Alcol? L’auto intelligente non ti lascia guidare. In Italia patenti facili. Le vetture del futuro

Alcol? Troppe sono le patenti rilasciate senza controlli adeguati. Superato il quiz teorico, sarebbe essenziale, oltre il controllo della vista, anche un test psicologico che attesti la capacità di gestione alla guida, che troppo spesso diviene un’arma letale, se usata senza criterio. Poi analisi del sangue, delle urine, elettrocardiogramma, e un test sui riflessi. Per quanto concerne la pratica su strada, sia per i nuovi aspiranti Nuvolari, che per i rinnovi, innanzi dopo i 70 anni, l’introduzione di corsi di guida veloce con rilascio di attestato di idoneità. Ma fino ad ora di tutto ciò non v’è traccia, e i morti e feriti sulle strade ne sono il triste testimonio. E poi, anche i bollini biennali sull’auto, sono solo una pro forma, si controlla poco o nulla, utili solo allo Stato per raggranellare altra Iva. Ora, invece, a soppiantare il vetusto, ci pensano alcune case automobilistiche attraverso software di ultima generazione, a partire dalla vettura che si guida da sola, a quella che non ti fa entrare se i sensori individuano che il guidatore ha un tasso alcolico elevato od in presenza di droghe. Infatti sta per essere sperimentato sulle auto il programma DADSS (Driver Alcohol Detection System for Safety) che monitora in automatico la presenza di alcol nel sangue del guidatore, impedendo senza alcun intervento dall’esterno – e senza possibilità di manomissione – la messa in moto e il movimento del veicolo. Il controllo del tasso di alcol viene effettuato tramite un sensore agli infrarossi che `penetra´ la pelle del conducente e che rileva la concentrazione nel sangue del soggetto. Il dato viene interfacciato con altre rilevazioni, come quelle relative all’esame dell’aria all’interno dell’abitacolo, una funzione questa che consente al DADSS di rilevare la presenza a bordo di altre persone non sobrie.

Contestualmente, semaforo verde per la Google Car. «Adesso – fa sapere il capo progetto di Google, Chris Urmson – siamo pronti ad annunciare il nuovo passo del nostro progetto: dalla scorsa estate alcuni dei prototipi che abbiamo creato hanno lasciato il tracciato di prova e viaggiato sulle strade di Mountain View, in California, con i nostri piloti di sicurezza a bordo». L’ambizioso obiettivo è di portare questa tecnologia in commercio entro cinque anni.  L’obiettivo finale, spiega il co-fondatore di Google Sergey Brin, è arrivare ad auto completamente controllate dai computer che eliminino l’errore umano, fattore stimato come causa del 90% del milione e 200mila incidenti che avvengono su strada ogni anno nel mondo. Finora, come ha di recente certificato un rapporto Usa, i veicoli a guida autonoma – non solo Google ma anche Audi – sono stati coinvolti in 11 incidenti dall’inizio delle sperimentazioni. Incidenti per lo più causati dal tamponamento di altri veicoli guidati dall’uomo. Tra le tante novità che si potranno vedere durante il CES 2017 a Las Vegas, Rinspeed ha in serbo qualcosa di veramente speciale per gli amanti dell’auto del futuro: durante l’importante evento, infatti, la società svizzera presenterà la sua nuova Oasis, un’automobile in grado di servire la pizza ai suoi occupanti, e che ospiterà anche una serra e avrà dettagli davvero zen. La proposta di Rinspeed non ha alcunché da spartire con quanto intravisto finora relativamente a Google Car o proposte di altre case automobilistiche per i veicoli del futuro, considerando come per esempio come Oasis porti il parquet all’interno dell’automobile, nonché un concetto di relax spinto davvero agli eccessi, considerando la presenza delle piante nell’abitacolo. In sostanza del volante, Oasis mette a disposizione un tavolino a ribalta dedicato appunto ai due passeggeri situati sui sedili anteriori, sul quale consumare la pizza preparata dalla stessa vettura. Anche il concetto di mobilità è reso più smart con questo prototipo, pensato tanto per i privati quanto per i servizi di car sharing, con una differenza davvero interessante. Nel caso in cui ad acquistare l’auto sia una persona, infatti, il veicolo si mette autonomamente a disposizione degli amici del proprietario (sfruttando Facebook o Twitter) per rendersi utile durante i momenti di inutilizzo, per effettuare trasporti ad hoc, assistendo magari familiari, amici o conoscenti, tanto gratuitamente quanto a pagamento.

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