Ecco chi prova a disarcionare la Lorenzin per i suoi misfatti. Morti record nel 2016

Ecco chi prova a disarcionare. Zingaretti, è ufficiale, proprio non accetta la sforbiciata proposta dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, già perché il suo decreto, già firmato a dicembre scorso,  prevede l’entrata in ruolo nel Lazio di 3.500 lavoratori nella sanità pubblica entro il 2018, di cui 1.700 già da quest’anno. Si tratta di precari e nuovi assunti, tra medic i,infermieri e tecnici. La Lorenzin, invece, li vorrebbe ridurre a 400, perché Mef e Ministero della Salute, hanno riscritto i piani delle regioni per i loro fabbisogni sanitari.

Dunque, è scontro frontale, e Zingaretti ha puntualizzato: “la firma sul decreto non la ritirerò, piuttosto mi dimetto io”. E’ evidente che la ministra, di fronte allo sconquasso, non sia in grado di rafforzare le mura pericolanti, ma propensa a continuare a spalancare la porta alla sanità privata. E ci si chiede come sia possibile che una non laureata, senza curriculum di rilevanza, sia potuta entrare a gestire un ministero di tal rilevanza, mentre tanti laureati non riescono a trovar lavoro in Italia e costretti a migrare. Fatto sta che Beatrice sia la pupilla di Alfano, così prendere o lasciare. Questo signori, è il giro di poltrone condotta dal Pd.

E veniamo ai dati mortificanti della Sanità. Lo Stato spende il 32,5% in meno del resto dell’Europa. Infatti crescono i morti, e non a caso. Il quadro della situazione das depressione lo fornisce il rapporto Crea sanità, dell’Università di Roma Tor Vergata, ma che dice anche di peggio. Che la  spesa a carico dei privati.

Il primo dato importante, certificato dal Rapporto, è che nonostante gli aumenti degli ultimi anni, la spesa sanitaria italiana resta inferiore rispetto a quella dell’Europa Occidentale: il divario è del 32,5% per quanto riguarda la spesa totale e del 36% per la sola spesa pubblica. L’Italia, in rapporto al PIL, spende per la Sanità il 9,4%, contro il 10,4% in media dell’Europa Occidentale. Si legge nel rapporto: “Negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria pubblica italiana è cresciuta dell’1% medio annuo contro il 3,8% degli altri Paesi dell’Europa”.La spesa sanitaria privata ha raggiunto quota 36 miliardi, di cui l’89,9% out of pocket (cioè spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie), solo il 10% intermediata dai fondi sanitari integrativi e complementari, o da compagnie assicurative. A livello regionale le differenze di spesa sono allarmanti. La Provincia Autonoma di Bolzano è la Regione in cui nel 2015 si è speso di più; la Calabria è quella in cui si è speso meno.

Rapporto c.r.e.a. sanità

Nel 2014 il 77,0% delle famiglie ha effettuato spese sanitarie ‘out of pocket’ (erano il 58,0% nel 2013). Il 5,0% delle famiglie, soprattutto quelle del Centro e del Sud, ha dichiarato di aver ridotto le spese sanitarie private, spesso le ha proprio annullate. Dati purtroppo già tristemente noti: solo poche settimane fa uno studio del Censis aveva evidenziato che 11 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. E per quanto riguarda la sanità integrativa? La spesa sanitaria privata intermediata rappresenta solo il 10,1% della spesa privata: molto meno che nel resto d’Europa. Ciò che il Rapporto ha evidenziato, tra le tante cose, è la “la necessità di definire nuove strategie di sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale”, anche perché in futuro sarà sempre più difficile per il Ssn “mantenere (o forse più correttamente di raggiungere) la globalità della risposta assistenziale pubblica”.

Rapporto Health 2016

Dal 2010-2015, l’Italia ha ridotto la spesa sanitaria. I tagli nel complesso ammontano a 34 miliardi. Le conseguenze nefaste sono che dal solo 2015 i morti sono saliti da 598 mila a 680mila nel 2016. Effetto anche della drastica riduzione dei posti letto, in 5 anni ben24 mila unità in meno.

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