Il Fisco spia tutti i c/c. Nel mirino anche i disoccupati. Sequestro coatto

Il Fisco spia tutti i c/c, ed ora a Luglio col passaggio di Equitalia sotto l’ala dell’Agenzia delle Entrate, le cose sono destinate a peggiorare, perché il Fisco sarà in grado di poter sequestrare la parte dovuta non pagata. Altro che le gli epici racconti di Renzi, che issava alto il vessillo del Fisco amico, dietro la chiusura di Equitalia, che non solo non è defunta, ma sarà ancora più arzilla, e il cui stesso personale entrerà a tutto titolo nello Stato da una apparato privato, senza concorso. Ormai siamo al punto che, se per caso, si vende un quadro con un corrispettivo al di sotto dei 5.000 euro,  e non soggetto ad Iva, con vendita tra privati, all’atto del versamento in banca verrà richiesta una valida motivazione. E torniamo alla famigerata Agenzia delle Entrate che può effettuare accertamenti anche su bonifici, prelievi e versamenti non giustificati, persino nei confronti di contribuenti disoccupati o con un lavoro dipendente. Infatti, chi ha detto che gli evasori sono solo i professionisti, gli autonomi e gli imprenditori? Anche chi non ha una Partita Iva e, magari, ha un semplice reddito di lavoro dipendente o magari è disoccupato può essere oggetto di accertamento bancario. Secondo una recente sentenza della Cassazione, i movimenti sospetti sul conto corrente, che non trovano corrispondenza nel reddito dichiarato, possono far scattare un controllo fiscale. Attenzione quindi ai bonifici, ai prelievi e ai versamenti di somme che poi non possono essere giustificati ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Il fisco può controllare nel conto corrente bancario di qualsiasi contribuente: se dalle risultanze del conto corrente bancario risulta un reddito superiore, la presunzione di evasione fiscale prevista dalla legge scatta, non solo verso i titolari di reddito di impresa o di reddito di lavoro autonomo, ma nei confronti della generalità dei contribuenti. Secondo infatti la sentenza in commento, i dati e gli elementi attinenti ai conti correnti bancari possono essere utilizzati dal fisco nei confronti di tutti i soggetti privati: persone fisiche, titolari di reddito determinato in base alle scritture contabili, redditi di soggetti diversi dalle persone fisiche, redditi accertati d’ufficio. Attenzione quindi a versare sul conto corrente denaro in contanti non tracciabile e la cui provenienza non può essere dimostrata qualora dovesse intervenire un accertamento fiscale. Se tali importi sono di entità tale da risultare sproporzionati rispetto al reddito dichiarato annualmente al fisco, si presume trattarsi di somme non dichiarate. Somme che, pertanto, verranno tassate dall’Agenzia delle Entrate con l’applicazione delle relative sanzioni. L’amministrazione finanziaria può effettuare tali verifiche nei confronti di qualsiasi tipo di contribuente con estrema facilità posto che, con l’introduzione dell’anagrafe dei conti correnti (meglio chiamata «anagrafe dei rapporti finanziari»), la banca è tenuta a comunicare all’Agenzia il saldo e i movimenti sul conto eseguiti dai propri clienti in tempo reale.

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