Case, tassi ai minimi e giuste valutazioni: Riparte il mattone italiano

Case – “I segnali erano evidenti da tempo e il risveglio del mercato immobiliare sembra essere ormai una certezza – afferma Giuseppe Garofalo, Area Manager Gruppo Tecnocasa. I dati  diffusi dell’Agenzia delle Entrate sui volumi di compravendite lo confermano. L’anno 2016 si chiude con una crescita delle transazioni residenziali del 18,9%. Tra le grandi città, percentuali superiori al dato  nazionale si segnalano a Bologna, Genova, Milano, Torino e Verona. La casa, che gli italiani hanno comunque dimostrato di apprezzare come destinazione dei propri risparmi anche in periodi di crisi, risale dalle difficoltà degli anni scorsi. Numerosi i fattori che hanno contribuito a questo risultato, fra tutti in particolare un’erogazione del credito più facile ma al contempo prudente, i bassi tassi di interesse ed i prezzi immobiliari ora più accessibili. Nella seconda parte del 2016 poi si nota un ritorno più incisivo degli investitori, convinti che il mattone rappresenti ancora una buona forma di investimento ma anche consapevoli dei limiti dello stesso e, per questo, più attenti rispetto al passato”.  “I prezzi immobiliari – prosegue Garofalo – sono in ribasso, il secondo semestre del 2016 vede le abitazioni perdere ancora lo 0,8% nelle grandi città, l’1,9% nei capoluoghi di provincia e l’1,2% nell’hinterland delle grandi città. Piccoli ritocchi verso il basso quindi che stanno traghettando il mercato verso una lieve ripresa  dei valori  che riteniamo possa già esserci alla fine dell’anno in corso. Alcune grandi città, le cui variazioni percentuali dei prezzi erano già in territorio positivo nel primo semestre del 2016, confermano la tendenza anche per il secondo: Firenze (+1,6%), Bologna (+1,5%) e Verona (+1%). Milano è sostanzialmente stabile (0%). La città dove i valori stentano ancora a riprendersi è Genova (-5,5%)”.

“La domanda dinamica – afferma Garofalo – e l’offerta che inizia a diminuire, soprattutto sugli immobili di qualità, potrà determinare un’ulteriore contrazione delle tempistiche di vendita e un minor margine di trattativa. Le compravendite per il 2017 sono attese ancora in aumento, intorno a 600 mila transazioni. Sul versante prezzi ci aspettiamo un leggero aumento (tra 0% e +2%) per il 2017 ma solo per le grandi città, mentre per i capoluoghi di provincia e per l’hinterland delle grandi città occorrerà aspettare il 2018. Anche il sentiment espresso dagli operatori delle nostre reti è orientato in tal senso. L’andamento dell’economia e dell’occupazione, nonché il comportamento degli istituti di credito che rimarranno comunque prudenti, contribuiranno a confermare o meno questo scenario di mercato. Scenario che vede nella consapevolezza “del reale valore dell’immobile” da parte degli  acquirenti, dei venditori ma soprattutto da parte dei professionisti del settore real estate, un elemento importante per il corretto funzionamento del mercato”.

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“Segnali positivi anche dalla Capitale – sostiene Claudio Parenti, Consulente Tecnocasa aumenta il numero di compravendite in città e in provincia: a Roma sono state acquistate 30.253 unità immobiliari nel corso del 2016, pari al 10,6% in più rispetto al 2015, mentre la provincia chiude l’anno con 14.111 transazioni (+20,3%). Sul fronte prezzi, le quotazioni delle abitazioni sono diminuite dell’1,4%. Il Centro fa segnare un lieve rialzo dei prezzi (+0,7%), tutte le altre macroaree mostrano ancora valori in calo. Per quanto riguarda le locazioni, registriamo una sostanziale stabilità dei canoni, i monolocali vedono un incremento dello 0,3%, bilocali e trilocali scendono dello 0,1%. La tipologia maggiormente richiesta rimane il trilocale, seguita dal bilocale”.

 

“Per la prima volta, dal 2011 i prezzi immobiliari nelle zone centrali hanno segno positivo – specifica Raffaele De Paola, Affiliato Tecnocasa – sono infatti aumentati dello 0,7%. A comprare ci sono soprattutto investitori interessati ad adibire l’abitazione a struttura ricettiva e in misura minore ci sono coloro che la mettono a reddito affittandola: nel primo caso si cerca in tutto il Centro Storico ad eccezione delle aree di Porta Pia e Prati, nel secondo caso piacciono soprattutto Campo dei Fiori, Pantheon e Navona. Esiste poi un segmento destinato agli immobili di pregio, signorili e che si orienta su tagli molto ampi, posizionati ai piani alti, con terrazzo, possibilmente panoramici ed inseriti in contesti condominiali di particolare prestigio. Le zone che si prestano maggiormente a questo tipo di acquisti sono piazza del Popolo, via del Babuino e piazza di Spagna”.

 

“Segnali decisamente positivi sul mercato del credito, – afferma Stefano Cardona, Responsabile d’Area Kìron Partner SpA –  con erogazioni in aumento da tre anni e che sfiorano quota 14 miliardi di euro per la prima volta dalla metà del 2011. Questo trend è suffragato anche dalle performance positive riscontrate mensilmente, che vedono incrementi importanti a partire dalla metà del 2014 e un successivo assestamento. Volumi in crescita, del 6,3%, anche in provincia di Roma, dove sono stati erogati 1.731,5 mln di euro”. L’importo medio di mutuo a Roma si è attestato a circa 130.100 €, mentre a livello nazionale è pari a 113.500 Euro. La durata media del mutuo è pari a 25,1 anni, uno in più rispetto alla media italiana. La Capitale risulta in linea con il dato nazionale per quanto riguarda l’età media dell’accesso al credito, 40 anni, e la prevalenza del tasso fisso”.

 

“Il mercato immobiliare dà segnali di ripresa sempre più concreti, – afferma Mauro Bussoni, Segretario Generale Confesercenti ed è assolutamente necessario evitare di bloccarlo di nuovo con la reintroduzione dell’IMU sulla prima casa. Bisogna anzi pensare ad ulteriori riduzioni, soprattutto sugli immobili di impresa. Nel settore commerciale, nonostante la ripresa, nel 2016 si sono registrate poco più di 30mila compravendite, quasi 15 mila in meno rispetto al periodo precrisi. Secondo i calcoli di Anama Confesercenti, nel 2016 ci sono stati ancora 650mila locali sfitti per assenza di un’impresa che vi operi all’interno, in crescita del 3,6% sull’anno precedente. Per agevolare il ripopolamento di botteghe, proponiamo l’inserimento di un meccanismo “combinato” per riportare i negozi della città: una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali. Così potrebbero rinascere, nell’arco di due anni, circa 190mila negozi. Per il fisco centrale e locale, tra gettito Irpef, Tari e Irap pagate dalle imprese, sarebbe un introito aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro”.

Gruppo Tecnocasa e Confesercenti 

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