Banche venete:la grande abbuffata Intesa SanPaolo, a costo zero. E gli italiani pagano

Banche venete: al via da parte del governo Gentiloni alla grande abbuffata di Intesa SanPaolo, a costo zero. Dopo che la Bce ha dato il via libera all’operazione, si è continuato a duellare con la UE, Germania in testa, che non vuol sentire parlare di aiuti di Stato, anche se prima dell’approvazione del bail in il Paese ha ricapitalizzato le banche per circa 260 miliardi, mentre in Italia le autorità monetarie e di governo dicevano che le banche erano tutte ben salde. Poi, dopo, si è visto come è andata a finire. Fatto è che la gallina di governo ha fatto l’uovo avariato per i contribuenti , meno per le banche , che in caso di fallimento degli istituti di credito veneti, avrebbero dovuto mettere pesantemente mano al portafoglio per ricapitalizzare il Fondo di garanzia interbancario , per rimborsare i correntisti sotto la soglia di 100 mila euro di depositi . Invece dal cilindro fantasioso di palazzo Chigi è stato partorito un rospo, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte.

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Dunque, il Dl varato dal governo prevede la creazione di una good bank che verrà ceduta ad Intesa SanPaolo per un euro , mentre lo Stato attraverso la creazione di una bad bank si accollerà tutte le sofferenze delle due banche venete, compresi i bond subordinati, per una valore di circa 200 milioni, e che probabilmente non verranno rimborsati del tutto. Le bad bank , come consuetudine, acquistano i crediti avariati per circa il 20% del loro valore nominale, per cui se ne deduce che su una massa critica di circa 13 miliardi lo Stato dovrà sborsare circa 3,6 miliardi, a cui si dovranno aggiungere i costi per 1,2 miliardi dovuti al personale in esubero ( si parla di 4.000 persone). Totale da sborsare per gli italiani pari a circa 5 miliardi. Tra l’altro non si capisce affatto come fa la bad bank ad acquisire le obbligazioni subordinate, perché normalmente la banca cattiva acquisisce solo sofferenze, e dato che questi titoli sono stati prorogati dal governo per altri 6 mesi, dovrebbero rimanere nelle mani delle due banche venete, senza possibilità di trasferimento. L’impressione è che Tesoro e Governo non sappiano più a quale santo appellarsi. Un pastrocchio da Repubblica delle banane, altro che prima o seconda Repubblica. Qui siamo nella demenza totale oltre che nella mancanza di controlli totali da parte di BANKITALIA e Consob, che invece non hanno controllato un bel nulla, e dove i dirigenti hanno stipendi da capogiro. Alla fine dovrà essere , come al solito, la magistratura a doverci mettere il naso, come se già non avesse  problemi da risolvere. E tant’è che il governo cerca di non aumentarne gli organici, proprio perché così tende a frenare le inchieste sul tappeto. Ormai è l’ora della svolta. O questi signori che ci governano li si mandano tutti a casa, oppure l’Italia è un Paese destinato a fallire oltre che sommerso da invasioni barbariche che vogliono comandare in casa nostra. Quando sarà l’ora del voto, ricordatevi di ciò, e votate con lo stendardo di tutte le stelle di questo mondo. Infine, non si capisce perché, come ha riferito la Reuters, circa un mese fa, non è stata presa in considerazione l’offerta di 4 fondi di investimento internazionali ( consorzio guidato dal fondo hedge Usa, Soud Point Capital), che aveva offerto di entrare  in Pop Vicenza e Veneto banca, con una iniezione di capitale di 1,6 miliardi. Sarebbero ancora attendendo una risposta. I conti non tornano proprio sull’operazione  banche venete Intesa SanPaolo.

Infine c’è da segnalare che lo Stato potrebbe entrare in Mps, a luglio, almeno stando a quanto detto dal Presidente dell’istituto, Alessandro Falciai, a margine del comitato esecutivo dell’Abi.

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