Il Fisco bussa alla porta se i versamenti in banca o Poste non sono giustificati , ma anche per i prelievi

Il Fisco bussa alla porta se i versamenti sul c/c postale o bancario non sono giustificati. Meglio tenere i soldi sotto la mattonella, se le somme incassate non sono giustificate, cioè soldi in nero.

di Roberto Casalena

Sotto la lente di ingrandimento del Fisco, quindi, non finiscono solo i bonifici ricevuti da altre persone, ma anche i versamenti sul conto non giustificati fatti dal correntista. E ciò vale per tutti, non solo per imprenditori, ma anche per professionisti e privati. Lo ha chiarito, di recente, la Cassazione . In pratica, secondo la Corte, anche i lavoratori dipendenti così come gli esercenti un’attività d’impresa e i professionisti, devono poter spiegare all’Agenzia delle Entrate, in caso di controllo bancario, dove hanno preso i soldi poi versati sul conto se di essi non vi è prova o traccia nella dichiarazione dei redditi. La questione è di vitale importanza nella gestione del proprio conto corrente, perché finisce per attribuire una «presunzione di evasione fiscale» a favore del fisco, dalla quale è il contribuente a doversi difendere. M come vanno giustificati i versamenti sul conto?

Per comprendere meglio la problematica riportiamo un esempio. Immaginiamo una persona che riceva da un’altra tre mila euro in contanti e li depositi sul proprio conto corrente. Si tratta del compenso che ha ricevuto per l’affitto di una casa vacanza nel mese di agosto. Dopo alcuni anni, l’Agenzia delle Entrate nota l’accredito sospetto sul conto del proprietario dell’appartamento; così gli chiede chiarimenti. Quest’ultimo, per difendersi, d’accordo con l’ex inquilino, sostiene che si tratta della restituzione di un prestito da lui fatto in precedenza. Ma l’Agenzia non gli crede, ritenendo piuttosto che, dietro il versamento, si nasconda un’evasione fiscale. Il contribuente ribatte: deve essere piuttosto il Fisco – secondo lui – a dover dimostrare l’esistenza del “nero” e non il cittadino a dare prova del contrario. Chi ha ragione?

In questo caso, è legittimo il comportamento dell’Agenzia delle Entrate che notifica l’accertamento fiscale sulla base del solo versamento sul conto non giustificato. E ciò perché le somme versate sul conto corrente del professionista, dell’imprenditore o del privato (lavoratore dipendente o meno) possono essere accertate dall’Agenzia delle entrate come redditi “in nero”, salvo che non si riesca a provare la provenienza dei fondi.

Ma il Fisco tiene sotto occhio anche i prelievi mensili. Così chi preleva cifre di un certo importo, per esempio oltre i 5.000 euro, può essere chiamato per chiarire a cosa servono tali somme. E già perché ricordiamoci, tanto per fare un esempio, che ci sono tanti professionisti, dai medici agli avvocati, ai commercialisti, ed in generale chi opera nel privato, che si fa pagare una parte con bonifico, assegno o carta di credito, ed il resto in nero. E questo è un male tutto italiano, che però dipende soprattutto da tassazione fuori dal mondo , e dunque, dato che l’Italia è la patria nell’arte dell’arrangiarsi, ciascuno si arrangia come può. Poi, c’è la malavita, e questa i soldi li prende tutti in nero, dalla vendita di droghe al pizzo ed altro.

Ma loro sanno come operare per ripulire il denaro sporco. Come? Facciamo un esempio: un signore mette all’asta un quadro od un gioiello di alto valore al prezzo di stima. Bene, all’asta non viene venduto niente. Così capita che il gestore delle aste chiami il venditore del bene e gli dica se lo vuole ceder ad una cifra inferiore, perché c’è un acquirente. Il signore accetta, e viene pagato in contanti. Ed il denaro è ripulito. Il quadro, ricevuto dagli antenati. Ed il gioco è fatto. Quando i beni verranno rivenduti, il denaro potrà anche essere accreditato in un conto.

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