Mps; il “pacco” Sorgenia. La losca trama. I nomi dei grandi debitori

Deciso l’intervento pubblico per il salvataggio MPS, con un esborso complessivo (anche per altre banche) di circa venti miliardi di euro di tutti noi, ci sono state pressanti richieste, tra cui anche quella del presidente dell’ABI Antonio Patuelli, che sia reso pubblico l’elenco di grandi aziende e privati che, non restituendo i prestiti ottenuti dalla banca senese, ne hanno di fatto decretato lo schiacciamento sotto il peso di 47 miliardi di euro (un importo enorme) di non performing loans, ossia crediti che MPS non riesce a recuperare. La proposta è stata peraltro subito accolta dal sottosegretario al ministero dell’Economia Pier Paolo Baretta.

I vertici di MPS, hanno però ribadito l’intenzione (meritano solo di essere presi a pomodorate ogni volta che escono per strada) di non svelare i nomi degli inadempienti per “non rovinare la loro reputazione“, come ha dichiarato l’amministratore delegato Marco Morelli (dando ragione a coloro che ritengono sia stato messo lì per coprire le magagne precedenti e non per salvare la banca, lo stesso pensiero che avevamo in precedenza per Profumo, Viola ecc).

Per fortuna in Italia nessun segreto regge e da più parti in questi giorni filtrano alcuni nomi dei grandi debitori morosi, che hanno affossato Mps, ovviamente ci sono nomi eccellenti dell’Italia che conta. Sul piano politico il parterre è ecumenico, centrosinistra e centrodestra pari sono. Prima vediamo chi sono alcuni di loro, poi vediamo come fanno a non restituire (così impariamo e facciamo altrettanto). Chi sono? Tra i protagonisti di spicco più emblematici figura la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia. Emblematica per dimensioni e per quel ruolo innaturale che ha svolto Mps. La Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario. La sola Mps, chissà come, si è caricata di ben un terzo di quel fardello. Seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita a gambe all’aria.

I De Benedetti capita l’antifona della crisi irreversibile non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come da richiesta delle banche. Alla fine il «pacco» Sorgenia è finito tutto in mano alle banche che hanno convertito l’esposizione creditizia in azioni. E Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale. Per rientrare dal credito prima o poi, occorrerà risanare la società e venderla. Oggi Sorgenia è tra gli incagli di Mps. Non solo, nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro. Avanti un altro: la ex banca di Mussari deve metabolizzare il disastro della BTp, il general contractor della ditta Bartolomei-Fusi, che aveva in Verdini un grande sponsor, protagonista più delle cronache giudiziarie recenti che di quelle economiche (fantastico repertorio di avanspettacolo le sue telefonate a Mussari “Giuseppe, ti chiedo questo favore, i Fusi sono gente perbene, se ti dico di aumentare il presito a 50 milioni stai tranquillo, li restituiscono senza problemi…”). Dal dissesto è rinata la Fenice Holding, sempre famiglia Fusi. Anche qui Mps se la ritrova in portafoglio in virtù dei prestiti non ripagati (oltre 20 milioni di euro).

Ancora: Mps da anni si porta dietro (insieme ad altre banche) anche la fiducia accordata a Luigi Zunino. L’ex immobiliarista rampante cumulò debito con il sistema bancario per 3 miliardi. Tuttora la sua ex Risanamento è inadempiente con Mps che ha, sempre nel 2015, svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Vediamo ora l’incaglio dovuto alla famiglia di costruttori romani Mezzaroma che hanno portato i loro guai in casa Mps. La loro società si chiama Impreme, ha cumulato 115 milioni di perdite dal 2013 al 2015. Si ritrova con un fiume di decreti ingiuntivi da parte dei creditori ed è zavorrata da 240 milioni di debiti solo con le banche. Il patrimonio non c’è più, volatilizzato. Quindi di fatto Impreme è posseduta dal sistema bancario, Mps tra i primi. I Mezzaroma furono anche presidenti del Siena Calcio in serie A, dichiarato fallito nel 2015 sotto il peso di 54 milioni di debiti, di cui risulta unico azionista MPS on una quota del 100%.

Filtrano molti altri nomi, ma il meccanismo per il “pacco” è quasi sempre lo stesso: prima si concedeva un prestito di svariati milioni senza garanzie accessorie. Poi se la società debitrice non guadagnava e risultava incapace di restituire il prestito, MPS prendeva le azioni o le quote in cambio del debito non restituito, divenendo principale o unico azionista. La banca si ritrovava a fare l’imprenditore di società in crisi quando avrebbe dovuto solo fare la banca. Allora avete capito amici come fare? Per un paio di milioni di euro (non esagerate, non fatevi ingordi con richieste di oltre 50 milioni, come li spendete?), basta avere una piccola società, ottenere il prestito dei 2 milioni (magari facendo un “pensierino” al funzionario che vi segue la pratica in banca), non restituirlo e in cambio dare le quote della società alla banca, che niente altro pretenderà. Facile no? Dite che se ci provate mettono in carcere voi e i dirigenti della banca per svariati anni? Dite che da sempre ci sono due pesi e due misure? Dite che che in questo Paese così bello e in cui sono fiero di essere nato e cresciuto qualcuno la fa sempre franca? Ma non siamo tutti uguali davanti alla legge?…. No, vero?

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