Batosta imminente. Iva al 24%. Cura da cavallo imposta dalla UE. Massacro per la ripresa

Batosta imminente. Mentre il Presidente del Consiglio, Gentiloni, pensa di poter ridurre il cuneo fiscale per i nuovi assunti del 4-5%, senza copertura adeguata, nell’incontro recente a Parigi, con Germania, Spagna e Francia, si è chiesto senza replica all’Italia di provvedere subito all’aumento Iva dal 22 al 24%, per cercare di rimettere, almeno in parte, i conti a posto: riduzione del debito e nuove risorse per investimenti, dal momento che Fisco ed Equitalia riescono a recuperare solo spiccioli. Infatti, solo per il 2016 l’evasione ammonta a circa 300 miliardi. Fanalino di coda in Europa.  “L’Unione europea vuole imporre subito all’Italia l’innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al 13%. La richiesta è arrivata al governo italiano e si inquadra in una manovra, studiata nei dettagli dai tecnici di Bruxelles, volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi. Il caldeggiato inasprimento dell’Imposta sul valore aggiunto, pertanto, è slegato dall’eventuale azionamento delle clausole di salvaguardia previste dalle leggi di stabilità e di bilancio approvare negli scorsi anni. Ma a nostro giudizio, l’Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla fortemente: si tratterebbe di un’altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica”. E’ quanto denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, dopo aver visionato la documentazione predisposta dagli uffici della Commissione Ue e allegata alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviata al governo italiano il 22 febbraio 2017. “Il progetto – prosegue Pucci – prevede di utilizzare il maggior gettito derivante dall’incremento delle aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più bassi. Le stesse simulazioni della Commissione, però, mostrano come gli stipendi avrebbero benefici assai contenuti a fronte di sicuri aumenti dei prezzi che finirebbero col fiaccare i consumi e dunque di mettere una zavorra alla crescita del Paese. Riteniamo pertanto fondamentale che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni non dia seguito a questa ennesima, assurda imposizione dell’Unione europea”.

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