il malcapitato. ma di lui e del suo stato di salute nessuna informazione. Questo per i comuni mortali è una sorta di tormento che prolungato nel tempo diventa angoscia. Al contempo irrita il fatto che c,è sempre qualche privilegiato che riesce a entrare nel pronto soccorso, a parlare con il medico di guardia e ad entrare in contatto visivo col suo malato.

Prof. Rodolfo Violo

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