Veneto Banca e Bpvi; la Ue vieta l’intervento di Stato. Risarcimenti addio, si va al bail-in

Veneto Banca e Bpvi. Si allunga l’elenco di banche che stanno andando sul lastrico. Dopo Mps, su cui si attende ancora il responso dell’Europa sull’agognato piano di ristrutturazione, e le quattro banche fallite, Banca Marche in testa, ora è il turno di Veneto Banca e Pop Vicenza, su cui si sta stringendo il cappio UE. Il futuro, infatti, è appeso all’eventuale buon esito dell’offerta di transazione con gli azionisti «azzerati», determinante per stimare l’impatto delle possibili cause civili e il loro peso sui bilanci. L’iniziativa di ristoro prevede un riconoscimento economico di 9 euro per azione Pop Vicenza, e un indennizzo forfettario del 15% della perdita teorica sofferta dagli azionisti di Veneto Banca in cambio della rinuncia a promuovere qualsiasi azione legale. Fino al 7 Marzo 2017 l’offerta di transazione di Veneto Banca ha registrato adesioni pari al 34% dei contatti (94% del totale), mentre il 14% ha detto che non intende accettare. Il resto ha fissato un appuntamento in filiale o non si è pronunciato; di conseguenza, Veneto Banca sta valutando una proroga dei termine dell’offerta, attualmente previsto per il 15 marzo, allineando la scadenza a quella fissata per i soci della Vicenza, ovvero il 22 marzo. Ma anche quest’ultima data potrebbe cambiare: Pop Vicenza «non ha assunto alcuna decisione in merito», fanno sapere dall’istituto guidato da Fabrizio Viola la cui offerta ha registrato finora manifestazioni d’interesse pari al 55%, con sottoscrizioni pari al 29,1%. Siamo ancora lontani, dunque, dalla soglia minima di adesioni dell’80% indicata come obiettivo iniziale. Il silenzio del Tesoro sull’ipotesi di una ricapitalizzazione precauzionale da parte del governo ha infatti alimentato pericolose illusioni fra i piccoli soci: se entra lo Stato il trattamento sarà migliore, ha infatti pensato qualche azionista in assenza di posizioni chiare del Mef. Chi spera nella mano pubblica per alzare l’asticella dei rimborsi commette però un errore. Le nuove regole europee, infatti, parlano chiaro: in assenza di un abbattimento consistente del rischio legale, l’intervento pubblico – peraltro tutt’altro che certo – potrebbe incontrare seri ostacoli in sede Ue, non essendo concesso ai sensi della direttiva Brrd, il ricorso alla ricapitalizzazione precauzionale per coprire perdite pregresse o attese. Ma anche se l’Europa desse via libera alla ricapitalizzazione precauzionale, la possibilità di proporre condizioni migliori ai soci azzerati sarebbe preclusa dalle regole Ue sugli aiuti di Stato e i salvataggi bancari. Sull’incertezza di un intervento pubblico ha, intanto, acceso i riflettori Jp Morgan che suggerisce di vendere i bond senior (non subordinati) dei due istituti in quanto un salvataggio statale, attraverso la forma della ricapitalizzazione precauzionale, potrebbe non superare le forche caudine di Bruxelles. Nel frattempo, Bpvi e Veneto Banca vanno avanti annunciando la costituzione di due fondi da 30 milioni di euro l’uno per sostenere gli azionisti in condizioni di disagio socio-economico. Per ottenere i soldi, i beneficiari dovranno rinunciare ad azioni risarcitorie nei confronti delle banche. A valutare le domande di adesione, nel caso di Montebelluna, sarà una commissione, con rappresentanti della società civile. I vertici di Pop Vicenza, invece, rimandano al futuro la definizione di criteri e ammontare.

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