ILVA: la finta vendita. Morte annunciata di un gigante dai piedi d’acciaio. Operai sul lastrico

Ilva. La cordata in questione viene ventilata da molto tempo. Nostre fonti dirette confermavano la ‘preferenza’ accordata alla Erdemir. La quale però ha sinora raccontato un sacco di ‘favole’, alla stessa maniera di Cassa Depositi e Prestiti ed Arvedi. Quest’ultimo simula un interesse che non possiede, in quanto di recente rifinanziato con soldi della BEI, per tramite del Governo italiano. In qualche modo ricambia il favore ad un governo a pezzi, in un cul de sac. La Cassa ha enormi problemi ad assumere impegni finanziari rilevanti su ILVA, in quanto non esistono le condizioni di mercato per credere davvero in una redditività. Non dimentichiamo che CDP usa i denari dei correntisti e librettisti di Poste, società nel frattempo quotata. Laddove si capisse che getta denari veri in progetti finti, la cosa prenderebbe una piega molto pericolosa, persino per gli amministratori. Inutile anche soffermarsi sulla situazione processuale e giuridica dello Stabilimento. Che è ancora dei Riva e degli Amenduni, i quali hanno citato Stato e Commissari in tribunale (per quasi un miliardo complessivo), in quanto vendono ciò che non è loro. In più è fallita, indebitata e sequestrata. Il decimo decreto è naturalmente del tutto illegittimo, come ventilato persino da esponenti nazionali e locali del PD, per di più di recente il GIP di Taranto si è rifiutato di riconoscere l’esimente dell’immunità, in quanto essa era legata a lavori di ambientalizzazione (termine che peraltro non ha alcun significato scientifico) e bonifica, mai svolti. E ad un termine sempre più vicino. Quindi chi la compra e chi sinora l’ha amministrata sono pienamente processabili. E infatti sono sotto processo. Cimolai nel frattempo ha rinunciato a realizzare le ciclopiche coperture dei parchi minerari. In UE è in corso una procedura di infrazione per aiuti di Stato, che certamente già si sono verificati. Ancora, si attende un processo accelerato, per volontà della stessa corte, che è in corso all’AIA, ed ha a che fare coi diritti fondamentali dell’uomo. Una sentenza non dovrebbe tardare. Cina ed India sono in immensa sovrapproduzione ed è in corso battaglia per i dazi doganali sull’acciaio, da loro venduto a costo irrisorio e di qualità analoga a quello prodotto da ILVA, in molti casi. Se i dazi fossero preservati oltre il 2016 esporrebbero tutta la Comunità Europea a rappresaglie cinesi. Dulcis in fundo, nemmeno Erdemir è privata, ma appartiene ai militari turchi, in questo momento vicini alla politica del nostro governo. Come i fratelli musulmani che scorrazzano per Taranto, fra Chiesa e massoneria. E l’Iran. Questo allineamento geopolitico non sarà quasi certamente permesso da potenze antagoniste. Ma ben più forti. Spero di aver reso, così in breve, la gravità del caso e la certezza che nessuno possa davvero pensare di affrontarlo, se non a parole. Il destino è già segnato.

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