Carie, cancro, cecità: Big Pharma ha cure risolutive e brevetti, ma detta i tempi e chi guarire

Carie, cancro, cecità. La legge non prevede che un brevetto farmaceutico debba necessariamente esser messo in commercio subito. Anzi, tutt’altro. Può rimanere fermo fino a 18 anni, e con possibile allungamento dei tempi. Così accade che cure definitive per carie, piorrea, granulomi (studi effettuati sugli squali), tumori, o retinopatie, glaucomi, cecità, restino ad ammuffire nei cassetti. E così Big Pharma può dormire su due guanciali. Continua a produrre brevetti ma non li mette in commercio, utilizzando, invece, fino all’ultima goccia, la produzione dei farmaci in essere, come la famigerata e dannosissima chemioterapia, che verrà sostituita quando Big Pharma, bontà sua, avrà il buon gusto di farlo. Se ci fosse davvero da parte dei medici tradizionali un mezzo veramente efficace per guarire il tumore non ci sarebbe bisogno di operazioni, asportazioni e lunghe e spesso mortali terapie. Il paziente che fa la chemio deve fare cortisone, e con esso si produce un grave danno dell’apparato digerente, più innalzamento dei valori glicemici. Quindi oltre a lievitare, ed andare incontro al diabete, il malato deve assumere un gastro protettore. I medici non lo diranno ma chemioterapia e farmaci con cortisone distruggono il sistema immunitario. L’assunzione di cortisone e veleni chemioterapici svilupperanno dei funghi nel corpo indebolito, e quindi saranno prescritti degli antibiotici che non faranno altro che distruggere la flora batterica. Le persone trattate con chemio vomitano ed hanno problemi digestivi, così sotto con i blocca vomito.

Tutto questo mentre vi diranno che stanno curando. Tornando ai brevetti, dovrebbe essere obbligatorio una volta ottenuto, produrre il farmaco entro due anni, altrimenti passaggio allo Stato. Ma ciò non accade perché è Big Pharma a dettar legge. Poi, c’è il problema dei prezzi senza calmiere. Attraverso la concessione di un brevetto viene conferito un diritto esclusivo (monopolio) su un’invenzione, in base al quale si può vietare a terzi di produrre, usare, mettere in commercio, vendere o importare l’oggetto dell’invenzione. Quindi un brevetto (o “patent” in inglese, dal latino patens: essere manifesto) non rappresenta l’autorizzazione ad attuare un’invenzione, ma conferisce un monopolio per il suo sfruttamento industriale. Questo concetto è ancor più chiaro per i farmaci, per i quali il permesso di vendita viene ottenuto solo con una specifica autorizzazione all’immissione in commercio (A.I.C) da parte delle Autorità competenti. Al titolare di brevetto è consentito invece, dopo ottenimento dell’AIC, non solo di vendere il prodotto, ma anche di vietare a chiunque altro di farlo senza aver ottenuto la sua autorizzazione (ad esempio attraverso l’ottenimento di una licenza). Infatti, con la pubblicazione della domanda di brevetto, dopo un periodo di segretezza di 18 mesi. Il brevetto per invenzione ha una durata di 20 anni dal momento del deposito della domanda. Prolungamenti della durata del brevetto sono previsti per quelle invenzioni in cui l’immissione in commercio è regolamentata da una procedura amministrativa che ne ritarda sensibilmente l’immissione in commercio come nel caso dei farmaci. Il prolungamento della durata brevettuale dei farmaci è garantito dai Supplemetary Protection Certificate (SPC), definito in Europa dal Reg. CE 1761/92.  Si può ben apprezzare che la vita “commerciale” di un farmaco si apre solo in prossimità della scadenza del brevetto.

Nel frattempo, per ciò che è noto, restituire la vista a chi l’ha persa non sembra più un obiettivo tanto lontano. Il progetto italiano della retina artificiale sta infatti dando importanti risultati: un’equipe multidipartimentale di ricercatori – dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit), in particolare del Centro di neuroscienze e tecnologie sinaptiche (Nsyn) e Centro di nanoscienze e tecnologie (Cnst), al dipartimento di Oftalmologia dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona), Innovhub-Ssi Milano e l’Università dell’Aquila – ha restituito capacità visive a animali ciechi grazie all’impianto di un dispositivo organico altamente biocompatibile che converte gli stimoli luminosi in segnali elettrici per il cervello. Su alcuni dei cosiddetti Big Killer: tumore al seno e al polmone innanzitutto, all’apparenza sembra non si sia scoperto alcun risolutivo, mentre per melanomi, neoplasie di rene, pancreas e della zona testa- collo, meno diffusi, i nuovi farmaci riscuotono ottimi risultati, lì solo perché in precedenza non esistevano terapie. D’altronde, la ricerca farmaceutica, che prende anche ingenti sovvenzioni dagli Stati, deve mostrare un “lavorio alacre”, per continuare ad usufruire del flusso. Ecco perché si butta a pesce su tumori rari e poco diffusi e per i Big? Meglio cronicizzare il malato e che al gran buffet accorrano in tanti; dotti medici e sapienti.

Infine, un incredibile studio inglese sugli squali ha permesso di scoprire le cellule sono alla base della continua rigenerazione dei denti in questi animali, cellule che possiede anche l’uomo e che se opportunamente stimolate potrebbe rivoluzione la scienza odontoiatrica. Potremmo dire per sempre addio alle protesi e far spuntare i denti caduti in maniera naturale. Secondo lo studio dei ricercatori dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista Developmental Biology, la lamina dentaria, costituita da cellule epiteliali nell’uomo consentono solo un ricambio, dai denti da latte a quelli permanenti. Diversamente da noi gli squali, che possono avere contemporaneamente fino a 3.000 denti sviluppati su più file, ne perdono almeno 30.000 nel corso della vita, ma quelli persi ricrescono nel giro di qualche mese. Il team guidato da Gareth Fraser, analizzando gli embrioni di una specie di squalo detta Gattuccio, ha individuato il gruppo di geni responsabili del programma di ‘rigenerazione permanente’ e della formazione della lamina dentaria. “La notizia positiva – ha detto Fraser al Daily Mail – è che questi stessi geni sono responsabile dello sviluppo di tutti i denti dei vertebrati, compresi gli esseri umani”.

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