Il prevedibile accordo Italia-Francia sul caso Fincantieri e le incognite future

La qualità degli interlocutori nel negoziato rende l’ immediato risultato piuttosto prevedibile. Ma non potrà dirsi la medesima cosa per il risultato futuro

di Alberto Zei

Le premesse della trattativa – Siamo ormai arrivati al programmato incontro sul caso Fincantieri tra Macron e Gentiloni per trattare direttamente la ripartizione societaria Italia Francia dei cantieri navali Stx di Saint-Nazaire e la Fincantieri di ciò che già il nostro Paese aveva imprenditorialmente acquisito presso l’ asta di un tribunale di Seul. Allora come molti ricorderanno, il Presidente francese pro tempore, Holland, non aveva avuto alcunché da obiettare. Solo con l’avvento di Macron, prima della definizione contrattuale delle quote acquistate, la Francia solleva obiezioni; condizioni che l’Italia ha finora respinto, soprattutto in virtù dell’ interessamento del nostro Ministro dello Sviluppo Economico, Calenda. Adesso però, con l’intervento di Gentiloni, l’Italia si rende disponibile a cercare un accordo con la Francia; solo che la pretenziosità francese supera gli spazi che l’Italia dovrebbe aprire. Mentre infatti, il nostro Premier, come è moto, ha una grande predilezione per gli accordi, la Francia ha invece, come è altrettanto noto, la “pelosità” dei risultati. Non è un caso che mentre l’ Italia rivolgendosi alla UE esecrava la credibilità dell’ Egitto per il caso Regeni e ritirava il proprio ambasciatore, la Francia con Holland a capo di una delegazione di imprenditori, visitava l’ ”esecrato“ Egitto, realizzando però, una serie di affari per 1,6 miliardi di euro, tra cui la costruzione della metro de Il Cairo.

Le pretese delle parti
Nel corso della controversia Fincantieri con il ripensamento francese, Macron ha ritenuto di poter esercitare successivamente, il così detto, diritto di prelazione del 66% delle quote azionarie coreane di Stx già acquistate dal’ Italia, nazionalizzando il capitale minoritario francese del 34% che già deteneva. Egli intende ora di acquisire quanto l’Italia aveva ottenuto all’asta dal Tribunale fallimentare coreano, ossia, il 66% del totale azionario della Stx. La qualcosa secondo gli intendimenti di Macron, farebbe della Francia l’unica proprietaria della società con il 100% delle azioni. Bravooò! Si direbbe in Francia.
La trattativa è in corso. Secondo l’intendimenti francesi di questi ultimi giorni, la Francia chiedeva una quota maggioritaria, sopra il 50% in quanto gli stessi francesi potrebbero vantare, come detto, la leadership di maggioranza assoluta, ottenibile con diritto di prelazione sul pacchetto azionario coreano, acquistato dall’Italia.
Durante le trattative per una possibile intesa, la Francia ha proposto di fare entrare nell’accordo del gruppo, anche la società francese Naval Grup di costruzioni navali militari, a beneficio del fatturato complessivo che, secondo l’ultimo bilancio raggiunge 3,2 miliardi di euro.

La situazione economico-finanziaria assume pertanto, le seguenti possibili composizioni di gruppo:
Fincantieri: fatturato 4,4 miliardi di euro;
STX : fatturato 1,4 miliardi di euro;
Naval Grup: fatturato 3,2 miliardi di euro.

La proposta di comprendere per il raggruppamento di questo contesto, la Naval Grup è un espediente francese che cerca in tutti i modi (da destare molto sospetto per le intenzioni future) uno spazio societario alquanto “leonino”, secondo il quale lascerebbe intravedere praticamente un raddoppio di fatturato.
Ma a prescindere da ogni altra considerazione, questa ipotesi al momento appare troppo complessa e complicata per la scarsa prevedibilità degli sviluppi che solo successivamente potranno emergere.

La diversificazione cantieristica civile e militare
Durante l’ imminente incontro tra Macron e Gentiloni, da come stanno attualmente le cose, è probabile che quest’ultima prospettiva della Francia venga posta sul tavolo delle trattative solo per sondare l’intenzione dell’Italia. D’altra parte il subentro della cantieristica militare comporterebbe parametri sensibilmente diversi da quelli civili; parametri che non presenterebbero l’omogeneità qualitativa necessaria per attribuire il giusto valore alle quote societarie del costituendo gruppo.
Solo per evidenziare questo aspetto, si ricorda che negli anni novanta fu attribuito il premio Nobel per l’economia, ad un professore di una università americana, che aveva dimostrato, come il premio Nobel esige, che l’80% delle società che fallivano, si erano espanse diversificando la produzione, senza aver prima consolidato e quantificato, in termini economici, il risultato di mercato ottenuto con i prodotti standard.

Al di là delle apparenze – Si ritiene che come strategia di pretesa, il primo obiettivo francese possa attestarsi su una percentuale azionaria non superiore al 50%. In tale ipotesi per l’Italia si suppone che i negoziatori ed in particolare Gentiloni, molto probabilmente solleveranno altri problemi per sottoscrivere un accordo compensativo, anche se dovrebbe essere al momento soltanto di un accordo quadro. L’incontro si svolge infatti, nella tana del lupo e cioè al Lione.
Oltre ciò, Gentiloni ha il pallino personale delle trattative, solo che la controparte ha i peli nella gola e nello stomaco. Non aver lasciato al Ministro Calenda in prima persona l’ onere di questa trattativa non è una buona premessa. Certamente il nostro Primer vorrà dimostrare come sia capace di concludere le intese. Certo che lui l’accordo lo trova, trattando però, con le dita aperte e magari includendo nella trattativa di cantieristica navale i cavoli a merenda, oppure ancor peggio, i futuri accordi di telecomunicazioni tra Vivendi e TIM, prima ancora di verificare se la Francia ha violato gli obblighi di notifica previsti dal decreto sul golden power.

Si tratta di un’intesa tra le parti che potrebbe lasciare apparentemente soddisfatta l’ Italia in vista della prospettiva futura raggiunta con la cantieristica militare, ove la trattativa comprendesse anche la francese Naval Grup.
I problemi però, molto probabilmente subentrerebbero per il nostro Paese dopo che questo si è spogliato della posizione privilegiata che attualmente possiede con il 66% delle azioni della Stc. Non sarebbero infatti, le attuali condizioni raggiunte con questo tipo di assetto societario ad apparire di per sé destabilizzanti per gli interessi societari dell’Italia; sarebbero invece, i cosiddetti “poteri impliciti” che le stesse norme contengono.

I poteri impliciti nel diritto internazionale – Al momento, infatti, sfuggono le intenzioni francesi, ma che ad una più approfondita valutazione interpretativa, potrebbero implicare condizioni tali da fare perdere all’Italia la maggioranza societaria, che inizialmente potrebbe aver ottenuto.
Per rendere più concreto questo concetto, si ricorda che vi sono alcuni modi legali, almeno sotto il profilo formale, di avvalersi del diritto societario per far perdere la maggioranza della leadership italiana.
Pur ritenendo che non potranno essere introdotte nell’assetto societario del costituendo raggruppamento, altre imprese in quanto gli stessi accordi prevedranno bilateralmente questa preclusione, la Francia tuttavia potrebbe includere con “fusione per incorporazione” ad esempio, una società cantieristica con una di quelle del proprio gruppo la quale con il relativo aumento di capitale, totalizzerebbe per la Francia la maggioranza azionaria complessiva. Una volta raggiunta la leadership, il divieto di procedere ad oltranza in questo modo, sarebbe solo un atto formale del nuovo Consiglio di Amministrazione, ottenibile in pochi minuti, con la prima delibera.
È vero che si tratta di un’ipotesi ma da come finora procedono le trattative, il conferimento del premio Nobel sopra menzionato, potrebbe meglio indicare come sarebbe prudente comportarsi.

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