La Creazione e il post mortem sono un algoritmo. Dio è pensiero-energia

La Creazione. Un algoritmo è un insieme finito ed ordinato di operazioni per risolvere una classe di problemi, per esempio una ricetta da cucina, può essere considerata come un algoritmo che partendo da un insieme di singoli alimenti di base ed eseguendo una sequenza di passi, produce come risultato un piatto composto. Possiamo quindi definire l’algoritmo come una sequenza ordinata e finita di istruzioni. Il primo algoritmo di cui si abbia documentazione si trova in un papiro egiziano del 1650 a.C. che contiene un algoritmo per la moltiplicazione, e tale viene tuttora utilizzato nei circuiti di unità aritmetico/logiche dei calcolatori elettronici. Dio è pensante, senza materia, mentre negli uomini il pensiero viaggia assieme al corpo, dimensione ingabbiata. Ma se si prova ad allargare l’orizzonte mentale, si potrebbe anche poter comprendere la dimensione diversa del pensiero senza corporalità. I neuroscienziati stanno scoprendo le regole con cui miliardi di neuroni sono organizzati in reti, che a loro volta funzionano come un’unica rete coerente che chiamiamo cervello.

Le ricerche suggeriscono che l’organizzazione di questa rete è cruciale per la nostra capacità di dare un senso ad un mondo che cambia in continuazione. I neuroni formano reti estendendo i propri assoni  che stabiliscono contatti con altri neuroni. I contatti permettono a un segnale di viaggiare lungo la cellula nervosa e di innescare un’onda di corrente in altri neuroni. Ciascun neurone può unirsi a migliaia di altre cellule, vicine oppure nell’emisfero cellulare opposto, le reti possono quindi assumere un numero incredibile di configurazioni, e il modo di organizzarsi di una particolare rete del cervello ha un effetto enorme sul suo funzionamento. D’altronde, le religioni hanno sempre cercato di tirare l’acqua al proprio mulino, e mai proposto fattibili scenari post mortem, solo storielle-dogmi inculcati a masse ignoranti ed intimorite. Le fedi non chiariscono affatto. Punto di partenza focale la resurrezione del Cristo. È lì che si cela la chiave. Il corpo, la materia che risorge o meglio si reincarna, un segnale forte al popolo, giacchè la carne è materia, e la materia è vita come noi la conosciamo. L’eterno, e non il transitorio. Allah è grande, giunto 600 anni dopo Cristo, introdotto da Maometto.

Egli sottoscrisse in sogno i dettami del suo Dio nel silenzio del deserto. Come i 10 comandamenti dettati da Dio a Mosè. E tornando a Cristo, la Sindone, invece è prova tangibile delle energie che possediamo. Energia impressa su tela, e mai cancellata. Ed è da qui che si dovrebbe partire per cercare di addentrasi nell’Universo delle energie. Cristo, era un esseno, aveva conoscenze superiori, e sapeva utilizzarle. Era in grado di stabilire un contatto energetico con la Fonte-matrice. E viaggiando sulle ali del pensiero ciascuno di noi potrebbe essere in grado di entrare in empatia. Le preghiere, invece, sono state create ad hoc, ma Dio ascolta solo il pensiero, non una cantilena. E’ radicata convinzione tra gli egittofili, che la compilazione del Salmo biblico 104, sia stata fortemente influenzata dal testo, appartenente ad Akhenaton, dell’Inno ad Aton. Molti vogliono riconoscere nel faraone Akhenaton, il primo monoteista della storia, ed alcuni lo definiscono il precursore dell’ebraismo, attribuendo a Mosè una forte influenza derivante dal culto del Sovrano della tarda XVIII Dinastia. Ma forse sono di più coloro che lo ritengono, impropriamente, un eretico, per aver “osato” sfidare Amon e, soprattutto, il suo clero.

E più forte è l’energia maggiormente il messaggio giungerà a meta. L’algoritmo è sganciato dal sistema preghiere. Dopo la morte, sarà sempre un algoritmo a riconoscere chi dovrà essere catturato dalla luce eterna (non quella da noi conosciuta che viaggia a 300 mila Km sec), e nella frazione del pensiero si giungerà a destinazione. L’anima emette uno spettro luminoso e l’algoritmo lo scansionerà. Le frequenze  mancanti non permetteranno la risalita, e le anime dovranno tornare a soffrire nella Terra-Inferno. Non sono Cristo, ma ho imparato, nel tempo ad usare, almeno in parte, le energie del Padre.  In questo mondo sempre più schizoide, tutti ricercano un benessere migliore, e non si pensa più alla falce nera che può abbattersi in qualsiasi momento. La creazione rimane il mistero per antonomasia, posto nelle mani di religioni “magnone” alla conquista del solo potere temporale. Credere in un creatore è cosa, identificarlo ed incontrare la sua energia, altra. E poi, la favola del giudizio universale, ove tutti  rincontreremo i nostri cari. E come li riconosceremo? Solo attraverso energie similari, più o meno come il Dna, che è la matrice.

Big Bounce”, un grande rimbalzo. Secondo la teoria della relatività, quel punto di dimensioni infinitesimali da cui ha avuto inizio tutto quanto è identico al punto al centro di un buco nero: una “singolarità”, un punto cioè in cui le leggi della fisica classica cessano di essere applicabili. Ma applicando la meccanica quantistica allo studio della relatività, si potrebbe riuscire a dimostrare che la singolarità all’inizio dell’universo non è realmente tale. La teoria detta della gravità quantistica a loop, una delle tante proposte per conciliare relatività e meccanica quantistica, suggerisce che prima del nostro universo un precedente universo in contrazione si è ridotto fino alle dimensioni di un punto minuscolo. Ma prima che si giunga alla singolarità, gli effetti quantistici della gravitazione impediscono il collasso dell’universo dando un vero e proprio calcio, che porta il cosmo a rimbalzare e ad espandersi nuovamente.

Il grande pensatore profetico Aldous Huxley descrisse i suoi esperimenti, a scopo mistico-filosofico, con le droghe psichedeliche. In realtà, Huxley aveva preso il titolo del proprio libro da un magnifico verso di Blake, tratto da una delle vette gnostiche della sua opera Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno: “Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”. Questa frase fu una sorta di intuizione iniziatica, di faro esistenziale per Morrison, accanto ad un altro memorabile aforisma tratto dalla stessa serie di Proverbi Infernali del testo citato: “La via degli eccessi conduce al Palazzo della Saggezza”. Parole potenti e profetiche che, se decontestualizzate dal contesto sapienziale in cui Blake le aveva inserite, facilmente hanno potuto rappresentare un viatico filosofico per avventurarsi verso sentieri pericolosi di autodistruzione. Nella grande, fervida confusione di fine anni ’60, in cui filosofia orientale e poesia simbolista convivevano nel grande calderone della controcultura, il messaggio e la poesia di William Blake sono stati oggetto di perniciose deformazioni. Prima e dopo Morrison, molti “poeti del rock” si sono dichiaratamente ispirati alle visioni mistiche del visionario artista inglese, per citare solo i principali: Bob Dylan, innanzitutto, l’unico forse ad aver scritto dei versi accostabili al modello, che nella splendida Every Grain of Sand si rifarà ad una celebre quartina degli Auguri dell’Innocenza: “Vedere il mondo in un granello di sabbia/ E un paradiso in un fiore selvaggio,/ Tenere nel palmo della mano l’infinito/ E l’eternità in un’ora“; il giovane Peter Gabriel alla fine del capolavoro dei Genesis Supper’s Ready.

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