Superenalotto: accordo Stato-Mafia. Hackers delle n’drine “indirizzano” i 6

Superenalotto. Politici e criminalità si sono spartiti la torta. Accordo sottobanco Stato-Mafia. Il “grande regalo” dello Stato, il gioco dagli introiti faraonici, ha fatto si che Cosa Nostra abbia seppellito da quel momento l’ascia di guerra. Ma non solo gioco. È incomprensibile che uno Stato come l’Italia non possa aprire le case chiuse, che nei paesi del Nord Europa rendono oltre 6 miliardi l’anno, e che non  legalizzi tutte le droghe, con rendimenti di Iva oltre i 13-15 miliardi annui, favorendo l’esistenza delle organizzazioni criminali. Ed allora a pagare è sempre Pantalone, cioè pensionati e lavoratori dipendenti.

Superenalotto da 163.538.706 euro. Una cifra record, la seconda di sempre del concorso di casa Sisal. La vincita è stata realizzata a Vibo Valentia, tramite una schedina “due pannelli”. Oltre al 6, il fortunato giocatore ha centrato anche un “6 Stella”, ottenendo così un ulteriore superbonus da 2 milioni di euro. Altre due vincite avvenute a Montepaone in provincia di Catanzaro, dove fu aperta un’indagine. Dai primi riscontri delle forze dell’ordine non emerse alcun esito ma si pensa che potrebbe esserci stato “l’aiuto” di un hacker. Un’ipotesi che, se verificata, potrebbe mettere in seria difficoltà il gioco più amato dagli italiani. La prima vincita milionaria di 4,3 milioni di euro, con una schedina da un solo euro, era avvenuta l’11 gennaio 2015. Dopo sole 48 ore, nella stessa ricevitoria, fu invece centrato un 5stella da un milione di euro. La dea bendata sembra essersi affezionata alla fortunatissima ricevitoria di Montepaone che si trova incredibilmente in via Padre Pio.  Ma, se si ascoltano i matematici, la probabilità che si verifichi un caso simile è talmente bassa da far sorgere qualche dubbio. La Sisal, in un comunicato, aveva definito questa circostanza “clamorosa”. Questo prima di ritrovarsi, però, i controllori della Sisal nella sua ricevitoria i quali hanno stabilito, ad una prima ispezione, che non ci sono stati guasti tecnici. Eppure, questo non è bastato a mettere la parola fine al caso delle due vincite milionarie. Gli inquirenti, infatti, temono che dietro possa esserci la “mano invisibile” di un hacker che ha scovato (e sfruttato) un buco informatico nel sistema. Dalla Sisal, però, negano che il sistema per l’estrazione possa avere delle falle. Resta il fatto che sono in pochi a credere ai miracoli.

Il jackpot (il monte premi) era il più alto al mondo anche grazie a un algoritmo che con il nuovo Superenalotto lo fa crescere in modo molto più veloce di prima. L’ultimo ‘6’ era stato vinto addirittura a luglio 2015, 22 milioni in provincia di Catania. Dalla prima vincita della storia – il 17 gennaio 1998 a Poncarale, in provincia di Brescia, quando furono vinti 11,8 miliardi di lire, all’ultimo “6” assegnato, il Superenalotto ha distribuito oltre 4,3 miliardi di euro solamente tra vincite di prima e seconda categoria. Dal lancio del gioco a oggi, nella caccia alla sestina dei sogni sono stati puntati complessivamente 37,8 miliardi di euro, una cifra che ha consentito all’Erario di beneficiare di ben 18,7 miliardi, con una media di oltre un miliardo di euro all’anno. Nella top five delle vincite più ricche di sempre ci sono anche i 147 milioni vinti a Bagnone (Ms) nell’agosto 2009, i 139 milioni vinti a Parma e Pistoia nel febbraio 2010, i 100,7 milioni vinti a Catania nell’agosto 2008 e i 94,8 milioni vinti ancora nella città siciliana nel maggio 2012. La Campania è la regione che in termini assoluti ha centrato più vincite di prima categoria, ben 19, seguita dal Lazio con 16 e dall’Emilia Romagna con 12. Seguono Puglia e Toscana, rispettivamente con 10 e 9 “6”. Dubbi e sospetti sono stati sollevati dalla Corte dei conti, dalla Direzione nazionale antimafia, dalla commissione parlamentare Antimafia e persino da una quarantina di parlamentari di tutti gli schieramenti politici che hanno presentato interrogazioni molto circostanziate. Il fatto è che sulle concessioni stanno per riaprirsi i giochi. L’ultima legge di stabilità, a esempio, ha reso obbligatoria la “tracciabilità” di tutta la catena societaria di ogni singolo operatore. C’è insomma chi rischia di non vedersi rinnovare la concessione. E qualcuno comincia a chiedersi come mai l’Aams-cioè l’amministrazione autonoma dei Monopoli – abbia permesso che lo Stato italiano diventasse partner di gruppi così poco trasparenti e abbia agito “con grande superficialità” e “senza un approfondito esame dei soggetti che avevano presentato domanda”.  Ma chi c’è in realtà dietro quelle società sotto i riflettori dell’antimafia? Perché i Monopoli hanno accolto aziende con proprietà a dir poco oscure, a cui di fatto viene affidato il ruolo di esattore fiscale? Come funziona il sistema di scatole cinesi delle imprese che operano in Italia con azionisti esteri e con finanziarie in paesi come Svizzera, Lussemburgo o Antille olandesi? Come finirà la partita del rinnovo delle concessioni? Sisal, intanto, l’anno scorso è passata di mano ed è diventata proprietà di CVC Partners. Il fondo di private equity ha rilevato da Apax, Permira e Clessidra l’operatore italiano, assegnandogli il valore di 1miliardo di euro. Il gruppo Cvc ha già effettuato investimenti nello stesso settore, a partire dal colosso inglese delle scommesse William Hill. Questa poco trasparente società richiamò già l’interesse de l’’Espresso “La ‘ndrangheta fa poker a Malta”.

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