Bruciati 500 mln: il mangia-mangia per ricapitalizzare Unicredit. Mps: allarme bail in

Bruciati 500 milioni di euro per il maxiaumento di capitale da 13 miliardi, quanto l’utile 2016 di Leonardo, ex Finmeccanica, sottoscritto per circa il 95%, mentre l’inoptato verrà offerto in Borsa entro il 10 di marzo. La maggior parte delle adesioni, secondo indiscrezioni, sarebbe dovuta soprattutto all’acquisto da parte di investitori istituzionali, in primis esteri. I principali azionisti della banca, già tutti stranieri, il primo, il gestore americano Capital Research (6,7% del capitale), il fondo di Abu Dhabi, Aabar 5,13%), BlackRock (4,22%) avrebbero confermato la sottoscrizione delle loro quote, se non addirittura accresciuto, mentre la Banca centrale libica (4,22%) vista la situazione in corso nel Paese,non si sa se sia defilata. Le Fondazioni italiane delle Casse di Risparmio hanno ridotto l’investimento sotto la soglia del 5% dal 9% in loro possesso. CariVerona, ad esempio, è passata dal 2,3% all’1,8%, così come Crt scesa dal 2,3% all’1,8%. Quando l’iscrizione del nuovo capitale comparirà nel registro delle imprese si capirà chi comanda in Unicredit (quasi con certezza gli americani). Certo è che per tentare di raddrizzare la schiena ad Unicredit, e a provarne il rilancio sul mercato, c’è voluto un francese, l’Ad Jean Pierre Mustier, perché i vertici italiani che hanno guidato la banca in passato, nonostante 3 aumenti sostanziosi di capitale in 5 anni, sono quasi riusciti ad affossare la banca, peraltro , la seconda d’Italia. Discorso diverso per Mps, che al momento galleggia in balia degli eventi in seno all’Europa. Sulla ricapitalizzazione di 8,8  miliardi, imposta dalla Bce, per evitare il fallimento, si è surrogato lo Stato, ma nonostante le rassicurazioni di Padoan, la soluzione rimane incerta. Infatti, si è innescato un pericoloso cortocircuito tra Bce e Bruxelles. Francoforte sostiene di essere in attesa che la UE approvi il piano di ristrutturazione che la banca sta definendo e convalidi l’aiuto di Stato. Nella capitale belga, invece, pensano che Francoforte debba dare il via libera alla ricapitalizzazione prima che la Commissione UE possa definire i termini della ristrutturazione. Ma c’è di peggio. L’istituto di credito non ha ancora definito il piano industriale per la riammissione del titolo in Borsa, e dalla City di Londra giungono segnali allarmanti sul  ricorso inevitabile al  bail-in.

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