Sos Venete allo Stato banchiere. Alto rischio bail-in. 10.000 licenziamenti in vista

Sos. Prima di firmare la normativa europea salva banche, che contiene nel suo ventre molle il bail-in, ed un ristrettissimo margine per l’intervento degli Stati, Renzi si fece prender la mano? Oppure firmò su suggerimento di Jp Morgan, per affondare con dovizia il sistema bancario italico, lasciando il passo ai facili appetiti delle consociate americane? La Merkel, collusa o no, le idee chiare le aveva avute sin da subito, tant’è che con i soldoni dello Stato (circa 260 miliardi di euro) aveva ricapitalizzato le banche teutoniche, mentre in Italia si continuava a millantare istituti di credito in piena salute, e che giammai si necessitava di alcun intervento. Poi si è visto come è andata a finire la storia. Dopo le 4 banche fallite, in testa Banca Marche, puntualmente è giunto il Montepaschi ed ora Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, mentre, almeno per ora, per il rotto della cuffia, si  salva Unicredit, con il maxi aumento di capitale da 13 mld andato a buon fine. E già, perché non finisce qui, talché la banca siede su una polveriera di crediti deteriorati di circa 80 mld.

E c’è già chi vocifera che si dovrà ricorrere ad un nuovo aumento di capitale entro fine anno. Ora l’Sos è stato inviato al Ministero dell’Economia, alla Bce ed a Bruxelles, ma non è affatto detto che autorizzazione al salvataggio venga data. Si dovrà attendere il procedere dell’offerta di transazione con i vecchi soci. Le adesioni sono ben lontane dalla quota dell’80%, ed il 22 marzo è il giorno della scadenza, sempre che non venga prorogato. Fatto sta, comunque, Mps, e le banche venete dovranno affrettarsi a tagli dei costi molto dolorosi. Si parla di circa 10 mila posti di lavoro che andranno perduti. Landi Sileoni, leader della Fabi, cerca di parare il colpo: “Vedo il tentativo anche nel governo di fare scaricabarile con l’Europa pur di non perdere la faccia con lavoratori e sindacati.

Ai licenziamenti risponderemo con uno sciopero immediato”. Ancora più duro il Presidente dell’Adusbef, (Associazione dei consumatori a difesa contro banche e finanziarie), Elio Lannutti, che ha sentenziato: ”A fronte delle tragedie greche evocate dai banchieri, qualora non vengano accettati 9 euro a titolo per la Popolare di Vicenza, il 15% del valore bruciato, per Veneto Banca, offerta elemosina ideata per inibire il contenzioso giudiziario e le azioni di rivalsa, la nostra associazione ribadisce ancora una volta ai truffati di non accettare tali offerte, ma di aderire all’azione giudiziaria contro i vertici delle due banche, di Consob e Bankitalia, che fa definitivamente cessare l’immunità giudiziaria delle autorità di vigilanza  sul sistema bancario”. Un bel rischio, se non si dovesse vincere la causa annunciata da Lannutti. Gli aderenti vedrebbero andare in fumo tutto il capitale investito. Siamo oltre l’Sos, al chi si salvi chi può.

Intanto, da circa un anno i titoli delle banche italiane sono nel mirino degli investitori internazionali, sia che essi siano basati a Londra, o a New York, Hong Kong o Tokyo. Come mai questo accanimento nei confronti del sistema bancario di un Paese che tutto sommato non è in cima alla lista degli stati canaglia? Quando ci sono di mezzo i mercati finanziari è facile sposare la teoria complottista che assegna le responsabilità agli speculatori stile Gordon Gekko, che si mettono d’accordo per picchiare tutti insieme su un unico obbiettivo. In realtà ciò può succedere quando vi sono condizioni oggettive che orientano gli operatori di mercato in una sola direzione. E ciò è avvenuto e sta ancora continuando per le banche italiane.

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