Ambulanti e Taxi sciopero senza fine. Ma a pagare la multa salata Ue siamo noi. Le cifre

Ambulanti e Taxi sciopero senza fine. La direttiva europea “Bolkestein” per i capitoli inerenti gli ambulanti, mercati rionali, e stabilimenti balneari, è stata approvata solo dall’Italia, e ciò perché la legge impone una gestione concorrenziale e trasparente delle risorse naturali, e l’Italia è l’unico paese in cui il ruolo dei mercati viene considerato una “ risorsa naturale”. La Spagna, invece, ha rinviato tutto a 75 anni per gli ambulanti e per gli stabilimenti balneari a 90. Dunque, l’Italia, sotto il governo Berlusconi ( 2010), recepì l’intera direttiva UE. Il provvedimento doveva essere attuato entro il 5 luglio 2017, ma dopo le proposte furibonde delle categorie interessate, questo è stato procrastinato di 2 anni. Intanto, però, le proroghe si pagheranno a caro prezzo, poiché la UE applicherà le sanzioni del caso, come per le quote latte che in 14 anni ci sono già costate ben 1,4 miliardi. Il perché del rinvio sarebbe giustificato nell’attesa delle elezioni olandesi, francesi e tedesche. Perché se vincessero le destre, addio UE, trattati e normative. Intanto, tutto il comparto degli ambulanti sciopererà di nuovo domani (15 marzo), mentre i taxi  giovedì 23, contro Ncc, Uber, e la Bolkestein.

Tutto ciò accade, dopo l’inserimento nel Decreto Milleproroghe della scadenza concessioni al 31.12.2018 il tema ora è la fuoriuscita definitiva degli ambulanti dalla Direttiva Bolkestein, sulla quale è stata già avviata una interlocuzione con il Governo e con tutte le Forze Politiche presenti in Parlamento. Proprio nei giorni scorsi infatti una delegazione delle Associazioni promotrici del movimento NO Bolkestein in Italia è stata ricevuta dal Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, per un primo esame della problematica. Mentre assistiamo a continue proteste da parte degli ambulanti contro la Bolkestein perchè – a loro dire – li ridurrebbe sul lastrico, l’Autorità per la Concorrenza e il Mercato ha pubblicato un parere molto dettagliato, secondo il quale la direttiva verrà invece applicata in maniera sbilanciata a favore delle bancarelle. Secondo l’Antritrust le Regioni hanno previsto una serie di vantaggi per gli ambulanti che di fatto cancellerebbe la portata rivoluzionaria della Bolkestein. Il parere ricostruisce la storia di questa norma europea e le sue finalità che sono quelle di aprire al mercato, e a nuovi operatori settori tradizionalmente chiusi.

Basti pensare a quello degli stabilimenti balneari ma soprattutto al commercio ambulante. Il documento spiega che l’articolo 12 della Direttiva e l’articolo 16 della legge 59/2010 (con la quale l’Italia l’ha recepita) impongono una durata limitata delle concessioni e nessun vantaggio a chi già opera. Le Regioni, invece, hanno stabilito che su tutto il territorio nazionale le concessioni per le bancarelle dureranno 12 anni e che chi ha già un banco verrà premiato con 40 o 60 punti in base all’anzianità di licenza. Lo scopo di questo provvedimento da parte delle Regioni è quello di salvaguardare al massimo gli attuali operatori e di permettere il rientro degli investimenti sostenuti. L’Antitrust non è affatto d’accordo con questa filosofia: mettere in piedi una bancarella non richiede particolari investimenti – afferma il parere – e soprattutto permettere una durata così lunga delle concessioni “può alterare il funzionamento del mercato, rendendo più difficoltoso l’ingresso da parte di nuovi operatori“.

Con le norme attuali, col favore  cioè  che le Regioni hanno riservato agli ambulanti, questi potrebbero dormire sonni tranquilli. La loro protesta è dettata da due fattori: in primo luogo il terrorismo psicologico innescato dalle false notizie che circolano in Rete sulle multinazionali che entrerebbero a dominare il mercato levandolo ai poveri ambulanti. In secondo luogo dall’azione messa in atto dalla famiglia Tredicine che avrebbe lei, sì, molto da perdere con la Bolkestein perchè sarebbe costretta a limitare il numero di licenze in proprio possesso L’Antitrust ha dato 60 giorni di tempo alle Regioni e al Ministero dello Sviluppo Economico per metterci una pezza (espressione nostra ovviamente). C’è da capire se vorranno ridurre i tempi delle concessioni e ridurre il punteggio per gli attuali operatori o se faranno qualche aggiustamento di facciata per lasciare invariata la sostanza delle cose.

Intanto l’Unione Europea, potrebbe aprire una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, addebitando una multa salata. E’ la stessa cosa che accadde sulle “quote latte” quando tutti noi fummo chiamati a pagare per il mancato rispetto delle norme da parte degli allevatori. Una tassa aggiuntiva che sarà una doppia beffa per i romani: continueranno a vivere in un gigantesco suk e dovranno pure pagare una multa. Alle “stelle” è arrivato anche l’ammontare delle multe che l’Europa ha inflitto all’Italia nel corso degli ultimi dodici anni. Le sanzioni riguardano aiuti di Stato considerati illegali, emergenza rifiuti in Campania, scarti pericolosi, e discariche abusive non bonificate. L’ultima stangata è sulle quote latte. Gravi carenze anche nella depurazione delle acque. Immigrazione: la Commissione Ue ci bacchetta sull’accoglienza di chi richiede asilo, e sui minori.

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