Scandalo riserve auree. Tesoro-Bankitalia muro di gomma. Oro investimento del futuro

Scandalo. Parte delle riserve auree italiane (120 miliardi per valore, terza l’Italia) potrebbe esser destinata allo sviluppo. Sì, ma il dilemma è: a chi appartiene? Alle banche che controllano Bankitalia, o allo Stato? Abbiamo chiesto lumi sia a BankItalia che al Tesoro: nessuna risposta. Forse, il ministro Padoan teme di uscire allo scoperto, ad annunciare che l’oro non è più degli italiani? Anche parlamentari del M5S hanno tentato di scalfire il muro di gomma, senza riuscire. Ormai siamo all’omissione di Stato, mentre i salotti della prima Repubblica e, poi, quelli della seconda, sono stati capaci solo, di far crescere il debito. E dunque siamo al capolinea, con le banche assopite su montagne di sofferenze, causa prestiti politicizzati (leggasi Verdini, ecc). Intanto, la Cina acquista oro, per rimpolpare le sue riserve, mentre la Germania richiama le sue riserve depositate all’estero. L’oro, perciò, è destinato a rappresentare l’ultimo bene rifugio mondiale. Dunque, chi può, lo acquisti, al posto di azioni o titoli di Stato. È singolare che nella classifica dei primi 10 Paesi detentori, non appaia il Vaticano, che invece è al primo posto con i suoi 1.245 miliardi di dollari di valore, sorpassando di gran lunga anche gli Usa. Perché? La voce oro risulta intestata alla Chiesa Cattolica Romana, che non è uno Stato. I preti non si smentiscono mai. Sono i più furbi.

Durante il 2016 il Venezuela ha venduto molto oro a causa della crisi valutaria per procurarsi valuta estera. Esce dunque dai primi 20 posti della classifica passando da 361 a 194 tonnellate. La percentuale di riserve in oro è cresciuta per la quasi totalità degli Stati a causa dell’aumento significativo del prezzo dell’oro. Le banche centrali mondiali, a cui vanno aggiunti anche organismi internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca dei regolamenti internazionali (BRI), detengono un totale di 32.397 tonnellate di oro (dati World Gold Council – settembre 2015) e gli USA detengono il primato delle riserve auree mondiali con 8.133 tonnellate.  Sono state specialmente le economie asiatiche ad accumulare ricchezze in oro insieme alla Russia, quest’ultima specialmente dopo la crisi.  Tuttavia si può notare un costante calo delle riserve in oro rispetto al totale delle riserve (dal 14,47% del 2000 fino al 9,45% del 2015). Se pensiamo che alcuni Stati come quelli accennati prima (Cina e Russia) abbiano aumentato la loro percentuale di riserve in oro siamo possiamo commettere un errore di valutazione.

Il maggiore e singolo detentore di lingotti (ingot/bullion) rispetto a qualsiasi altra organizzazione nel corso dei trascorsi 1.000 anni è, ed è sempre stato, il Culto Romano che controlla la Chiesa Cattolica. La Chiesa Cattolica Romana controlla approssimativamente 60.350 tonnellate d’oro, due volte la dimensione delle riserve ufficiali totali di oro di tutto il mondo, o approssimativamente il 30,2% di tutto l’oro mai estratto/prodotto. A prezzi correnti, è possibile stimare il valore di tali beni che costituiscono il più grande tesoro della storia dell’umanità in oltre 1.245 miliardi di dollari statunitensi ($). Per la maggior parte dei trascorsi 1.000 anni, la Chiesa Cattolica ha assunto una posizione dominante che gli ha permesso di controllare i mercati dell’oro a livello mondiale, in relazione al fatto di aver posseduto oltre il 50% di tutto l’oro, ed in una posizione talmente dominante, a partire dal XIV secolo fino a giungere al XVII secolo, da controllare oltre il 60% di tutto l’oro mai estratto. Tale tesoro nella sua totalità è stato suddiviso tra numerose riserve dichiarate ed altrettanto numerose riserve non dichiarate. Soltanto il 20% delle riserve d’oro totali è immagazzinato tramite ‘partiti terzi’ in riserve ufficiali, la maggiore riserva dichiarata è rappresentata dalla Federal Reserve Bank, seguita dalle riserve presenti in Italia, Svizzera, Germania e Francia. Le più importanti riserve private non dichiarate sono sconosciute, ma paiono essere collocate anche in paesi dell’Occidente e a quanto pare risulterebbero associabili alle più importanti riserve private delle più antiche banche private e società finanziarie d’Europa.

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