La sanità privata pensa solo agli incassi. Evitare USI , LCO e Ars Medica. Il sotto banco di quella pubblica

La sanità privata pensa solo agli incassi e non ai pazienti. Riportiamo alcuni casi  eclatanti sul come il paziente, a pagamento, sia un numero, ne più ne meno come nella sanità pubblica. E veniamo ad alcuni casi segnalatici, di distorsioni della sanità privata e pubblica. Alla USI di Roma ( 13 centri dislocati nei vari municipi) usano ancora sistemi dell’età della pietra. Inviano per e-mail  una analisi effettuata, che però nega l’accesso, perché  utente e password sono errati. Allora si è costretti ad andare a ritirare a mano le analisi, naturalmente con perdita di tempo e quant’altro. Ma c’è di peggio. Un’analisi del sangue , separata da un’altra delle urine di seconda mattinata, effettuata per tre giorni, viene accoppiata, anche se le ricette mediche sono separate, a quella dell’analisi del sangue, che normalmente è disponibile in tre giorni, e così i referti vengono ammucchiati a 15 giorni dall’effettuazione dell’analisi del sangue e della omologazione dei flaconi di urina. Allora ci si reca alla Usi e si chiede  come mai le analisi sono state messe insieme, quando dovevano essere separate, e se ne chiede subito quella relativa al sangue. Niente da fare,il medico che la dovrebbe firmare non c’è, ed inoltre si dice che è prassi che le analisi possano essere messe insieme. Si chiede uno scritto che lo testimoni. Non esiste. Della serie, fanno come meglio gli aggrada. Quindi occorre ritornare il giorno dopo. Altra perdita di tempo.

Inoltre si scopre che sul foglio relativo alle varie sedi non c’è ombra di chi sia il direttore sanitario. Se ne chiede la motivazione e la risposta è strabiliante : “ Un direttore sanitario può esserlo anche per altre sedi”: E che vuol dire? Basta scriverlo sul depliant e così si vede di quanti sedi sia responsabile. L’importante è saperlo, e soprattutto se c’è un telefono diretto od e-mail con cui poter protestare. Silenzio. Poi c’è l’ECO, ( Le cliniche odontoiatriche), anche queste sparse in vari municipi. Capita così che per mettere un impianto dentale di 6 perni passino almeno 3-4 mesi prima della valutazione del loro posizionamento, e poi  , una volta effettuato, dopo tre mesi, la scoperta che di 6 impianti ne sono rimasti in piedi solo 3. Chi paga, oltre il danno temporale? Così passa il tempo, e nel frattempo, prima di decidere se mettere un altro perno o due, passano altri mesi. Poi, c’è da segnalare anche l’Ars Medica, che quando occorre parlare con uno specialista, e si lascia la segnalazione, non ti richiama. Infine, dulcis in fundo, c’è da sottolineare  l’inefficienza della Casagit di Roma, di Piazza Apollo D’oro, che segue le scie di quanto sopra già descritto. Un urologo sostiene che ci siano due noduli sospetti della prostata, per cui occorre effettuare una biopsia, e dato che si riscontra anche una piccola ernia inguinale, si consiglia il ricovero in clinica convenzionata, per effettuare sotto anestesia, sia la biopsia che l’intervento sull’ernia. Il paziente non si fida ed effettua una ecografia alla prostata da cui emerge che è una prostatite e come tale va curata. Un altro urologo, visti gli alti valori del Psa, da una cura per la prostatite, in attesa di poter vedere se ci siano miglioramenti o meno, e comunque, riferendo al paziente, che eventualmente si potrà effettuare una biopsia  ( due punture senza dolore e senza alcuna anestesia).  Infine c’è da segnalare la cattiva gestione della sanità pubblica, dove i primari smistano i pazienti facoltosi nelle cliniche dove operano, perché seguendo la trafila si rischia di arrivare tardi per l’intervento, e quindi, di morire. E così chi può paga ( un intervento per un tumore ad un polmone costa circa 40.000 euro), e gli altri plebei tutti in fila attendendo il loro turno, cioè di morire. Dunque, un bel quadretto, che la dice lunga dove ci ha portato la spremuta della sanità pubblica voluta dalla Lorenzin e del governo di cui ha fatto parte ( Renzi ) e Gentiloni oggi. Votate Pd, così morirete prima.

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