“Attila” Profumo: fa fallire Divania, inguaia Mps, ma lo premiano. L’ombra di De Benedetti

“Attila” Profumo. Borsa, Fondi, e magistratura affondano l’ex Ad di Unicredit, poi, Presidente di Mps, ed ora Ad di Leonardo (ex Finmeccanica). Che cosa accade? Il titolo Leonardo continua la sua corsa in picchiata, e sì, perché Profumo è indagato dalla magistratura milanese per il periodo relativo alla sua presidenza di Mps, dall’aprile 2012 al settembre 2013, dopo aver condotto una politica a dir poco ambigua. E non bastasse, ora una nuova tegola s’abbatte sulla sua testa. Infatti, il gip Salvatore Bloise del Tribunale di Lagonegro, in Provincia di Potenza, ha rinviato a giudizio l’ex banchiere. La decisione risale al primo marzo scorso.

Insieme a Profumo è rinviato a giudizio, con l’accusa d’usura bancaria, anche Raffaele Picella, ex Presidente della Banca della Campania. La vicenda giudiziaria ebbe origine nel 2014, con la denuncia fatta da un imprenditore di Sala Consilina, del settore concessionarie auto. Nella querela l’imprenditore lamentava l’applicazione da parte delle due banche, di tassi usurai ai suoi danni. E c’è un’altra storia degna di nota, quella della società Divania di Bari, fatta fallire, quando Profumo era in Unicredit. Il manager è imputato per la distrazione di 183 milioni, per aver prelevato la somma dal c/c della società pugliese, in assenza dell’autorizzazione della Divania stessa, e che ha creato danno agli altri creditori, i quali hanno dovuto chiedere l’iscrizione al passivo del fallimento Divania.

Tra l’altro, secondo autorevoli voci di corridoio, sembrerebbe che Profumo sia uno stretto compagno di De Benedetti, patron di La Repubblica, il quale ne avrebbe, in un certo senso, preso le difese. Altra spina per il fondatore di Blubell, Giuseppe Bivona, che carta alla mano, ha accusato sia Viola che Profumo, rispettivamente Ad e Presidente di Mps, “di aver fornito ai mercati dichiarazioni false”, con lo scopo di nascondere le operazioni con Deutsche Bank e Nomura, vicenda giudiziaria tutt’ora in corso.

I vertici, scrive Bivona, sono responsabili, tra l’altro, di aver fatto contabilizzare alla banca derivati come titoli di Stato ed aver presentato tutti i bilanci 2012, 2013, 2014, e la trimestrale al 3° giugno 2015, falsi”. Questi i passi più rilevanti delle lettere inviate al Presidente del Consiglio, Gentiloni, e al ministro dell’Economia Padoan. La missiva prosegue rilevando che “Al di là dei risvolti penali della vicenda giudiziaria, tutt’ora in corso, Le ricordo che sotto la leadership del Dr Profumo quale Presidente della Banca Mps, ha consumato una distruzione di valore che ha pochi precedenti nel sistema bancario italiano con due aumenti di capitale per un totale di otto miliardi di euro che si sono tradotti in un’equivalente azzeramento di valore per i soci che li hanno sottoscritti”.

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