Unicredit 80mld di sofferenze. Lo spettro di un altro aumento di capitale. Futuro impietoso

Unicredit si dovrà preparare ad un altro aumento di capitale, vista la situazione impietosa di 80 miliardi di sofferenze, che pesano sul groppone della banca. Il 2017 sarà l’anno delle ricapitalizzazioni bancarie, per l’alto numero di sofferenze ed incagli. Dunque, è certo che i 13 miliardi di euro di ricapitalizzazione appena coperti dal mercato (500 mln andranno per i servizi delle varie banche del consorzio), sono semplicemente un palliativo per il bilancio di Unicredit, perché se la situazione economica dovesse permanere la stessa nel prossimo futuro, la banca dovrà ricorrere ancora al mercato forse per altri 5/ 6 miliardi di euro. Unicredit siede su un cratere di NPL da vertigine,  80 miliardi i crediti deteriorati, che potrebbero non tornare mai indietro. Crediti da infilare ovunque (cartolarizzazione) basta vedere che i CDS in copertura dell’istituto aumentano tutti i giorni. Il problema principale, dunque, la banca guidata da Jean Pierre Mustier è seduta su un cratere di sofferenze. Il futuro è impietoso anche  per il sistema bancario europeo, soprattutto perché il fantasma di Marine Le Pen potrebbe dare il colpo di grazia all’intero sistema del credito. La domanda è dunque sempre la stessa: basteranno ad Unicredit 13 miliardi per salvarsi o tra 8 mesi ne vedremo ancora delle belle? In calo rispetto allo scorso anno ma sono sempre una montagna di soldi. C’è da segnalare che anche per il resto del sistema bancario italiano le cose non è che vadano molto meglio. Infatti I crediti deteriorati lordi – ovvero il denaro erogato sotto forma di mutui, finanziamenti e prestiti che i debitori non riescono a restituire – degli undici gruppi bancari italiani quotati ammontano al 30 settembre scorso a 252 miliardi di euro. Unicredit è in testa con 80 mld , mentre Intesa S. Paolo è a 33 mld, e Mps a circa 34 . A questi dati, poi, occorre aggiungere anche gli incagli, che per Unicredit ammontano a oltre i 17 mld, mentre per Intesa San Paolo toccano quota 14,9 mld. Una primaria società di consulenza ha analizzato i bilanci di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco Popolare, Ubi Banca, Bper, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Carige, Credem, Credito Valtellinese e in un report riservato evidenzia come rispetto a fine dicembre 2015 i crediti deteriorati si siano ridotti in media del 3 per cento. Per gran parte dei gruppi la flessione varia tra -1% e -5% con Intesa Sanpaolo guidato dall’ad, Carlo Messina (nella foto), che si dimostra l’istituto “più virtuoso” grazie alle azioni di recupero messe in atto sia internamente sia attraverso servicer esterni. “Altri operatori – si legge nel documento – hanno ceduto crediti deteriorati”: tra questi Unicredit che ha venduto un pacchetto di sofferenze lorde anche nel terzo trimestre, mentre un’altra operazione è stata conclusa a ottobre, e Bper che nel terzo trimestre ha ceduto sofferenze “perlopiù garantite” per un ammontare lordo di 450 milioni di euro. Nonostante il calo dei crediti deteriorati l’Npl ratio lordo, ovvero il tasso di crediti in sofferenza, è aumentato tra dicembre 2015 e settembre 2016 per sette gruppi su undici: “La riduzione dei crediti complessivi (lordi) ha in molti casi attenuato i benefici derivanti dalla riduzione dello stock di crediti dubbi, ge-nerando una stabilità o un lieve peggioramento dell’Npl ratio (lordo)”. In particolare, Carige si distingue per il peggioramento “più significativo” (+374 punti base rispetto al dato di dicembre 2015) mentre Montepaschi, “seppure con un incremento dell’indicatore più moderato e pari a 74 punti base, si distingue per il livello di ratio più elevato, 35,5 per cento (di cui 22 per cento di sofferenze lorde)”. Oltre a Mps – che a dicembre dello scorso anno già vantava un valore percentuale di 34,8 – nelle parti alte della classifica c’è spazio per Carige (31,6 per cento), Credito Valtellinese (27,7 per cento), Banco Popolare (23,9 per cento) e Bper (23,1 per cento). Da notare che in coda, insieme a Credem (6,8 per cento), ci sono Unicredit – che vanta un Npl ratio in calo a 14,7 per cento – e Intesa Sanpaolo che fa segnare un coefficiente a 15,1 per cento dal precedente 16,5 per cento. Come ha evidenziato lo studio “The Italian NPL market – Positive Vibes” di Pwc, diffuso il 15 dicembre, il 2017 sarà un anno in cui le cessioni di non performing loans accelereranno fino alla quota di 50 miliardi di euro. Di conseguenza, saranno necessari aumenti di capitale in molte banche italiane. Il loro ammontare dipenderà tutto dal prezzo di cessione delle sofferenze e dalla copertura che sarà decisa nei bilanci. Ma le linee guida diramate dalla Bce a settembre non lasciano dubbi sulla necessità di adeguare il livello di copertura da parte degli istituti.

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